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Se l’insicurezza ci pervade … tutti sull’isola con Rocco
di Luca Bertagnon 12/3/2015
 
 
Se l’insicurezza ci pervade … tutti sull’isola con Rocco

Analizzando l’attualità, gli spunti di approfondimento non mancano e si potrebbe spaziare senza difficoltà dalla politica estera, al costume alle solite beghe di partito di casa nostra. Ci sono alcuni temi che, più o meno enfatizzati dai mass media a seconda del momento, rivestono un ruolo di protagonismo nel dibattito, come la crisi economica o l’Ucraina, che rappresentano il fondale tetro, depressivo, che si vorrebbe rimuovere. Altri temi, come la quotidiana invasione dalle coste libiche o le malefatte del Califfato, sono trattate a volte con toni apocalittici, a volte banalizzate, ma la tendenza è piuttosto a romanzarle, per concedere spazio a quella dose di sensazionalismo che aiuta a vendere i giornali e accalappiare spettatori.


In questi ultimi giorni poi, con l’avvicinarsi delle consultazioni regionali, quasi a dimenticarsi che il carnevale è finito, grande spazio è dato all’operetta della politica, e tornano in campo il Cavaliere riabilitato e il caso Ruby, il neo despota Salvini e il ‘povero’ Tosi espulso dopo 25 anni di ‘dura’ militanza e l’altro Matteo, anch’egli in odore di dispotismo, con le sue riforme farsa. Siccome l’operetta della politica nazionale non basta a smorzare la plumbea oppressione dell’insicurezza e della crisi economica, ecco che, in primo piano, l’attenzione è intercettata dai soliti programmi di intrattenimento, dai reality e dal calcio, che svolgono egregiamente la loro funzione di calmiere verso i problemi del quotidiano. Da questa breve disamina, volutamente e riduttivamente esemplificativa, ho lasciato fuori uno dei temi che più contribuiscono ad incupire il fondale di questa ideale rappresentazione dell’oggi: il senso di insicurezza generato dal dilagare della micro criminalità. Se nella crisi economica ormai siamo immersi e cerchiamo, ognuno in modo diverso, di sfangarla, arrangiandoci come possiamo; e se la crisi Ucraina riusciamo a rimuoverla con l’idea che sia sufficientemente lontana e con la speranza che comunque, alla fine, la si riesca a risolvere pacificamente, la stessa rimozione non riusciamo a metterla in atto nei confronti del dilagare di ladri e ladruncoli, sempre più determinati e violenti, che assediano le nostre case, la nostra vita e minano alla base la nostra sicurezza.


Lo Stato si dimostra ancora una volta impotente rispetto al fenomeno, la politica, come al solito, sottovaluta il problema ed il singolo, come al solito, si trova da solo ad affrontare le difficoltà. L’ansia è talmente accentuata che ci sarebbe la spinta ad organizzarsi per porre qualche freno al fenomeno anche senza l’intervento delle istituzioni, ma lo Stato non potrà mai accettare di vedere messa in discussione la propria autorità delegando ai cittadini l’autodifesa, per cui, meglio sacrificare qualche bravo suddito che certificare la propria impotenza! È così che, come in ogni brava guerra che si rispetti, il popolo si trova in mezzo a due fuochi: il brigante violento da un lato e lo Stato, debole con i forti ma inflessibile con i sudditi, dall’altra. Per tentare di difendersi si è così costretti ad armarsi (ma senza che lo si sappia, magari fingendo un senile innamoramento per la caccia alla selvaggina), ad organizzare delle ronde che però non possono chiamarsi ronde perché lo Stato non le potrebbe accettare, armate di telefonini, ma magari con il divieto di fotografare il ladro in flagrante per non minare il suo sacrosanto diritto alla privacy. Anche sul posizionamento delle telecamere, giusto così, per fingere di avere la situazione sotto controllo, le norme pongono un sacco di limitazioni: non devono inquadrare la pubblica via, non possono inquadrare porzioni di altre proprietà, ma possono concentrarsi solo sull’ingresso indi spaziare liberamente sull’eventuale giardino. Tutto condivisibile, soprattutto in un’epoca nella quale si rischia di essere costantemente intercettati, fotografati, monitorati nei propri spostamenti, di vedersi spiato il conto in banca e di vedere registrati i propri acquisti e perfino i siti internet consultati. Pervasi dall’insicurezza e minata ogni possibilità di autodifesa, cominciamo a comprendere anche le ragioni di chi non ha più voglia di lottare ad anela a spogliarsi di tutto e magari … rifugiarsi sull’isola con Rocco.


Luca Bertagnon


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