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Fame nel mondo e immigrazione
di Sergio Bianchini 12/2/2015
 
 
Fame nel mondo e immigrazione

Nell’articolo del 10-1-2015 sul corriere il famoso filosofo bresciano Emanuele Severino indica nella fame l’origine della spinta guerresca che attraversa oggi il mondo. Dice”fortemente cresciuta, la fame è al centro dei fenomeni del nostro tempo”….…“ si fanno così avanti le forze che sfruttano la volontà degli affamati”. E’ esattamente il contrario di quello che dicevo io nel mio scritto precedente e che credo sia più attinente alla realtà. Innanzitutto non è vero che la fame sia cresciuta. L’incredibile sviluppo della Cina e dell’Asia, dove sono concentrati quasi la metà degli abitanti della terra ha tolto forza a questa interpretazione abbastanza tradizionale dei mali del mondo. L’africa , il “povero” mondiale amato da tutti gli accoglienti-invadenti ha 800 milioni di abitanti, cioè quasi la metà della Cina. Inoltre proprio l’Africa , che è il continente più assistito e compianto, è la prova mondiale del fallimento dell’assistenzialismo, così come la stagnazione del meridione lo è per l’Italia. La caratteristica del mondo d’oggi non è, a mio parere, la crescita della povertà ma semmai, anche a livello mondiale, il superamento tendenziale del tradizionale tema della povertà. Viene quindi anche a livello mondiale in primo piano il tema delle “libere”(dal bisogno) relazioni umane. E la prima vittima di questo superamento dell’ansia costrittiva alimentare è proprio la famiglia tradizionale, il sistema delle relazioni parentali e la nascita e diffusione del nuovo individualismo di massa e del “dirittismo” (l'ideologia dei diritti dell'uomo n.d.r.).

Ma il dirittismo ha bisogno dello stato, di uno stato ricco, efficiente, autorevole. In occidente duecento anni di moderna lotta di classe nel sistema evolutivo industriale hanno prodotto lo stato sociale. Anche nel resto del mondo è avviata la costruzione di stati moderni e la prevalenza delle aggregazioni urbane. Quindi l’espansione dello statalismo a livello mondiale è(assieme all’accelerazione tecno-scientifica) l’essenza della modernità attuale. Ma proprio l’espansione dello stato demolisce la religiosità tradizionale ed ogni uomo tende a rapportarsi con l’umanità intera non attraverso Dio ma attraverso lo stato e le sue leggi.

Non solo, diceva S. Paolo che Dio è superiore alla legge, perché la legge non dà la vita. Tutta la problematica della bioetica ci segnala che siamo vicini a quella soglia! La nascita e lo sviluppo tendenziale dello stato moderno (territoriale) ha reso ostili tra loro comunità con religioni diverse che vivevano da millenni sugli stessi territori, vicine ma con leggi diverse. La nascita degli stati moderni con la legge “ uguale per tutti” spinge verso l’omogeneità delle popolazioni. Fenomeno ben visibile nella storia del 900 sia in Europa che in Asia(India) e medio oriente. Questa omogeneizzazione trova un freno parziale nei diritti individuali delle persone ma nel complesso l’esistenza intera , quotidiana, dell’uomo moderno è sempre più intrecciata con la vita dello stato. La sintonia con la politica è una necessità di vita sempre maggiore per chiunque anche se contingentemente da noi sembra di vedere un distacco di massa dalla politica. In realtà si tratta di contro-dipendenza dovuta alla fine del gettito di denaro statale. Di fatto, tramite i media, le persone vivono in costante sintonia con la politica e lo stato.

Quindi l’individuo moderno si rapporta alla sua comunità(cioè al se stesso collettivo) tramite lo stato e i media e non più solo tramite la mediazione e l’obbedienza a poteri religiosi o santificati dalla religione. Tutte le varietà delle religioni e delle loro articolazioni interne tendono quindi a trasferirsi (con grande fatica)nella enormità e complessità delle leggi statali, nelle diverse architetture istituzionali e nelle tensioni che le animano. E qui si inserisce la crisi gigantesca della famiglia tradizionale. La comunità domestica, origine e scopo della vita del singolo per millenni, sta diventando sempre più aleatoria. Strano che questa evidenza non sia segnalata nelle svariate analisi sulle motivazioni del fondamentalismo e sull’odio per l’occidente che nasce sia tra gli immigrati, anche di seconda generazione, delusi proprio sul versante delle relazioni parentali e sia perfino tra i nostri indigeni. Secondo me bisognerà fare esperienze moderne di un nuovo monachesimo, cioè di comunità di vita quotidiana in rapporto con lo stato e con l’economia capaci di coniugare sia le esigenze individuali che quelle del genere umano di oggi, urbanizzato, deparentizzato, mondializzato. Che paura! Ma anche quale spazio!

Intanto bisogna garantire una serenità almeno minima alle comunità tramite sia misure di polizia che difendano davvero le nostre comunità da chi delinque, che di politica internazionale(compresa la regolazione dei flussi migratori) tali da ridurre lo stato guerresco del mondo. Farlo davvero, con pacata ma reale fermezza.


Sergio Bianchini


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