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Dopo le dimissioni, il papato non sarà più come prima
di Giuseppe Reguzzoni 8/3/2013
 
 
Dopo le dimissioni, il papato non sarà più come prima

Il Papa ha lasciato il 28 febbraio. L’annuncio è stato dato una mattina, in latino, durante il Concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto. La notizia è stata poi confermata dal Vaticano. È una di quelle cose che lasciano di stucco. E non è un buon segno per i nostri giorni. Le voci sul suo stato di salute e sulla sua stanchezza si ricorrevano da mesi. Benedetto XVI è tutto, tranne il Panzerkardinal che hanno voluto dipingerci: uno studioso, che al momento della sua elezione al soglio pontificio avrebbe solo voluto far ritorno nella sua Baviera e dedicarsi ai suoi studi. Soprattutto, però, le voci più terribili riguardavano la sua profonda solitudine in un Vaticano in gran parte a lui ostile e segnato a intrighi che gli erano e gli sono profondamente estranei. L’abdicazione di un Papa è un evento eccezionale, la cui portata è impossibile valutare.


Il Papa non può essere deposto, perché il suo mandato, conferitogli dal collegio dei Cardinali riunito in conclave, suppone l’assistenza divina né vi sono istanze superiori. Il Papa, però, a norma del diritto canonico, può abdicare, e, questo caso, non è necessario che le dimissioni siano accettate. Nella storia è successo, in maniera aperta, una sola volta, quando Celestino V, cinque mesi dopo la propria elezione, abdicò aprendo la strada a Bonifacio VIII e, con lui, alla grande crisi del papato occidentale, l’esilio avignonese e il grande scisma.


La coincidenza con l’annuncio della canonizzazione dei martiri di Otranto è qualcosa che può far paura. I martiri di Otranto erano gente comune, che non rinunciò alla propria fede davanti alle minacce dell’Islam invasore. Solo pochi cedettero alle lusinghe dei Turchi e abiurarono la fede cristiana. Uno di questi era un sacerdote. Il messaggio di coraggio che il Papa ci lancia, anche con questa sua scelta estrema, è che questi sono tempi davvero bui, dove anche il più semplice dei fedeli deve assumersi le sue responsabilità, senza puntelli e in coraggiosa solitudine davanti allo strapotere delle forze ostili al messaggio e alla presenza cristiana. È anche un messaggio di umiltà, che non ci è chiesto di giudicare, ma solo di far nostro nel silenzio e nella preghiera.


Giuseppe Reguzzoni


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