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La coscienza identitaria, prima di destra e sinistra
di Agilulfo 5/4/2013
 
 
La coscienza identitaria, prima di destra e sinistra

Destra e Sinistra cono categorie di comodo, ormai travolte dalla storia. I veri partiti sono quelli “locali e identitari”, come, in Italia, i partiti che tutelano gli interessi di Roma e del Sud. Quando si tratta di votare per gli interessi della Sicilia o della Calabria o della casta romana, no n’è più differenza tra Destra e Sinistra e i partiti votano compatti.

Gli unici a dividersi ancora su destra e sinistra sono i Padani,o quel che ne resta, privi come sono di una qualunque, anche minima rappresentanza parlamentare. La politica, del resto, è anche comunità di interessi. Il Sud è sempre unito quando deve votare per i propri, malgrado le apparenti distinzioni partitiche. Il Nord (passi pure la mera definizione geografica) semplicemente in politica non esiste, con la sola, particolare e piccola eccezione dell’Union Valdôtaine e della Südtiroler Volkspartei, che, per quanto piccole realtà, sono davvero dei “sindacati del territorio”. Di quel che resta della Lega Nord è bello solo tacere, per carità di patria e rispetto per chi l’ha cominciata, e non ci si riferisce solo ai collaboratori calabro-campani del Governatore, per lo più direttamente spostati dal Viminale a Palazzo Lombardia.

Non c’è rivoluzione politica senza rivoluzione culturale. Non c’è rappresentanza politica senza coscienza politica di sé e dei propri bisogni. Questa coscienza viene prima degli schieramenti, prima di Destra e Sinistra, e persino prima delle categorie di conservatore e progressista.

Chi pretende giustizia è conservatore o è progressista? Chi chiede libertà è conservatore o progressista? Chi ama la propria storia non può che volerla conservare, ma chi vuole migliorare le proprie condizioni di vita non può che voler progredire. Anzi, per progredire, e non essere travolti, dalle decisioni e dalla forza di altri, occorre avere dei fondamenti, e conservarli.

Oggi queste parole sono state toccate da un re Mida tutto speciale, quello che trasforma non in oro, quel che tocca, ma in fango (per non usare una parola meno elegante). Il brutto potere, per parafrasare Giacomo Leopardi, che pretende di guidare i nostri destini vuole anche insegnarci quale siano le parole giuste. Lo fa per toglierci quella coscienza che viene prima dell’azione politica, senza la quale la politica è semplice gestione dell’esistente alla ricerca del meno peggio o del meglio per le tasche e i sederi di qualcuno.

Ripartire dalla coscienza, di sé, della propria storia e delle proprie appartenenze, allora è già una sfida e una garanzia. Opporsi a chi mette al primo posto le vecchie categorie, destra e sinistra, per esempio, è un compito e un dovere, quanto meno per cominciare a smascherare gli infami e gli approfittatori della nostra condizione di “sudditi”.


Agilulfo


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