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Il Buono, il brutto il cattivo
di Fiero Cisalpino 8/3/2013
 
 
Il Buono, il brutto il cattivo

Vedere i tre leader di un movimento spompato esultare all’esito di un’elezione disastrosa per la Lega mi ha ricordato la saga del buono, del brutto e del cattivo: il famoso western di Sergio Leone del 1966.
Lascio al lettore formulare ipotesi su chi tra Bossi, Maroni e Giorgetti, incarni al meglio il ruolo del buono, del brutto o del cattivo, per concentrarmi sui controversi rapporti tra i tre protagonisti del film.
Come nel capolavoro di Sergio Leone amicizia, rivalità, vendetta, rancore, solidarietà, identità di vedute e diversità di obiettivi, trasparivano dal triste siparietto dei festeggiamenti post voto, al contempo accomunando e dividendo le sorti dei tre big della Lega.
Come nel film, le immagini dei festeggiamenti trasudano di uno stanco decadentismo, contaminato da interessi, sospetti, tatticismi che hanno spazzato via la gioiosa freschezza dell’esultanza di popolo in occasione di molte, moltissime elezioni degli ultimi 25 anni.
Questa immagine, molto più di tante altre, mi ha impietosamente aperto gli occhi sulla realtà di un glorioso movimento di popolo che, rottamato il suo leader, si avvia rapidamente lungo una china discendente e, per mostrarsi comunque forte e vincente, si trova ad interpretare la vuota sceneggiata, già vista tante volte in passato ad opera di partiti di giurassica memoria, della vittoria ad ogni costo e contro la più manifesta evidenza.
La Lega di lotta, di protesta, la Lega degli slogan e delle gioiose adunate di popolo non esiste più, è stata rottamata al pari del suo leader, per far posto ad una Lega di potere e di governo che tenta di imbellettarsi con le suggestive ipotesi di una secessione di fatto di una macro regione del nord, che appare come un progetto ancora troppo confuso e soprattutto difficilmente attuabile alla luce di un consenso in caduta libera.
Se alcuni si accontenteranno dunque della prospettiva di un buon governo del fare, che dovrà caratterizzare la presidenza Maroni, molti, con rimpianto, si abbandoneranno al ricordo dei fasti della lotta, delle vittorie e dei grandi ideali che un ruvido Umberto Bossi incarnava e trasmetteva alle folle come un contagio.


Fiero Cisalpino


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