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Il tempo delle veline sta per finire
di Giovanna Sartori 8/3/2013
 
 
Il tempo delle veline sta per finire

Avete mai sentito parlare di una donna di nome Ipazia, vissuta intorno al 350 d.C.? O della sicentesca polacca Maria Cunitz? Ed ancora di Maria Gaetana Agnes, milanese, vissuta a metà del settecento, o dell’ottocentesca inglese Ada Augusta Byron King?

Non sono nomi comuni, spesso sono proprio sconosciuti ma queste persone hanno molte cose in comune. In primis sono donne, donne eccezionali della storia dell’umanità, donne che hanno dato un contributo essenziale alla società ed al suo sviluppo.

In quel piccolo volume donato alla mia figlia maggiore e scritto da una donna straordinaria, di nomi ce ne sono veramente tanti. E tutti di donne. Mi è capito tra le mani e l’ho letto con avidità, con curiosità sempre crescente nello scoprire come la storia sia zeppa di personaggi femminili di cui noi non solo non abbiamo memoria, ma neanche informazione. E’ cos’ carico di informazioni, avvenimenti e scoperte che sovente torno a riprenderlo e a scorrere le sue pagine per recuperare informazioni e talvolta per trovare la motivazione per vivere il quotidiano con coraggio.

Sono tutte donne fantastiche, le nostre antenate, donne pioniere nella società e nella scienza, spesso emarginate dalla società stessa o lasciate nell’indifferenza a discapito della figura maschile a cui facevano riferimento, padre, fratello o marito che fosse.

L’appartenenza al genere femminili è sempre stato un ostacolo allo sviluppo intellettuale ed ancor più raramente è stato dato loro riconoscimento per gli straordinari risultati ottenuti, rivestendo un ruolo di subordinazione e svolgendo comunque al contempo il loro compito di mogli e madri .

Nel medioevo le donne più sapienti e sagge erano considerate streghe e mandate al rogo, ma anche successivamente quanto questa pratica vene abolita si è sempre ritenuta assolta la superiorità intellettuale maschile.

La storia ha invece dimostrato come le donne abbiano contribuito in pari misura all’uomo allo sviluppo scientifico, culturale e tecnologico della società confermando che le capacità intellettuali non sono appannaggio solo del sesso maschile.

Oggi la presenza delle donne all’interno di ambiti diversi non è più un’eccezione e ciò a dimostrazione del fatto che le capacità proprie di ognuno di noi dipendono dalla nostra volontà e dalle nostre ambizioni e non dal contesto in cui veniamo al mondo.

Quella che noi oggi chiamiamo emancipazione femminile e cui andiamo piuttosto fiere è un percorso che inizia nella notte dei tempi. Da sempre le donne hanno lottato e hanno lavorato come gli uomini senza che venisse riconosciuto loro neanche lo sforzo.

Le generazioni femminili moderne sono quel che sono grazie alla fatica, alla dedizione e all’impegno delle loro ave, facendo sì che nei secoli il ruolo della donna nella società si modificasse e divenisse realmente attivo e contributivo.

La mia esperienza di madre di una figlia adolescente mi ha portato a riflettere su come spesso le ragazze oggi abbiano come priorità tacchi a spillo, calciatori e flash televisivi da un lato e l’indifferenza al mondo dall’altro, a scapito della cultura e dell’autodeterminazione personale, non cogliendo le occasione che il benessere di questo millennio offre con grande facilità.

Il tempo delle veline però sta per scadere, la società sta vivendo una fase di trasformazione profonda durante queste crisi economiche che ci travolgono come degli tsunami; e all’interno di questo scenario le donne non possono restare indifferente, devono esserci, devono dare il loro contributo, devono far sentire la loro presenza, se non altro per onorare gli sforzi compiuti nel passato dalle nostre illustri antenate.

Un augurio a tutte le donne, soprattutto alle più giovani; un augurio consapevole del fatto che il "femminismo" di cui andiamo fiere non si limita solo al diritto di lavorare o studiare, alla scelta di cosa indossare se la gonna o i pantaloni. Il "femminismo" deve essere un moto dell’anima, quella tensione continua e costante della volontà nel voler esplodere nel mondo, nel rialzarsi quando si subisce un abuso nel combattere da donne per le donne. La forza è dentro di noi, siamo bastevoli a noi stesse e ci completiamo con il sesso opposto; dobbiamo solo guardarci dentro senza dimenticarci di essere vive e pensanti e non oggetti di uso quotidiano.

Buon 8 marzo a tutte!


Giovanna Sartori


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