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La prima volta degli Ortodossi a Roma
di Giuseppe Reguzzoni 5/4/2013
 
 
La prima volta degli Ortodossi a Roma

Tra i frutti più significativi del pontificato di Benedetto XVI che il nuovo pontefice, Francesco, sta raccogliendo c’è, certamente, un nuovo rapporto con le chiese d’Oriente. In effetti, la stessa scelta dell’abdicazione può essere intesa anche come un passo nella direzione della riforma del ministero petrino richiesta dalle chiese ortodosse e, parzialmente, ritenuta degna di considerazione da papa Benedetto XVI. Questi, già da cardinale, nel febbraio 2001, rispondendo al metropolita ortodosso Damaskinos, ammetteva che su questa strada la Chiesa cattolica era chiamata a un ripensamento. Damaskinos, metropolita per gli ortodossi della Confederazione Elvetica, aveva stretto amicizia con l’allora prof. Ratzinger all’università di Ratisbona e con lui ha sempre mantenuto un rapporto di schietta amicicizia.

Quando Benedetto XVI celebrò la messa inaugurale del suo pontificato (o, per l’esattezza, del suo “ministero petrino”) nessun patriarca ortodosso era presente. Le Chiese d’Oriente, separate da Roma dal 1054, furono rappresentate solo da dei delegati di rango inferiore. In quel momento le relazioni tra Roma e il mondo ortodosso, soprattutto quello russo, erano molto difficili. Gli ortodossi russi accusavano Giovanni Paolo II di aver favorito il proselitismo cattolico, particolarmente in Ucraina, istituendo diocesi e favorendo la creazione di “missioni”, in aperto contrasto, secondo loro, con la nozione di “chiese sorelle”.


Il cattolicesimo “latino” in Oriente, e soprattutto in Russia, era ed è sentito come “straniero”. Con papa Ratzinger sono stati fatti enormi passi avanti. Lo racconta in un suo volume-intervista (“Al cuore della fede”, Milano 2009) proprio quel cardinale Walter Kasper, che ha avuto l’onore di essere citato nel primo Angelus domenicale di papa Francesco: «Joseph Ratzinger era già noto agli Ortodossi come un eccellente conoscitore dei padri della Chiesa; alcuni degli attuali metropoliti ortodossi avevano studiato presso di lui a Bonn e a Ratisbona. Dal punto di vista della chiesa russo-ortodossa, Benedetto XVI era estraneo a quel che era accaduto in Ucraina, di cui, invece, era ritenuto responsabile Giovanni Paolo II, e, infine, rispetto alle tendenze liberali dell’Occidente, era considerato “conservatore” e dunque vicino alle posizioni ortodosse». Walter Kasper è stato per molti anni Presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani ed è dunque un testimone di primo piano del dialogo cattolico-ortodosso. L’intervista prosegue, poi, raccontando i passi successivi, che hanno portato a un inatteso e profondo avvicinamento degli Ortodossi alla Chiesa Cattolica.


È quindi un fatto importante, una prima volta in senso assoluto, quel che è accaduto il 19 marzo scorso, alla Messa inaugurale del Pontificato di papa Francesco, ed è, innegabilmente, un dono di papa Benedetto XVI al nuovo Papa. Come ha sottolineato Sandro Magister nel suo blog “Settimo Cielo”, tre chiese ortodosse erano rappresentate ai massimi livelli. A Roma c’erano, tra gli altri, il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, capo della Chiesa ortodossa greca, il metropolita di Pergamo Ioannis Zizioulas e il numero due della Chiesa ortodossa russa, il metropolita Hilarion di Volokolamsk. Erano, inoltre, presenti, il metropolita ortodosso dell’Argentina, Tarassios, quello per l’Italia, Gennadios, e quello per gli ortodossi statunitensi, Tikhon.

Non era mai accaduto e questo lascia davvero ben sperare, anche per un recupero da parte della Chiesa cattolica delle dimensioni identitarie e tradizionali, tanto care alle chiese ortodosse, in parte obnubilate dall’ermeneutica postconciliare della rottura.


Giuseppe Reguzzoni
giuseppe.reguzzoni@gmail.com


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