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L’Intesa Lega PdL scontenta tutti
di Cristiano Forte 18/1/2013
 
 
L’Intesa Lega PdL scontenta tutti

"La Lega ha avuto la forza e il coraggio di fare un passo in avanti e un bel ricambio generazionale. Altri sono fermi a Berlusconi e a Bersani, che hanno fatto il loro tempo. Sono sicuro che non c'è un solo elettore e un solo militante della Lega disposto a riscommettere su un'alleanza con Berlusconi. Basta, basta per sempre se Berlusconi corre lo fa senza di noi". Così si esprimeva il 14 luglio scorso Matteo Salvini.

Dopo la resa incondizionata di Bossi, la salita al trono di Maroni e l’annientamento del cerchio magico, il nuovo gruppo dirigente della Lega si presentava con una rinnovata veste rivoluzionaria che rifiutava le logiche degli ultimi 12 anni: no alle alleanze con partiti “romani”, no alle tattiche politiche spinte e ritorno sul territorio con rinnovato entusiasmo.
Come si potesse conciliare tale posizione con centinaia di amministrazioni locali, prime fra tutte le 3 principali regioni padane, amministrate da coalizioni Lega/PDL non era dato sapere. Ma tanto bastò a ridare smalto alla Lega, quanto meno agli occhi dei Militanti.

Dopo meno di sei mesi ecco che alla solita cena di Arcore è stata sancita la solita alleanza tra Lega e PDL. È cambiato un protagonista, Maroni al posto di Bossi, ma il risultato è stato lo stesso, peraltro “benedetto” dallo stesso Bossi. La Lega 2.0 di Maroni aveva due possibilità, continuare sulla strada della Lega di Bossi che tante soddisfazioni ha dato in termini di importanti posti di governo e sottogoverno ma senza alcun risultato pratico per quel “Popolo Padano” in nome del quale chiedeva i voti, oppure giocarsi il tutto per tutto, che significava innescare un terremoto politico, ritornando alla battaglia solitaria, chiedendo agli assessori comunali, provinciali e regionali leghisti delle giunte guidate da esponenti del PDL di dimettersi, garantendo per senso di responsabilità il sostegno esterno fino alla fine del mandato. Estendendo la richiesta di dimissioni ai tanti leghisti inseriti in enti e aziende pubbliche.

Lo sconquasso sarebbe stato totale: espulsioni a raffica per chi decideva di rimanere incollato alla poltrona, amministrazioni che sarebbero cadute come foglie in autunno, ma soprattutto una enorme visibilità per un partito che rinunciava a quelle poltrone a causa delle quali era tenuto sotto scacco, presa di distanza dal partito dell’Impresentabile (il PDL di Berlusconi), entusiasmo della militanza a mille, ritorno in grande stile dell’immagine della Lega come partito della pulizia, allergico al potere fine a se stesso. L’obiettivo doveva essere quello di tornare ad essere il primo partito del Nord, giocandosi la presenza a Roma non sulla base di indigeribili alleanze, ma di un peso elettorale che poteva mettere in crisi tutti, destra e sinistra.

Un piccolo episodio accaduto nella nostra provincia ha fatto sorgere il dubbio che il nuovo gruppo dirigente avesse rinunciato ad un ritorno della Lega di lotta. Il sindaco di Pontida, Pierguido Vanalli, ha avuto un’idea geniale per protestare contro quella sconcezza rappresentata dall’IMU sulla prima casa: non ha presentato in giunta gli schemi del bilancio comunale per il 2012, obbligando la prefettura a nominare un commissario ad acta, cioè che si occupasse di predisporre il bilancio e lo sottoponesse all’approvazione del consiglio comunale. In questo modo l’amministrazione non è caduta (il consiglio comunale ha approvato il bilancio presentato dal commissario) ma la posizione di Vanalli sull’IMU è emersa chiaramente.
Pensiamo cosa sarebbe successo se la cinquantina di comuni a guida leghista della provincia di Bergamo avesse fatto la stessa cosa, inguaiando tra l’altro la Prefettura che avrebbe dovuto reperire una marea di commissari, o addirittura se tutti i comuni leghisti di Lombardia, Veneto e Piemonte avessero fatta propria l’iniziativa. Un risalto mediatico enorme per una battaglia condivisa dalla stragrande maggioranza degli elettori. Invece niente, nemmeno una nota di sostegno a Vanalli da parte della Segreteria provinciale.

Ed eccoci a poche settimane dalle elezioni politiche e regionali con una Lega immobile dal punto di vista politico, che deve fare i conti con una perdita di consensi solo da quantificare nelle sue reali dimensioni, schiacciata mediaticamente da Grillo, Monti, PD e PDL e senza alcun progetto da presentare agli elettori.
Unico obiettivo: la conquista della Lombardia.
Unica possibilità per raggiungerlo: l’alleanza con il PDL.
Non c’è bisogno di altro per capire la rinnovata alleanza.
Non credo sia necessario spiegare che l’obiettivo del 75% delle tasse in Lombardia è una foglia di fico che da qualsiasi parte la si guardi non sta in piedi. E d’altra parte nell’improbabile ipotesi che Lega/ PDL vincano le elezioni politiche chi glielo va a spiegare agli alleati di “Grande Sud” di Micchiché e “Fratelli d’Italia” di La Russa che il rubinetto della Lombardia si chiude? .
E in caso di sconfitta alle politiche, con vittoria della Lega in Lombardia, non ha un gran fondamento la frase ad effetto di Maroni “Se vinceremo in Lombardia il governo centrale dovrà fare i conti con le maggiori regioni del Nord amministrate dalla Lega”.
Cosa significa? Le regioni non hanno potere di veto sulle decisioni del governo centrale, tanto meno hanno la possibilità di imporre l’approvazione di provvedimenti legislativi, né le tasse che vanno allo stato passano dalle regioni. Impensabile che un probabile governo Bersani sia tenuto sotto scacco da Maroni, Cota e Zaia. .

Si può invece ragionare sul perché di questa alleanza, fatta per offrire a Maroni un bel coronamento ad una bella carriera politica. Eh sì, perché Maroni è il segretario ad interim della Lega, ma così ad interim che più ad interim non si può, l’unica persona che nel dopo Bossi poteva offrire un’immagine tranquillizzante a potenziali elettori e militanti. Dietro di lui i Colonnelli (Tosi, Zaia e Salvini) scalpitano. .
L’accordo è chiaro, confermato da Maroni nel corso della conferenza stampa di presentazione della nuova alleanza: “divento presidente della Lombardia e poi largo ai giovani”. .
Che tradotto significa: “Ti candidiamo in Lombardia, facciamo di tutto per farti vincere e poi ti togli di torno”. Un accordo che va benissimo anche ai quadri intermedi del Movimento, visto che l’alleanza garantirà un certo numero di poltrone in parlamento. .
Maroni in Lombardia se la gioca. Ma un’eventuale vittoria in Lombardia sarà un obiettivo raggiunto al ribasso, che vedrà un partito senza un’idea da offrire agli elettori, senza obiettivi per i militanti, senza una strategia per il futuro e senza altra tattica che non sia l’accordo con il PDL. .
Come con Bossi, peggio che con Bossi. .


Cristiano Forte


tratto da http://www.bergamonews.it/politica/fo ... a-il-popolo-padano-169349


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