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Fermare il treno impazzito
di Manuel Zanarini 23/11/2012
 
 
Fermare il treno impazzito

Nel 2008 Sarzkozy,all'epoca ancora presidente della Francia, istituiva una speciale commissione per studiare un nuovo indice per misurare il benessere della popolazione. Proprio lui, uno dei più accaniti liberali, si è reso conto che il P.I.L. (Prodotto Interno Lordo) non rappresenta la felicità di una Nazione, ma solo quanto crescono i guadagni dell'industria.

Facciamo un esempio per capirci: se vado al supermercato e compro una mela, il PIL aumenta; al contrario, se io coltivo una mela e la mangio, il PIL rimane invariato, anzi potrebbe anche diminuire. Quale mela mi porta maggiore benessere? La mela del supermercato coltivata a migliaia di chilometri di distanza, magari con agenti chimici, o quella coltivata da me sotto casa?

Ah, non solo pochi pazzi sostengono tale teoria, ma anche premi Nobel per l'economia come Stiglitz o Amartya Sen, che quella commissione francese hanno formato.

Il punto è proprio questo. Il problema della società attuale, che De Benoist definisce “post-moderna”, non è la speculazione finanziaria o qualche politico corrotto. Il male è endemico e sta alla radice del sistema: la crescita infinita.

Su cosa si basa l'attuale fase dell'economia capitalista? L'idea che si debba produrre sempre di più, consumare sempre di più …. via tutti i limiti, consumare ad oltranza.

Per fare questo, tutto ciò che caratterizzava l'uomo, e con esso la società, tradizionale è stato sistematicamente distrutto: è morto l'homo politicus per far nascere l'homo aeconomicus. Heidegger dice che l'uomo è composto da 3 elementi: il sé, gli altri e l'ambiente.

In questi decenni si è assistito a una sistematica demolizione di tutti e tre questi elementi.

Si assiste quotidianamente alla disperata ricerca da parte delle moltitudini della soddisfazione di bisogni legati al possesso di oggetti. Basti per tutti l'esempio delle infinite code per l'acquisto dell'I-phone 5. Già oltre 2500 anni fa Buddha aveva capito che più si cerca la felicità nell'attaccamento alle cose più aumenta la disperazione e il dolore. Il sistema capitalista è andato oltre, creando merci che diventano bisogni per le persone, le quali ritengono di non poterne più fare a meno. Ormai i centri di aggregazione si stanno estinguendo, in favore di strumenti che isolano sempre di più il singolo: tv, video giochi, centri commerciali, ecc. Tutto è volto all'isolamento, anche la “piazza” politica tipica dei greci è scomparsa, ormai impazza quella virtuale, e quindi disgregante, del web (Grillo docet).

L'ambiente è stato sistematicamente depradato e devastato. L'uomo si è considera padrone della Natura, ritenuta una “cosa” di cui potere godere a proprio piacimento. Poca differenza fa la tutela che oppongono i movimenti ecologici “convenzionali”. Al massimo lo considerano una risorsa economica di cui tenere conto in politiche ecologiche, che sembrano solo scelte industriali (pannelli solari, centri storici chiusi al traffico, ecc.).

E' allora arrivato il momento di invertire la rotta, di fermare il treno impazzito della crescita infinita. Non è pensabile pensare di crescere all'infinito all'interno di un ecosistema finito come la Terra. E' in questo senso che va la “decrescita”, anche se sarebbe meglio parlare di “sviluppo locale autosostenibile”, utilizzando la definizione del Prof. Magnaghi.

Per cominciare bisogna “decolonizzare l'immaginario”, come sostiene Latouche. Liberare, cioè, la mente dai tre pilastri del sistema attuale: il credito, la merce usa e getta e la pubblicità. Sono queste le armi che sostengono la crescita infinita.

Per anni, persone e Stati hanno creduto, illusi dal sistema, di potersi indebitare a oltranza e vai con carte di credito, carte revolving, acquisti a rate, mutui facili, ecc. E' tempo che questo accesso al credito finisca, bisogna che la gente, e con essa gli Stati, tornino a spendere solo ciò che possono spendere grazie alle proprie entrate. Per comprare cosa poi? Oggetti che durano poco, in quanto costruiti in modo che non sia possibile, o quanto meno non sia conveniente, ripararli; oppure, che dopo pochissimo tempo siano diventati fuori moda. Ma come fanno a passare di moda così in fretta? Semplice, grazie alla pubblicità. Le aziende spendono larga parte dei propri budget per la pubblicità. Come mai? Molto spesso per convincere la gente che ha necessario bisogno di merce sempre nuova, in modo da alimentare l'appetito insaziabile della macchina produttiva. Sarebbe troppo lungo analizzare i meccanismi alla base delle campagne di marketing, ma se grandi parti dei bilancia aziendali vengono investiti in tale settore, è evidente che il tornaconto c'è. La nota positiva è che noi tutti, senza delegare più a nessuno, abbiamo la possibilità di intervenire su questi ingranaggi, ponendo in essere comportamenti e strutture che possano consentire uno stile di vita a “misura d'uomo”.

Analizzare nello specifico ogni possibilità richiede un'enciclopedia, qua basti dire che spaziano su tutti i campi: Gruppi di Acquisto Solidale, monete locali, progetti per il recupero di aree abbandonate, scuole per imparare l'artigianato e i lavori tradizionali, ecc.

Ci saranno occasioni per approfondire il tema degli strumenti concreti, per approcciarsi al tema vastissimo penso che iniziare a capire cosa sia la crescita infinita e su quali basi si fonda sia determinante. Altra cosa importante è capire che è arrivato il momento di agire in prima persona, nel concreto e nella giusta dimensione, quella comunitaria.


Manuel Zanarini


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