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Storia dei monelli, del fuoco e di una “careta”
di Diana Ceriani 16/1/2015
 
 
Storia dei monelli, del fuoco e di una “careta”

Grande giorno quello della preparazione del falò di Sant Antonio. Questo Santo così amato dai varesini! La Chiesetta della Motta, per 2 giorni, si illumina di desideri. Si scrivono bigliettini con richieste di grazia da gettare nel falò che verrà acceso rigorosamente la sera del 16 Gennaio. Che piova, nevichi o tiri vento poco importa. La pila viene accuratamente accatastata sul sagrato della Chiesetta dedicata a questo santo e l’accensione, nel gelido buio di una sera di metà Gennaio, sarà di rigore per illuminare le speranze di una terra fertile che scioglie con un intenso calore il gelo delle avversità e di problemi di varia natura che attanagliano l’uomo. E’ dei monelli della Motta il compito di allestire tutto ciò che si muove intorno a questa intramontabile ricorrenza. A proposito, ma lo sapete perché gli organizzatori del falò e in generale della festa di Sant’Antonio si chiamano “i monelli della motta”? Di solito erano i ragazzi che si impegnavano a cercare in tutta la città cose vecchie di legno da bruciare. Spesso, sapendolo, intere famiglie facevano trovare fuori dalle porte di botteghe ed abitazioni roba vecchia da bruciare nel falò.


Ecco la motivazione in breve:


LA CARETA


Varese,tanti anni fa
Quando le piazze erano sicure
Botteghe di gioia, di semplicità
Ghiacci d’inverno menti più pure
magie nei riti preparativi
fatti di festa e di felicità

è la storia di un falò che scaldava illuminava
una sera raffreddata da Gennaio Re d’inverno
ed un gruppo di ragazzi raccattava cose vecchie
per bruciare a Sant’Antonio con desideri di felicità

“varda lì ciapa chellì varda là ciapa chellà in tücc ropp da brüsà metai sura a la mügia”

C’era un uomo con la scopa di saggina e la careta
Vecchia, ma funzionante, l’ha svuotata dai pignatt
L’ha lasciata incustodita per entrar nella bottega
I ragazzi l’hanno presa “roba vegia da brüsà”

Finita la commissione

Il signore senza pignatt è uscito dalla bottega
Con la scopa tra le mani …”La careta dove sarà”
Cerca, cerca e non la trova
I ragazzi han capito, in scapà cunt i gamb in spala

E lui a drè cunt in man la scua:“Vardee monelli che mo va ciapi”

Così monelli sono diventati

… ed anche oggi, dopo Anni dall’episodio, che non si capisce se leggenda o realtà, l’appellativo “monelli” è rimasto, sfidando il tempo e portando avanti l’ancestrale fuoco di purificazione ed innovamento.


Diana Ceriani


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