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ISIS e dintorni
di Luca Bertagnon 20/11/2015
 
 
ISIS e dintorni

Mi è stato chiesto di stendere qualche considerazione sui tragici fatti di Parigi, affrontando un tema insidioso sul quale si sono dette, e scritte, fiumi di parole, di concetti, di analisi. Non tenterò quindi di essere originale, ne intendo misurarmi con gli esperti di terrorismo e di questioni mediorientali, limitandomi a poche e semplici considerazioni che muovono dalla straordinaria assonanza tra il momento storico attuale e l’ascesa di Diocleziano alla guida dell’Impero romano. Sono infatti sempre più convinto che l’occidente sia ormai irrimediabilmente avviato sulla porzione discendente della propria parabola storica, che fatalmente coincide con i momenti di maggior fasto, corruzione e benessere. Siamo quindi all’apice, ma la direzione è quella della picchiata verso il baratro. Sarà una picchiata lunga, non omogenea, con alti e bassi ma, alla fine, il modello sul quale si è costruita e sviluppata la nostra società occidentale verrà messo profondamente in discussione.


Il primo passo contro noi stessi e contro la nostra millenaria cultura lo facciamo tutte le volte che rinneghiamo le nostre tradizioni, ricorrenze, abitudini, riti, memorie. Tutte le volte che togliamo un crocifisso o rinunciamo alla costruzione di un presepe o che neghiamo la sua esposizione pubblica. Tutte le volte che soffochiamo il nostro essere per non turbare, condizionare, irritare chi è diverso da noi o semplicemente proviene da un’altra cultura. Tutte le volte che avviene ciò si spalanca una porta a chi preme sui confini, a chi tenta di insediarsi e a chi, per insediarsi, non si pone alcuno scrupolo nel sovrastare l’ospite, per sostituirvisi. Nel corso della profonda crisi dell’Impero Romano di Occidente, la pressione dei popoli stranieri sui confini si manifestava anche attraverso atti di violenza, rivolte, azioni di guerra e di guerriglia, soprattutto nelle località più periferiche e distanti da Roma. Allo stesso modo oggi assistiamo in diretta ai tanti piccoli e grandi drammi che quotidianamente si consumano sulle coste del Mediterraneo o sul confine orientale dell’Europa, con vere e proprie stragi di profughi.


Al contempo subiamo gli effetti di questa silenziosa ma inesorabile invasione, che si manifesta, oltre che con gli sbarchi, con l’incremento dei furti, delle rapine ed in generale degli episodi di criminalità che vedono gli stranieri troppo spesso come protagonisti. Esattamente come succedeva ai tempi di Diocleziano, anche oggi la pressione sui confini si accompagna ad atti di ferocia e di vera e propria guerra. In questo siamo di fronte ad un salto di qualità da parte dell’ISIS, facilitato dall’atteggiamento falsamente remissivo di un Occidente interventista e guerrafondaio, ma del tutto incapace a restare fermo sui propri principi e sulle proprie profonde convinzioni, sui propri valori fondativi. Ci piace molto fare la voce grossa in Libia, intervenendo come elefanti in cristalleria nelle cosiddette ‘primavere arabe’, avallando il rovesciamento di governi o capi di stato, più o meno democratici ma comunque legittimi e spesso fortemente rappresentativi. Ci beiamo di partecipare ai bombardamenti in Siria, in Afghanistan, in Libano, in Iraq, convincendoci di essere dalla parte giusta, di svolgere un’azione purificatrice, benemerita, di essere dalla parte del popolo, di essere comunque e sempre ‘democratici’; ma poi, a casa nostra, quando avremmo tutto il diritto se non il dovere di rivendicare la nostra storia, le nostre peculiarità, la nostra tradizione democratica, allora qui, proprio qui a casa nostra, abdichiamo e ci nascondiamo dietro ad un’ipocrita sensibilità nei confronti di chi è di un’altra religione, proviene da una storia e da una cultura differenti e di chi fonda la propria vita ed il proprio operare su principi a volte anche profondamente diversi dai nostri. È facilmente intuibile come, in questa prospettiva poco incoraggiante, non possano che alimentarsi i focolai di terrorismo e di guerriglia, che rappresentano la strategia migliore per fiaccare i grandi potentati dell’occidente sviluppato. Eccoci quindi all’ISIS agli attentati di Parigi ed alla clamorosa ritirata di chi, non capendo niente di cultura araba, si preoccupa solo di rimarcare le differenze tra un Islam ‘buono’ e dei vili e sanguinari terroristi che si muovono in ragione di una personale inspiegabile ferocia, e nulla più.


Luca Bertagnon


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