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C'è ancora tanto da fare...
di Pietro Reina 7/11/2014
 
 
C'è ancora tanto da fare...

La realizzazione degli obiettivi autonomisti e indipendentisti risultano oggi più vicini o più lontani rispetto a quando per la prima volta, fu stampato l’Insorgente? Gli obiettivi sono più a portata di mano, per cui basta un ulteriore piccolo sforzo e la cosa è fatta, oppure l’obiettivo si sta allontanando?

La prima risposta è che, senza alcun dubbio, si va troppo lentamente verso una qualsiasi seria e pur minima riforma autonomista.

Di primo acchito il pessimismo prende il sopravvento. Siamo stati spettatori di troppe promesse non mantenute, troppe parole al vento, troppi progetti soltanto abbozzati e poi abbandonati. Iniziative inesistenti da parte di chi ancora presiede le istituzioni e da cui ci si aspettava molto. E anche attualmente, è diventato di gran lunga prioritario gingillarsi con l’Expo che spendere il proprio tempo per mettere in campo una seria iniziativa che dia scacco il Sistema. L’idea di federalismo, le idee di autonomia e anche, per certi versi, l’indipendentismo, avevano fatto breccia nelle menti dei popoli del Nord. Nonostante gli errori. Nonostante le ingenuità dei primi anni. La gente del Nord, soprattutto coloro che ancora il voto non ce lo avevano dato, aspettavano il momento opportuno per vederci alla prova e darci tutta la loro fiducia. Il momento arrivò nel 1996 con la manifestazione sul Po. Ma non ci fu un seguito. Non ci fu il coraggio di proseguire. Si tergiversò troppo a lungo. Ed il successivo risultato elettorale fu disastroso. In 20 anni è cambiato il mondo, anche se non di colpo. Venti anni fa l’Europa era meno stringente di oggi. Cominciava senza dubbio già a delinearsi i primi disagi per la nostra industria ed il nostro artigianato; disagi dovuti principalmente alla concorrenza sleale dei paesi emergenti con i testa Cina ed India e con il tacito avvallo dell’Europa.

Quello che non è mai cambiato è l’atteggiamento assolutamente abulico di Roma nei confronti del Nord ed in generale delle questioni strategiche del Paese quali il futuro del suo apparato produttivo che per il settanta per cento risiede al Nord. Anche allora c’erano le Regioni Sanguisuga; anche allora c’era la mafia; anche allora il debito pubblico era alle stelle e l’apparato pubblico era pletorico e inefficiente. Anche allora la magistratura cercava di colpire ogni atteggiamento autonomista. Ma gli obiettivi che a noi stanno a cuore, tutto sommato apparivano meno difficili da raggiungere rispetto ad oggi. Il nemico era solo il centralismo di Roma.

Oggi a Roma si è sovrapposta l’Europa. All’Europa si sono sovrapposti i trattati internazionali (quelli, per intenderci, che permettono la concorrenza sleale verso l’occidente) Oggi sembra di vivere una dimensione politica surreale in cui, l’incapacità la debolezza e la confusione mentale della politica emerge in tutta la sua evidenza a fronte di problemi enormi di ogni tipo, sia economici sia di valori; ed in questo clima la politica dominante ha furbescamente accantonato le istanze autonomiste fin qui portate avanti. Ma è un errore grossolano. La gente ha ormai capito che la crisi economica che attanaglia l’intera società ha la sua genesi nei disastrosi bilanci pubblici dello Stato italiano e nello stretto legame dell’Italia con Bruxelles. E su questa presa di coscienza, l’ottimismo riprende il sopravvento. Le forze autonomiste si stanno muovendo, finalmente, nella direzione sia della difesa dei valori dell’Occidente sia nella rivendicazione di libertà dei singoli popoli europei. Per l’Insorgente c’è ancora molto da fare.


Pietro Reina


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