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I nodi della scuola di stato
di Sergio Bianchini 28/9/2012
 
 
I nodi della scuola di stato

Curricoli giganteschi soffocanti per gli alunni e controproducenti per l’apprendimento: le 1000 ore annue del curricolo tipo vigente in Italia sono le più lunghe in Europa dove le nazioni con i rendimenti più alti (Finlandia, Norvegia…) viaggiano sulle 700 ore annue. Di fatto è resa impossibile la settimana corta che è regola in tutta Europa salvo l’adozione del fenomeno mostruoso delle 6 ore consecutive di lezione vigenti in molte scuole superiori.


Costi abnormi

Si dice che la scuola italiana spenda meno, in riferimento al Pil, delle altre nazioni europee. In realtà non appare mai chiaro se nel calcolo del costo per lo stato sia compreso l’onere comunale e provinciale(assolutamente unico nel suo genere) relativo alla costruzione, manutenzione e riscaldamento degli edifici scolastici. Ed i costi per il personale educativo di sostegno agli alunni div.abili.


Ma anche a prescindere(e non è poco) da questo, la spesa assoluta certificata OCSE per alunno è la più alta d’Europa. Inoltre essa, da noi e solo da noi, è quasi tutta legata a costi del personale e ciò significa che il materiale didattico è totalmente assente o gravemente carente. Lo stato fa come i comuni del meridione che spendono tutto per assumere impiegati a danno dei servizi da erogare, in primis proprio la costruzione e manutenzione degli edifici scolastici.


Misure correttive possibili:



  • Tutti i costi della scuola di stato a carico dello stato.

  • Riduzione dalle abnormi trenta a 20 ore settimanali del curricolo nazionale in linea con i volumi europei.


Instabilità e nomadismo intollerabile del personale

La transumanza del personale che dal sud sale al nord e poi se ne va è assolutamente incompatibile con un funzionamento minimamente normale della scuola, soprattutto al nord. Inoltre il rito della transumanza(i trasferimenti) ha la precedenza su tutti i provvedimenti del personale che quindi ne risultano sempre ritardati dando vita al ritardo cronico nella nomina del personale annuale.


Misure correttive possibili:



  • Obbligo di dieci anni di insegnamento nella stessa provincia.

  • Ruolo provinciale e trasferimento possibile solo nella provincia o province limitrofe.

  • Assimilare il trasferimento nella scuola al trasferimento intercomunale dove è necessario il consenso bilaterale delle amministrazioni tra le quali avviene il trasferimento.

  • Il trasferimento deve essere possibile tutto l’anno per non vedere la grande transumanza annuale che blocca tutti i provvedimenti di gestione del personale.

  • Abolizione delle assegnazioni provvisorie che permettono di aggirare i piccolo attuali obblighi di stabilità


Ingestibilità e bassa qualità del personale

Sono state eliminate tutte le procedure di valutazione in itinere del personale docente e direttivo. Ancora del tutto inefficaci le misure di selezione preliminare del personale.


Misure correttive possibili:



  • Concorsi territoriali e ruolo territoriale anziché nazionale, cioè personale gestito non con titolarità di scuola e trasferibilità nazionale ma con titolarità e trasferibilità distrettuale o provinciale o regionale.

  • Creare una dirigenza distrettuale del personale a cui attribuire la gestione amministrativa.


Mancanza del percorso di studi professionale

La riforma Gelmini ha "licealizzato" perfino gli IPS invertendo la tendenza avviata dalla riforma Moratti assistita dal Prof. Bertagna. Il risultato è la stagnazione cronica della vita scolastica, il continuo deterioramento della voglia di insegnare e di apprendere, la separazione sempre maggiore della vita scolastica dalla vita e dal lavoro reale ( la "licealizzazione" è una delle forme di ciò) a cui in teoria la scuola dovrebbe preparare. Da qui discende la progressiva diminuzione della voglia di studiare nella massa degli alunni ed anche il dilagare di comportamenti depressivo-trasgressivi.


Misure correttive possibili:



  • L’ipotesi, quasi attuata nel 2006 ma bloccata dalla vittoria elettorale di Prodi, predisposta dalla riforma Moratti poteva funzionare bene per dare dignità ai percorsi professionali indispensabili per almeno il 50% del mondo giovanile che, come in tutto il resto d’Europa, trova nel rapporto scuola-lavoro un felice ed appagante connubio.


Le misure indicate sono possibili a costituzione ed ordinamento vigenti. Non richiedono alcuna variazione del contratto di lavoro del personale. Il contratto del personale statale dovrebbe a mio parere essere uguale a quello di tutto il personale docente del paese sia per un normale principio di equità sia per evitare anche le transumanze e le aberrazioni del passaggio dal privato al pubblico. Ci sono poi tutte le misure pensabili su un ordinamento diverso che affidi alle regioni, comprese le future macroregioni, le competenze reali.


Sergio Bianchini


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