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L'avversario di Renzi sarà Grillo o Salvini?
di Marco Tarchi 12/3/2015
 
 
L'avversario di Renzi sarà Grillo o Salvini?

Ecco un'intervista al Prof. Marco Tarchi dell'Università di Firenze - http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Tarchi - su due politici al momento molto in voga: Matteo Salvini e Beppe Grillo.

È Matteo Salvini l’unico avversario credibile contro Matteo Renzi?


Gli avversari veri Renzi per ora li ha dentro il suo partito e alla sua sinistra. Il modo in cui ha liquidato la classe dirigente proveniente dal Pci-Pds gli ha attirato il provvisorio consenso di molti elettori di centrodestra sfibrati dalle disavventure pidielline, che non lascerebbero certo l’enfant prodige, soprattutto ora che Berlusconi e Alfano gli offrono sostegno e ulteriore legittimità. Le cose cambieranno se e quando emergerà, dietro l’abilità comunicativa, un’efficacia di governo dell’attuale presidente del Consiglio. Ma in questo caso Salvini riscuoterebbe suffragi non come potenziale leader del centrodestra, bensì in qualità di portavoce della protesta anti-establishment. Non bisogna scambiare il successo della Lega alle regionali emiliano-romagnole per un soprassalto dell’alleanza di governo dei tempi bossiani: Salvini i voti li ha presi proprio perché è tutt’altro rispetto a Berlusconi, al Pdl, al moderatismo in salsa centrista.

Ma il fatto che stia nascendo una sorta di Lega Pound non rischia di far scappare i voti moderati?


Non parliamo di Lega Pound. Il leghismo appartiene al filone populista, che con l’estrema destra ha alcune contiguità ma anche molti motivi di differenziazione. Ormai in tutta Europa si sta affermando quello che è stato definito il “populismo patrimoniale”: una reazione alla crisi delle tradizionali classi politiche che mescola la difesa di uno stile di vita a quella di un livello di vita. Sul primo versante, il nemico è la (presunta) minaccia all’identità culturale legata ai comportamenti che l’immigrazione di massa, soprattutto dai paesi islamici, porterebbe con sé. Sul secondo, i nemici sono le politiche dell’Unione europea, l’euro, la finanza “liquida” e ingorda. Si può dissentire, eccome, da questa visione delle cose, ma i dati elettorali dimostrano che fa sempre più presa sulla pubblica opinione. A questo punto, come insegna Marine Le Pen, a che giova inseguire le enclaves moderate se le praterie dell’inquietudine e della protesta sono spalancate? Purché, certo, non si ecceda: se nell’elettorato l’immagine di Salvini coincidesse con quella di Borghezio, i consensi si restringerebbero.

La Lega a trazione salviniana può impensierire seriamente Grillo e Berlusconi?


Altroché! Per Grillo è già una minaccia in atto. Ma, in questo caso, il problema non è il “garante” del M5S, il cui discorso, populista a pieni carati, continua ad essere appetibile ai molti scontenti in cerca di rappresentanza, ma il movimento legato al suo nome. Che invece, su punti qualificanti (immigrazione, ius soli, unioni omosessuali), pare orientarsi verso quella “sinistra 2.0” a cui taluni suoi sostenitori esterni vorrebbero da sempre vederlo approdare. Con il risultato prevedibile di dover rinunciare a un buon terzo, se non alla metà, dei voti raccolti nel 2013 e di doversi accontentare di contendere a Sel e a future ipotetiche aggregazioni landiniane quel tanto o poco di elettorato piddiino che potrebbe concedersi, in odio a Renzi, una libera uscita (ma per quanto tempo?). Quanto a Berlusconi, se continuerà la politica suicida dell’ultimo anno, il vuoto che lo sfaldamento di Forza Italia lascerà potrebbe essere senz’altro riempito in parte dalla Lega. Che si limiterebbe a raccogliere i frutti degli errori altrui senza dover compiere alcuno sforzo di adeguamento o imitazione dell’ex alleato, che è in forte perdita di credibilità nell’elettorato in precedenza conquistato.

È un fenomeno passeggero o davvero Salvini è rappresentativo di una parte dell’elettorato che oggi è priva di rappresentanza?


L’elettorato c’è. Grillo lo ha dimostrato. E fra Grillo e Salvini potrebbe giocarsi la partita decisiva se Renzi si dimostrasse un bluff. Berlusconi è elettoralmente fuori gioco, checché si affannino a strillare i suoi fedelissimi.


Intervista a Marco Tarchi


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