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L'Illusione elitaria di un multiculturalismo di facciata
di Luca Bertagnon 16/1/2015
 
 
L'Illusione elitaria di un multiculturalismo di facciata

Ancora frastornati dai drammatici fatti di Parigi, ci riconosciamo nella voglia di riscatto che traspariva dall’adunata oceanica nella capitale francese, come risposta al senso di frustrazione che ci affligge nel vederci apertamente attaccati a casa nostra da estremisti che, ancorché cittadini europei, vediamo come diversi per razza, cultura e religione. In questa manifesta diversità si estrinseca il fallimento di un multiculturalismo che sempre di più si sta manifestando agli occhi di tutti come illusorio ed elitario. Per chiarire meglio il mio ragionamento lascio da parte per un momento la mattanza di Parigi prendendo ad esempio il paese che può considerarsi la culla del multiculturalismo e dell’integrazione tra diverse etnie: gli Stati Uniti d’America.


Dopo anni di lotte per l’integrazione e dopo progressi straordinari in questa direzione, che hanno portato gli USA ad eleggere un presidente nero, siamo costretti ad aprire gli occhi e fare un salto indietro di molti decenni, assistendo attoniti agli episodi di guerriglia urbana che vedono contrapposti poliziotti bianchi che fronteggiano le proteste delle comunità afro-americane. Motivo: semplicemente il diverso colore della pelle! Se poi ci sforziamo di analizzare più attentamente la situazione socio economica degli Stati Uniti ci rendiamo conto di come la differenza tra etnie si manifesti di continuo: nella tendenza all’aggregazione tra individui originari di uno stesso paese o di uno stesso continente, nella composizione delle bande giovanili, nelle aspettative di carriera, nell’accesso alle cure sanitarie, e potremmo continuare a lungo nell’elenco.


Quello che mi interessa sottolineare è proprio la difficoltà, anche in un paese come gli Stati Uniti, per sua natura multirazziale, ad attuare una compiuta integrazione perché alla fine quelle manifeste differenze determinate dal colore della pelle o dal taglio degli occhi, diventano prevalenti e ci portano a vederci più come potenziali nemici piuttosto che come fratelli. Quello che ci piace definire multiculturalismo e integrazione pare più vicino alla reciproca sopportazione che non ad una convinta condivisione, al punto che basta accendere una miccia qualsiasi che subito le diverse etnie si aggregano saldamente tra loro e trattano il diverso come un nemico da cui difendersi e contro il quale combattere. Con queste premesse nella nostra Europa non possiamo che rassegnarci di una integrazione che somiglia più ad una tolleranza di maniera, ‘politicalli correct’ piuttosto che ad una reale fratellanza tra persone di diversa etnia.


Non stupiamoci poi, in occasione di fasi critiche e recessive, dell’emergere di forme di intransigenza, di ostilità, o di vera e propria avversione per il diverso, lo ‘straniero’, l’estraneo. In definitiva si può sottolineare come un’integrazione ipocrita e di facciata sia destinata ad evaporare alle prime difficoltà, a dimostrazione dell’assenza di una convinta fratellanza tra popoli, culture e religioni diverse. Consci di ciò è forse il caso, finalmente, di aprire gli occhi sulla realtà, evitando di farsi illusioni sull’esistenza di un presunto multiculturalismo e, con estrema concretezza, prendere atto del fatto che la convivenza tra diverse etnie e diverse culture è una conquista che va perseguita con perseveranza e pazienza, dando atto che esistono un’etnia, una cultura ed una religione che accomunano i popoli europei, che le culture e le religioni autoctone vanno coltivate, promosse e tutelate e che solo attraverso la sicurezza conferite un forte senso di appartenenza, i diversi popoli potranno sperimentare autentiche forme di tolleranza ed integrazione, che si fondino sulla consapevolezza e sulla forza di una cultura propria, condivisa, riconoscibile ed aggregante.


Luca Bertagnon


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