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La Pasqua celtica
di Elena Ailinn Paredi 5/4/2013
 
 
La Pasqua celtica

Nella religione cristiana la Pasqua rappresenta la Resurrezione del Salvatore dell’umanità. È il momento della vittoria della Luce sulle Tenebre: simbologia principe che riporta alla memoria usanze di derivazione celtica. Nella Tradizione celtica a ogni festività corrisponde una divinità. Alla Pasqua e a Beltaine corrisponde la dea Belisama, la dea dell’Armonia, della Bellezza e grande protettrice dei popoli Insubri. All’Equinozio di Primavera il Sole entra a zero gradi di Ariete e nasce ad Est. Era usanza accendere dei fuochi perché questi rappresentavano proprio il calore del Sole e la vittoria della Luce sull’Oscurità invernale.

SIMBOLOGIA PASQUALE: L’UOVO E IL CONIGLIO.

L’Uovo rappresenta simbolicamente l’Uroboros, ossia il Serpente primordiale che viene solitamente rappresentato mentre si morde la coda, creando la figura geometrica a forma appunto di “uovo”. Ma l’Uovo rappresenta oltre che gli inizi, anche il simbolo stesso della Vita. Il bambino e il cucciolo nascono e si sviluppano da un uovo prima di nascere. L’usanza di scambiarsi le uova di cioccolato alla mattina di Pasqua e mandare i bambini in giardino a cercare le uova colorate che il coniglio pasquale aveva nascosto, ricordano tempi arcaici. In Germania, ad esempio, la tradizione vuole che i bambini, la mattina della domenica di Pasqua, chiamata Ostern, vadano alla ricerca nei giardini delle case delle uova nascoste dal “coniglio pasquale”. In Inghilterra si fan rotolare sulla strada uova sode colorate fino a quando il guscio non sia completamente rotto. Questa tradizione è fortemente legata al culto della dea precedentemente descritta, infatti nelle tradizioni celtiche si celebrava il ritorno della dea andando a scambiarsi uova “sacre” sotto l’albero ritenuto “magico” del villaggio, usanza che dunque collega la Pasqua alle divinità arboree della fertilità. Simbolo della dea è la lepre o il coniglio che in realtà rappresenta la stessa divinità che si rende immanente e concepisce se stessa come divinità dei boschi. Una delle credenze antiche era, poi, quella che, cibandosi dell’animale simbolo della divinità o meglio espressione stessa della divinità, non si faceva altro che rendersi partecipe di quella scintilla di divino che è insita nella sua immanenza.

Anche l’uovo non è scelto a caso ma è da sempre simbolo di rinascita. Per gli antichi la Primavera portava gli uccelli a deporre le proprie uova e dunque ad avere un nuovo sostentamento dopo la rigidità dell’inverno. L’uovo diventa così potente talismano di fertilità e vita come testimoniato dalle usanze delle uova sacre ove il cibarsi di questo alimento celebrerebbe la rinascita del sole e il ritorno delle stagioni dell’abbondanza. L’idea del “sacro” uovo si è così tramutata nel tempo, basti pensare all’uovo alchemico di Hermete Trismegisto o agli antichi romani per i quali “omne vivum ex ovo”. Il cibarsi delle uova, così, diventa un rituale collettivo di partecipazione alla nuova vita e dunque alla resurrezione.

Come possiamo notare dunque la Pasqua è una festa che richiama antichissime usanze e che si collega ai rituali naturali e alla sacralità degli alberi. Una interessante tradizione è quella usanza di realizzare giardini fioriti durante questo periodo per far sì che la natura sia incoraggiata per la crescita delle piante, ciascuna legate ad una “divinità” particolare: “divinità” che molto spesso risiedono, si manifestano nei ruscelli, nelle rocce, nei boschi, sulle cime innevate delle montagne. Una magia “imitativa” che riproduce il principio del “simile che cura il simile”. Si schiude come di incanto la spiegazione di un rituale che affonda le sue radici nelle tradizioni pre-romane: i “sepolcri”, preparati il Venerdì Santo per il Cristo con piante, spighe e fiori, veri “giardini” realizzati sulla tomba del Dio morto creando un legame ancora più stretto tra festività e rituali arborei.

LA FESTA DEL FUOCO (BELTAIN)

Strettamente connesso con i rituali legati alla vegetazione e alla rinascita è la tradizione pasquale di accendere i falò. I cosi detti fuochi di gioia da cui poi deriverebbe la tradizione del cero pasquale. In Germania ad esempio i contadini raccolgono tutti i rami secchi che trovano nelle loro campagne per poi farne un enorme rogo e spargere le ceneri nei campi per propiziare il raccolto, mentre tizzoni accesi vengono portati all’interno delle case come protezione dagli spiriti maligni. Tali rituali li troviamo anche in molte altre parti d’Europa e nelle nostre stesse terre.

Si tratta di un rito purificatorio, in sintonia con quello che poi sarebbe il significato della Pasqua cristiana. In realtà la tradizione ben si sposa con il concetto di magia imitativa degli antichi, infatti la festa legata all’equinozio di primavera è strettamente legata alla rinascita del Sole dopo la sua morte, il buio e la luce si equivalgono per poi far prendere il sopravvento di quest’ultima. I rituali non erano altro che un modo per trasporre in terra il calore del Sole, trasmutare. Viva ancora oggi in molti paesi nordici è l’usanza di far ruzzolare ruote infuocate giù per una collina o il correre nei campi con le fiaccole accese, come a voler imitare il percorso che il Sole compie durante l’anno.

In questa tradizione si inserisce il cero pasquale, il fuoco sacro della religione cristiana che anche in questo caso attinge alla Tradizione dei rituali pagani. Nelle chiese si spengono le luci, proprio a rappresentare il dominio assoluto del buio, visto solo successivamente come male, poi trionfa la luce, simboleggiata dal cero dal quale si accendono le varie candele, che si portano a casa come i pagani portavano i loro tizzoni accesi: un mistico intreccio di culture e credenze che si fondono in antichi rituali e simbologie che si perdono nella notte dei tempi.

Elena Ailinn Paredi
Fonti: “La Dea Madre” – Robert Graves


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