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A poche ore dagli attentati di Parigi...
di Pietro Reina 20/11/2015
 
 
A poche ore dagli attentati di Parigi...

A poche ore dagli attentati di Parigi, i soliti soloni della comunicazione di massa già parlano di sciacallaggio politico-elettorale da parte dei “ ben noti movimenti estremisti, populisti e xenofobi”. Vorrà dire che anche noi dell’Insorgente saremo marchiati a dovere. Dopo i primi momenti di sgomento e di rabbia, è giunta l’ora di toglierci qualche sassolino dalla scarpa. Sarà pleonastico ed anche un po’ populista, con buona pace dei nostri detrattori, ma …. “ noi l’avevamo detto e previsto”.


Abbiamo da sempre sostenuto che le due culture, quella europea laica e democratica, l’altra, quella musulmana, teocratica e primordiale, non possono coesistere, pena l’esplosione sociale; da sempre abbiamo sostenuto che l’immigrazione selvaggia, così come è avvenuta sia in Italia sia nel resto d’Europa porta soltanto a profonde divisioni etniche e sociali e nessuna vera integrazione della società. Ha quasi dell’incredibile che intere classi politiche di mezza Europa, soprattutto di sinistra e di cattolici benpensanti, non siano state in grado di vedere in prospettiva che una simile convivenza poteva portare solo a dure e sconvolgenti contrapposizioni di massa. Intere classi politiche non sono state in grado (o meglio, non hanno voluto) leggere l’evoluzione dei comportamenti dell’Islam nel mondo quando, sotto gli occhi di tutti, le sedicenti “repubbliche islamiche” nascevano come funghi: Iran, Malaysia, Indonesia, Sudan, ecc.; quando, in numerosissime parti del mondo, Sudan, Congo, Nigeria, Somalia, Kenia, ecc. gli eccidi di cristiani da parte delle forze islamiche non si contano più. Abbiamo visto distruggere Palmira dall’ISIS e, anni prima, abbiamo visto distruggere per mano degli studenti coranici le millenarie statue dei Buddha di Bamiyan in Afganistan, sordi ed incuranti degli accorati appelli internazionali, dell’Unesco, dell’Onu. Dunque vediamo all’opera la medesima cultura, il medesimo atteggiamento di sfida verso il mondo, a latitudini diverse. Come è possibile, da parte delle classi politiche occidentali, non vedere che tutto il mondo islamico è in “ebollizione” e tentare al tempo stesso di far passare questi fenomeni per episodi che nascono solo da qualche mente malata o esaltata? La dice lunga l’atteggiamento dei Pubblici Ministeri olandesi che, nel processo all’assassino reo confesso ed islamico del regista Theo van Gogh, tentarono di far passare l’imputato per pazzo. Questo “piccolo” episodio di 11 anni fa, può essere letto come l’inizio della sfida dell’Islam alla società civile europea ed al tempo stesso il primo tentativo codardo da parte della politica di confondere l’opinione pubblica su di un aspetto essenziale della vita pubblica europea. Come è stato possibile, fino a pochissimi anni fa, definire strenuamente tali episodi “terrorismo internazionale” ciò che era palesemente “terrorismo islamico”?


Solo per codardia e per poca lungimiranza. Ma i sassolini nella scarpa oggi sono molti. E uno di quelli che più dava fastidio era la figura di Oriana Fallaci. E’ ben vero che dopo la sua morte i soliti giornaloni hanno ammorbidito le loro posizioni intransigenti, ma ora, con un sussulto di sano realismo si domandano “… e se avesse avuto ragione la Oriana Fallaci con le sue denuncie e con le sue accuse al mondo islamico?” Ve lo ricordare l’atteggiamento della sinistra verso la Fallaci? Le erano tutti contro, specialmente la sua Firenze che qualche anno fa, prima della sua morte, le avevano negato il dovuto e strameritato riconoscimento. Ma non solo la sinistra. Purtroppo, le posizioni dell’intellighenzia di sinistra sull’argomento Fallaci e non solo, hanno finito, come sempre, per trascinare sulle medesime posizioni anche la stampa benpensante. Le recriminazione sono giuste e sacrosante e senza di esse non avremmo nessuna discriminante tra chi è capace e chi non lo è. Oggi però siamo dinnanzi al “Che fare?” Il Presidente della Repubblica francese, dinnanzi al proprio Parlamento, afferma che la Francia è in guerra. E non può che essere così. Dopo aver dato il loro assenso di massima di essere al fianco della Francia nella guerra all’Isis, i vari membri del Governo italiano se ne guardano bene di pronunciare la parola guerra; ci raccontano che se in Italia non è successo gran che, lo si deve alle loro alte capacita di prevenire; sarà in parte anche così ma, ne sono certo, in cuor loro ringraziano soprattutto la buona sorte e l’italico stellone che fino ad ora ci hanno messo al riparo da simili avvenimenti.


Pietro Reina


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