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Un colpo all'idea di Stato ( e due all'idea di Europa)
di Carlo Lottieri 15/10/2015
 
 
Un colpo all'idea di Stato ( e due all'idea di Europa)

La determinazione mostrata dalla leadership catalana in questi mesi induce a pensare che il futuro dello Stato nazionale possa essere tutt'altro che roseo Con il voto del 27 settembre, la Catalogna ha deciso di accelerare. Dopo che un anno fa il governo spagnolo aveva impedito al governatore catalano Artur Mas di indire una consultazione popolare sull'indipendenza, i partiti secessionisti hanno deciso di sciogliere l'assemblea regionale (la Generalitat) e trasformare la rielezione in un referendum pro o contro la secessione. Hanno quindi costituito una lista unica, che va dalla destra alla sinistra, e trasformato il rinnovo del parlamento in una specie di referendum.


La questione è molto seria, dal momento che la Spagna è una delle grandi realtà storiche dell'Europa occidentale: una delle culle dello Stato moderno e dell' assolutismo. Non è un caso che la Costituzione post-franchista del 1978 includa due articoli (l'articolo 2 e 10) che negano ogni possibilità di distacco di una parte della Spagna e autorizzano perfino l'intervento dell'esercito quando una regione intende andarsene. Per questo, a essere in discussione non è solo la Spagna, ma lo stesso Stato sovrano e territoriale, il quale si autorappresenta perpetuo e considera immutabili i propri confini.


Lo scontro tra Madrid e Barcellona è netto: da un lato abbiamo infatti una larga parte della popolazione catalana, la quale intende avere istituzioni proprie e soprattutto vuole che sui confini sia il popolo a esprimersi, nella persuasione che in una società liberale istituzioni politiche non possono essere prigioni; dall'altro, invece, abbiamo quanti ancora credono nel mito della statualità, nell'idea che la Spagna non sia un accidente storico tra gli altri, ma un'entità metafisica che trascende gli spagnoli stessi e deve restare in vita a qualsiasi costo. Solo qualche mese fa in Scozia si è votato sulla possibilità di uscire dal Regno Unito, così come ben due volte in passato la popolazione ha potuto esprimersi nel Québec francofono, che da sempre è provincia canadese. Il premier britannico David Cameron trovò plausibile la richiesta scozzese di votare e riuscì pure a vincere quella consultazione. Mentre nel mondo anglosassone si considera insomma normale consegnare al popolo decisioni tanto spinose, in un Paese come la Spagna (ma anche in Francia o in Italia) permane un' anacronistica sacralizzazione delle istituzioni. Per questo in Catalogna è in gioco molto più che non il futuro dell'unità spagnola, perché un'eventuale secessione catalana avrebbe poco da spartire con il processo che ha portato alla nascita di Lituania o Slovacchia, sostanzialmente venute alla luce a seguito della dissoluzione del socialismo reale. Non è un caso che l'UE avversi l'aspirazione all'indipendenza dei catalani e abbia sempre ostacolato il riconoscimento di un pieno «diritto di voto» a questa popolazione. L'Europa è figlia degli Stati nazionali e ne difende le prerogative. Ma la determinazione mostrata dalla leadership catalana in questi mesi, anche grazie al sostegno popolare, induce a pensare che il futuro dello Stato nazionale possa essere tutt'altro che roseo.


Carlo Lottieri


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