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Per la Libertà, ci vuole coraggio!
di Pietro Reina 4/12/2014
 
 
Per la Libertà, ci vuole coraggio!

Le cronache nazionali dei giorni scorsi sono state prevalentemente caratterizzate dalle occupazioni di case popolari, dalla reazione dei legittimi assegnatari ed infine da qualche sgombero forzoso effettuato dalle forze dell’ordine e dalla immancabile resistenza violenta dei soliti noti (centri sociali e clandestini organizzati).
Per la verità, le occupazioni abusive si ripetono da anni ma non facevano più “notizia”; il problema era fatalmente finito nel “dimenticatoio” della Politica. Gli aspetti di queste vicende che lasciano perplessi sono molteplici.
Il primo è senza dubbio che il problema esiste da decenni e da decenni tollerato. Ma tollerato da chi? Non certo dagli enti proprietari degli immobili, non certo da quei legittimi assegnatari degli alloggi che si sono trovati di colpo senza casa, non certo dalla stragrande maggioranza dei cittadini, ma certamente tollerato dalla Politica e tollerato e giustificato dalla Magistratura.
Dei due, Magistratura e Politica, chi ha la maggiore responsabilità? Vediamo. La Magistratura, con le sue sentenze incomprensibili ai più, lontane dal comune buonsenso, lontane dal comune sentire, con il suo continuo invocare “lo stato di necessità” degli abusivi, calpesta bellamente quei diritti che prima di essere scritti nelle leggi dello Stato sono scritti nelle leggi della natura. Non solo. Come fa la Magistratura a non rendersi conto che con le sue sentenze incentiva la prosecuzione delle occupazioni abusive? Come fa la Magistratura a non accorgersi che con dette sentenze è stato attaccato uno dei principali diritti naturali, quello del possesso della propria casa.

E’ del tutto evidente che, a certa magistratura, serve con urgenza la frequentazione di una scuola senza condizionamenti ideologici e soprattutto per limitare lo spazio all’altra scuola di pensiero, quella, per intenderci, fondata da Fausto Bertinotti che, da Presidente del Senato della Repubblica italiana ebbe ad affermare che occupare abusivamente le case popolari è legittimo. E purtroppo è proprio questa la scuola che si è imposta nella “Patria del Diritto”.

In questa vicenda la Politica è comunque la prima ad essere sul banco degli imputati, non solo perché dalle sue decisioni derivano le leggi ma anche perché essa ha il sacrosanto dovere di controllare sull’applicazione delle leggi che essa stessa “confeziona”. Dunque, in questo disastro, risulta doppiamente responsabile.

Anche nel momento dell’emergenza, la Politica comunque non c’è. Lo abbiamo abbondantemente capito in questi giorni grazie alle solite dichiarazioni di rito di cui la più gettonata è: “… non vogliamo alimentare una guerra tra poveri”, come a dire “… non mi voglio inimicare nessuno … ho altro da fare”.
Su questa lunghezza d’onda anche il prefetto di Milano che, lasciato solo dal suo “brillantissimo” ministro Alfano e dopo qualche tafferuglio di poco conto con i soliti centri sciali ed affini, ha dovuto annunciare che non farà più sgomberi forzati.

La prima conclusione che si può tirare da queste vicende è abbastanza triste. E’ ormai chiaro ai più che nel momento dell’emergenza e dell’estremo bisogno, il cittadino italiano non può più contare sull’appoggio incondizionato ed immediato dello Stato. Più in generale questo è ormai uno Stato che non ha più reazioni perlomeno verso i soprafattori ed i violenti.

La seconda conclusione è conseguente alla prima e cioè che uno Stato di siffatta natura non serve alla stragrande maggioranza dei cittadini. E’ solo un costo, rappresenta la negazione di diritti fondamentali, è di impedimento per uno sviluppo armonico della società.

Appurato tutto ciò, ci sentiamo di suggerire quanto segue: prima che sia troppo tardi, prima che la logica del sopruso prevalga, prima che altre logiche figlie di culture che non ci appartengono dettino legge nelle nostre terre, prima che la gente si arrabbi veramente e scenda in piazza vogliosa di vendetta verso chi si fa eleggere e poi scappa e verso chi pretende di distribuire giustizia ed invece arreca danni alla propria Società, è necessario prendere in seria considerazione la mobilitazione di massa al fine di cambiare radicalmente questo Stato e renderlo più vicino al comune sentire dei suoi cittadini.

E se da qualche parte bisogna pur iniziare, coloro che sono ai vertici di istituzioni importanti possono dare un decisivo avvio. A mio modo di sentire è giunta l’ora che Maroni, anzi il Governatore della Lombardia, Roberto Maroni, metta in atto la tanto promessa trattenuta del 75% delle imposte e delle tasse pagate dai Lombardi e lanci, il governatore, il tanto promesso sciopero fiscale. Per la verità ci siamo un po’ stufati di vederlo affaccendato attorno all’Expo ed altre amenità amministrative. Nello stesso momento il Governatore del Veneto, Luca Zaia, mandi alle urne i Veneti per verificare se c’è la voglia di scrollarsi di dosso Roma, vada avanti e se ne freghi dei veti del governo; La Catalogna insegna.


Senza coraggio e senza iniziative non si arriva mai a niente.


Pietro Reina


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