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Aforismi Jungeriani
di Walter ‘50 15/2/2013
 
 
Aforismi Jungeriani

Ci sono molti modi per avvicinare la propria coscienza al senso della vita e a seconda delle inclinazioni personali le scelte possono riguardare:

- l’impegno nel settore economico, che dovrebbe condurre alla ricchezza materiale,
- la scalata al potere politico senza ideali, finalizzata alla sudditanza del prossimo,
- lo sviluppo delle capacità artistiche, motivato dall’egoistico desiderio d’esser ammirato.

Purtroppo per pochi, sussiste anche la vocazione a seguire una strada eroica e solitaria che non accondiscende alle facili mode culturali, persegue un laicismo-sacerdotale e sa anteporre alla ritualità contemporanea le intuizioni di una particolare sensibilità metafisica.
Tale difficile e impervio percorso trascende l’abituale stato dell’essere perchè si discosta dai comportamenti della comune logica borghese. Questo permette all’individuo una sorta di distacco dalle “miserie umane” non disgiunto però dalla consapevolezza che il suo impegno materiale e intellettuale possa incidere positivamente su quanti saranno in grado di seguirlo.
Se è credibile il fatto che la “conoscenza più profonda” non si ottiene attraverso la lettura è pur vero che la via per raggiungerla può essere facilitata da libri mirati.
In questo caso la monumentale opera di Ernst Jünger, giustamente definito outsider decolonizzatore del limitato immaginario collettivo che ha dominato il XX sec., in qualità di saggista, letterato e filosofo è in grado di aprire molti varchi. Basterebbe l’esatta comprensione del breve romanzo simbolico “Sulle scogliere di marmo” per prendere le distanze dalle mostruose velleità dell’hitlerismo e dello stalinismo che hanno funestato il secolo scorso e mettere a tacere le certezze democratiche e le retoriche sentenze di quanti si sono atteggiati al ruolo di giudici senza macchia.

In un vecchio quaderno ho raccolto una piccola antologia di aforismi. Sono frasi tratte da diversi componimenti svolti del castellano di Wiflingen che, estrapolate dal contesto originario da cui erano state elaborate, perdono gran parte della loro potenzialità espressiva eppure le conservo ammirandole come perle, rileggendole con trasporto e gustandole come pillole di salutare saggezza, forse per disintossicarmi dall’uniformità del quotidiano.


Walter’50


Chi confida solo sull’uomo e sulla saggezza umana non è in grado di parlare come giudice, né di insegnare come maestro, né di curare come medico. Ciò porta su strade che conducono dove regnano i carnefici…...

…Il vero potere lo si riconosce dalla facoltà di proteggere che conferisce……la paura contribuisce alla guerra…Per mantenere la pace non basta non volere la guerra…La vera pace presuppone un coraggio superiore a quello necessario per la guerra; è una manifestazione di travaglio spirituale, di forza spirituale….
” (E. J.- La pace,1993).

….avrei preferito morire in solitudine tra uomini liberi piuttosto che trionfare in mezzo a un branco di servi…

……Non sono le chiese che bisogna adorare ma l’invisibile che vi dimora…

…Profondo è l’odio che l’animo volgare nutre contro la bellezza...

…Un’opera d’arte si spegne, impallidisce nelle stanze dove ha un prezzo e non un valore …

…Decidevamo con animo sempre più fermo di contrastare la violenza solo mediante la pura forza dello spirito…credevamo di aver riconosciuto esservi armi più forti di quelle che tagliano e trafiggono…

…Non una casa vien costruita, non una architettura progettata, ove la rovina non sia implicita, posta quale pietra di fondamento, ciò che in noi vive immortale non trova pace nelle nostre opere
” (E. J.- Sulle scogliere di marmo, 1975).


…tuttavia a scuola è molto più importante esser dotati di memoria che di intelligenza.”(E. J.-Tre strade per la scuola, 2007).


…In vita portiamo già in testa il nostro teschio, così come rechiamo in noi le qualità dei morti che un giorno saremo- la sostanza di future preghiere…

…Si è tante volte uomini quante sono le lingue che si comprendono….
” (E. J.- La capanna nella vigna, 2009).


Possediamo una seconda memoria, più fine e più profonda, il cui filo corre attraverso le ore dell’ebbrezza come lungo una catena incandescente, per sparire invece nel corso della vita ordinaria…” (E. J. – Foglie e petre, 1997).


Il cammino è più importante della meta. Il che non significa che la meta sia irrilevante, ma solo che il cammino non va giudicato in relazione alla meta. Il cammino contiene di più che la meta raggiunta, lo stesso vale per tutto ciò che è solo possibile.” (E. J. –La forbice, 1996).


……le grandi collezioni sono cittadelle che custodiscono la forza di persuasione. Esse hanno un rango superiore atto a unificare e a conservare, in quanto pongono in mostra le pure cristallizzazioni dello stato umano e sociale.” (E. J. -Il cuore avventuroso, 1979).


….Il silenzio dei boschi, gli abissi degli oceani, l’estrema cerchia dell’aria sono in pericolo. Operano durante la pace cose peggiori di quel che mai un tiranno, un signore della guerra abbia chiesto agli uomini, preparano veleni che prima non sospettavamo neppure, che non erano nemmeno conosciuti per nome.” ( E. J.- Le api di vetro, 1993 ) .


Trasformarsi in martiri all’interno di una società che fa acqua da tutte le parti è una sciocchezza, non un atto eroico” ( E. J. – Due volte la cometa ).


Nell’era del consumo la libertà è direttamente proporzionale alla mancanza di bisogni. Alla fine la povertà diverrà libertinaggio sociale e sarà quindi proibita. Lo stato si rafforzerà grazie alle irrecusabili opere di bene.” ( E. J. –Mantrana, 1995).


La cultura si basa sulle cerimonie funebri; si estingue con la decadenza delle tombe – o meglio: questa decadenza annuncia che la fine è vicina.” (E. J. –Il problema di Aladino, 1985 ).


Da sempre l’uomo, pensando al proprio venire e andare, ha preso l’albero come modello. Quando pensa a coloro che furono prima di lui, discende con lo spirito alle radici. Là sono gli avi, la cui immagine presto si perde nel mito e poi nell’humus. Dove è vivo il culto dei padri e degli avi, si ha cura anche dell’albero….In lui si intrecciano però la serie degli avi e la diramazione dell’albero genealogico, come le radici e i rami della lunga discendenza che si perde nell’oscurità dei tempi.” ( E. J.- L’albero,2003 ).


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