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La "democrazia" di Davos
di Luca Bertagnon 1/2/2013
 
 
La "democrazia" di Davos

Il World Economic Forum di Davos del gennaio 2013 ha contribuito a chiarire, per chi non l’avesse ancora capito, la reale articolazione dei poteri nel mondo globalizzato contemporaneo.
Schierati a Davos abbiamo infatti potuto vedere, in carne ed ossa, gli invisibili, gli inarrivabili, gli egemoni; coloro che non alimentano il gossip, non compaiono in televisione, non vengono bersagliati dai giornali o insidiati dalla magistratura: il vertice del sistema finanziario dominante.

Il potere, nei diversi momenti storici, è di volta in volta conteso tra politica ed economia e, nella maggior parte dei casi le due sfere d’influenza coincidono: coincidono nelle fasi storiche di ascesa delle società, per la corale spinta verso conquiste di benessere e di solidità, determinata dalla coincidenza tra ideali forti e consolidamento dell’economia; divergono nelle fasi discendenti, nelle quali si perde la spinta ideale e l’obiettivo comune e si tende a vivere di rendita su quanto prodotto in passato.

L’Occidente all’avvio del Terzo Millennio si trova proprio in questa parabola recessiva di stanchezza e perdita di ideali: il capitalismo figlio della Rivoluzione Industriale, fatto di progresso tecnico e di impresa, è degenerato in capitalismo finanziario; la politica a sua volta, raggiunta la fase di stabilità e di pace dopo la seconda guerra mondiale, ha perso di impulso e si è ritirata, per mancanza di orizzonti per i quali valesse la pena spendersi, a fare da zerbino alla dittatura dei capitali, delle banche e delle finanziarie.

Chiarito lo scenario di fondo, possiamo collocare gli attori della rappresentazione contemporanea comprendendone il copione. In tal modo capiamo, ad esempio, come sia stato possibile il golpe strisciante che ha portato l’insipido Monti al potere SENZA CHE LA POLITICA ABBIA MOSSO UN DITO; comprendiamo l’unanime apprezzamento dello stesso Monti in Europa e sui maggiori giornali, e ci diamo una spiegazione per lo strisciante disprezzo e la derisione da sempre manifestata verso Berlusconi (uomo d’impresa e non di finanza), da parte di molti dei suoi colleghi europei.


In questo quadro ricollochiamo, nella corretta dimensione, il parlamento, i partiti, ed in generale il cosiddetto ‘potere’ politico. Senza ideali alti, la politica si ritrova a rappresentare la parodia del potere, in essa si trovano a proprio agio parassiti di ogni risma che, a costo di accomodarsi a vita su poltrone di privilegio, sono disposti ad ogni compromesso, facendosi dettare l’agenda dai Principi di Davos e subendo senza vergogna i dileggiamenti dell’opinione pubblica, dei giornali, dei pubblici ministeri e dimostrando in tal modo di essere solo delle marionette senza dignità, nelle mani di chi conta davvero.

In questo quadro si consuma la liturgia “democratica” delle elezioni, per la quale un popolo espropriato della sovranità finge di decidere delegando a rappresentarlo una classe politica di cortigiani al soldo dei Signori di Davos.


Luca Bertagnon


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