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È la forma-partito che è fallita
di Massimo Fini 21/12/2012
 
 
È la forma-partito che è fallita

Mercoledì sera a Porta a Porta c'erano i rappresentanti dei soliti partiti, gente di seconda o terza fila. A un certo punto, sotto la sapiente regia di Vespa, il discorso è caduto su Beppe Grillo e tutti si dimostravano fintamente preoccupati e sinceramente scandalizzati e indignati del modo in cui l'ex comico conduce il suo movimento: antidemocratico e autoritario. Particolarmente sdegnata era la rappresentante del Pdl, Beatrice Lorenzin. Nel mio libro-dizionario Il Ribelle dalla A alla Z ho liquidato la voce pudore con una sola parola: scomparso.



Se c'è un partito che in questi anni ha avuto un padre-padrone assoluto è stato ed è il Partito della libertà (di delinquere), un tempo Forza Italia, dove il Capo si è permesso di tutto fino a imporre e far votare, senza che nessuno osasse mettere becco, le sue troie. In quanto a espulsioni non si è limitato a cacciare un Favia qualsiasi, ma il leader di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini, che aveva avuto la dabbenaggine di far confluire il suo partito in quello del Padrone pensando ingenuamente di poter godere di un minimo di autonomia.



Nei primi tempi di Forza Italia, quando il Cavaliere cercava di raccattare anche qualche intellettuale di prestigio, ebbi la ventura di assistere a una convention in cui parlò solo Berlusconi che alla fine fu subissato di applausi. Solo Saverio Vertone, seduto in prima fila non applaudiva. Berlusconi, dalla cattedra, lo redarguì aspramente come uno scolaretto: “Perché non applaude?”. A Vertone vennero le orecchie rosso fuoco, ma non osò proferir parola (povero Saverio che era stato, assieme a Giuliano Ferrara, una delle menti più acute di un Pci un po' meno ortodosso). Del resto, a ben guardare, negli ultimi trent'anni quasi tutti i partiti sono stati a guida cesarista. Fino a metà dei '70 il Psi era stato un partito libertario. Se in quegli anni uno di sinistra militava nel Psi e non nel Pci era perché rifiutava il famigerato 'centralismo democratico' e voleva esser libero di esprimere le proprie idee. I dibattiti erano accesissimi, anche troppo. Poi arrivò Craxi e, nel giro di poco tempo, tutti erano diventati craxiani. Dibattito azzerato. Bossi è stato un leader carismatico, anche se più umano, più vero, più appassionato (infatti ci ha lasciato la salute).



E adesso, improvvisamente, e solo per Grillo, si scopre che il carisma è cosa cattiva, antidemocratica, pericolosa. E invece proprio un movimento allo stato nascente, come il 5Stelle, ha la necessità di essere in un certo modo 'leninista', se non vuole che le infiltrazioni lo corrodano dall'interno e in breve tempo lo distruggano, come è avvenuto con la Lega.



Nella trasmissione di Vespa le amebe presenti, per dimostrare la loro volontà di rinnovarsi, han detto che “i partiti devono darsi uno statuto interno democratico”. Non hanno capito niente. Non interessa se i partiti si verniciano di democrazia interna, se fanno le primarie, le secondarie, le terziarie. L'enorme astensionismo e, credo, anche i 'grillini' vogliono semplicemente spazzar via i partiti in quanto tali. È la forma-partito che è fallita. Arrivando ad aggiungersi, sotto le mentite spoglie della democrazia, alle mafie propriamente dette.


Massimo Fini


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