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Siamo in guerra
di Libero SanGiorgio 7/12/2012
 
 
Siamo in guerra

Siamo in guerra, sì siamo in guerra: ma come è possibile?
Non si vedono chiamate alle armi e mobilitazione di militari, oltre a quant’altro faccia pensare a un conflitto bellico, ma la sensazione è quella. (Non ricordavo il fatto che il servizio militare in questo paese non è più obbligatorio ma formato da volontari che rispondono al comandante di turno).
L’uomo comune, quello che incontriamo tutti giorni, dal vicino di casa ai colleghi di lavoro, passando per la massaia esprime un sentire desolante; tutti si interrogano sulla situazione economica.
La guerra in corso è quella economica che non risparmia nessuno, è iniziata nel 2008 ed è in un continuo crescendo e nessuno è in grado di prevederne la sua conclusione.
Nemmeno Mario Monti, Primo Ministro di quell’itaglietta da commedia napoletana è in grado di risollevare lo spirito caduto in depressione del suo popolo. Lui che ogni giorno cerca di rassicurare tutti prodigandosi in esternazioni televisive nei vari talk-show, con quella faccia da bravopadre di famiglia con frasi del tipo “il peggio sia passato” o siamo “fuori dal tunnel”,
Chissà se ci crede davvero.
Oppure dato che è dotato della sfera di cristallo e della bacchetta magica ci conducerà nel paese delle meraviglie. Contrariamente gli itaglia-ni dicono “che il peggio debba ancora arrivare” e che “siamo dentro il tunnel” e per dirla nel vernacolo Varesino del suo paese natio “SEM IN UN CUL DE SAC” che tradotto in lingua toscana corrisponde a “siamo in un vicolo cieco”.
Nonostante le sue dichiarazioni rassicuranti e le certezze frutto del suo curriculum professionale, (Professore, Preside della più prestigiosa università economica italiana, rappresentate nei board delle più prestigiose banche mondiali e istituzioni internazionali ecc…), si deve constatare che il popolo itaglia-no non sembra più disposto a seguire il suo operato, fatto di tasse, e di tagli continui ai servizi. Sono solo i politicanti da strapazzo ancora presenti in Parlamento che lo sostengono a tenergli il reggicoda.
Ho incominciato a scrivere queste considerazioni dopo essere rincasato da una domenica passata con la famiglia per le vie del centro città dove erano già iniziate le aperture dei negozi per il periodo natalizio. Molta gente in giro, ma ad osservare i negozi aperti poca gente disposta a spendere i soldi in arrivo dalla tredicesima. Del resto i media ci dicono che la maggior parte dei soldi verranno dirottati per pagare tasse, IMU e debiti personali. (che bella prospettiva). E a chiosare ci pensa subito l’Istituto Nazionale di Statistica con la seguente dichiarazione data alla stampa.
Istat: Crolla la spesa delle famiglie, Pil a -2,6%
Crollano i consumi e la ricchezza del Paese, è la fotografia dell'Italia fatta dall'Istituto di statistica con la diffusione dei conti economici trimestrali.
Può anche essere che la ripresa sia a portata di mano, come ha detto Monti, ma certamente dai numeri e dalle statistiche la situazione sembra molto più preoccupante. Oggi l'Istat ha diffuso, infatti, i dati sui conti economici trimestrali, rilevando una nuova discesa dei consumi degli italiani e ribassando le stime del Pil per quest'anno. Secondo l'Istituto di statistica nazionale nel secondo trimestre del 2012 il prodotto interno lordo (PIL) è diminuito dello 0,8% rispetto al trimestre precedente e del 2,6% nei confronti del secondo trimestre del 2011. A pesare sulla diminuzione del Pil la domanda interna di beni e servizi, che è calata drasticamente. In termini congiunturali, infatti, nel secondo trimestre di quest'anno la spesa delle famiglie residenti è diminuita dell'1%, mentre i consumi finali nazionali sono scesi dello 0,7%.
Calano anche gli investimenti - Insomma sembra una spirale recessiva pericolosa, la crisi colpisce le famiglie che dunque spendono sempre meno provocando una flessione degli investimenti con un conseguente abbassamento del livello di ricchezza del Paese. Come precisano dall'Istat, il minore consumo delle famiglie e dunque il calo della domanda nazionale ha sottratto un punto percentuale alla crescita del Pil. Nel dettaglio la spesa delle famiglie sul territorio nazionale in termini tendenziali ha registrato un calo del 3,5%, il settore più colpito è quello dei beni durevoli con una diminuzione del 10,1%, mentre calo più contenuto per i beni non durevoli e l'acquisto di servizi che hanno fatto registrare rispettivamente -3,5% e -1,1%. Per quanto riguarda la contrazione degli investimenti invece a pesare maggiormente è stato il calo della spesa per macchine, attrezzature e altri prodotti, diminuita del 3,1%, e la spesa per mezzi di trasporto e per gli investimenti in costruzioni calati del 3,8% e dell'1,5%.
E ditemi Voi se con queste premesse non è giusto dire che siamo IN GUERRA. La guerra per la sopravvivenza.
Cordiali Saluti e Auguri di Buon Natale e Felice Anno 2013 da….


Libero Sangiorgio


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