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Gli utili idioti e l'orgoglio nazionale europeo
di Pietro Reina 14/5/2015
 
 
Gli utili idioti e l'orgoglio nazionale europeo

Ogni tanto è bene guardarsi attorno e cercare di capire dove si sta andando. Mi riferisco non solo all’Italia, dove francamente il marasma e la palude non si riducono mai, ma all’intero mondo occidentale ed in particolare ai paesi europei.

Capire quali siano le aspirazioni e quale modello di futuro abbiano in mente coloro che guidano l'Europa, sarebbe un notevole passo in avanti, perché, solo allora, si aprirebbe un vero dibattito ed emergerebbe finalmente una comune strategia.

Da questo dibattito, che non può essere confinato in qualche aula parlamentare ma che deve coinvolgere l’intero mondo mediatico-culturale e politico, potrebbe scaturire di tutto. Posto come punto fermo che l’Europa ha bisogno di una forma unitaria per dialogare e anche per contrapporsi agli altri colossi mondiali, tutto il resto potrebbe essere ridiscusso, rimodulato, riformato, abolito; in altre parole, facendo tesoro delle esperienze comunitarie degli ultimi decenni e visto che troppi aspetti dello stare assieme non funzionano, ripensare ex novo le istituzioni comunitarie.

Per mettere in moto un tale dibattito però non è facile. Anzi, risulta difficilissimo. Per colpa dei soliti idioti, o meglio, dei soliti “utili idioti”. I quali, allineati e coperti come sempre, rassicurano l’opinione pubblica, dallo scranno di parlamentare, dalla poltrona di direttore di giornale, dalla cattedra universitaria, affermando che sì, ci sono problemi da risolvere ma che, tutto sommato, le cose stanno andando per il verso giusto, che si affronteranno democraticamente le questioni e che le soluzioni sono dietro l’angolo.

Non può non venire alla mente le straordinarie immagini dell’assemblea del partito comunista rumeno a pochi giorni dalla caduta di Ceausescu: una composta massa di utili idioti che applaudiva all’unisono il dittatore e che poche settimane dopo, tanti di loro erano in prima fila per fargli la pelle.

Intendiamoci, non siamo ancora alla caduta degli Dei, ma la soglia dell’emergenza è di gran lunga superata e i campanelli di allarme suonano ininterrottamente.

Suona ormai da troppi anni il campanello dall'arme dell’economia, ma gli utili idioti di turno ci spiegano che la concorrenza sleale dei paesi dell’Estremo Oriente e dell’Est Europa è frutto della “inevitabile globalizzazione" e che "non ci si può fare niente"; ci ammoniscono, i soliti idioti, che, fuori dell’euro saremmo travolti da una crisi di proporzioni bibliche, come se la crisi che stiamo vivendo sia pressappoco "acqua fresca" e la perdita del 25% della capacità produttiva italiana solo grattacapi del tutto risolvibili.

Suona, ormai da troppo tempo, il campanello d’allarme che segnala una drastica diminuzione dell’orgoglio di essere occidentali. E questo aspetto è senza dubbio ancor più grave del primo. Gli utili idioti, questa volta provenienti quasi esclusivamente dalla sinistra acculturata e spocchiosa, hanno fatto e stanno facendo di tutto per inculcare nel cervello dei cittadini europei un pesante senso di colpa verso il resto del mondo. La colpa di aver colonizzato, la colpa di aver sfruttato le ricchezze altrui, la colpa di aver intrapreso le crociate, la colpa di esistere. Ragion per cui, concludono costoro, è giunta l'ora in cui gli europei devono fare ammenda spalancando le porte dei loro Paesi a tutto il mondo , e guai a coloro che dicono di voler essere padroni a casa propria o di sentirsi orgogliosi di essere europei, italiani, francesi o lombardi. Per costoro è pronta la gogna mediatica, è pronta l'accusa di razzismo e in Italia è sempre pronta la magistratura per colpire con la legge Mancino.

E, come nel più classico dei casi, non si accorgono, questi idioti di essere utili. Utili a chi dicono di voler combattere, cioè al capitalismo, cioè a quelle forze economiche mondiali potentissime che hanno dato vita alla debacle economica europea spostando i loro interessi dove più conveniva loro ed a cui darebbe maledettamente fastidio lo scaturire di una sorta di "Orgoglio Nazionale Europeo". Proprio l'esatto contrario della loro visione di cittadino-consumatore e pecorone.


Pietro Reina


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