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3.650 giorni di attività: le cose buone non muoiono mai
di Simone Girardin 7/11/2014
 
 
3.650 giorni di attività: le cose buone non muoiono mai

C’era una scritta all’ingresso di in uno dei luoghi più umanamente inquinati della storia del mondo che aveva un fondo di lucida verità: il lavoro rende liberi. Nulla di mistico. Semmai un eccesso di pragmatismo verbale.

Libertà e occupazione, appunto. Perché lavorare permette di prendersi cura di noi stessi e delle persone a noi care. Stimola la conoscenza, la fantasia e se volete anche un senso di comunità nella produzione o nell’acquisto; una azione spesso dimenticata. Il lavoro e la libertà si portano dietro un valore sociale e politico violento nei loro stessi concetti.

La voce delle donne e degli uomini liberi, si legge non a caso sull’Insorgente. E in questi dieci anni di attività ha regalato libertà e lavoro a una comunità.


Celebrare oggi 3.650 giorni ha qualcosa di strepitoso e irriverente allo stesso tempo. Ci credevano in pochi. Si sono ricreduti in tanti.

C’è sempre qualcosa di nuovo e interessante da leggere o scoprire oppure su cui riflettere.

In un passaggio storico, economico e politico dove tutto sembra perduto, dove le luci sembrano spegnersi ad ogni passo, il Centro studi l’Insorgente funziona come l’abbraccio di amico sincero. Conforto e emozione. Uno slancio e un inno alla libertà.


Certo, il lavoro non basta per poter scegliere; per essere vivi senza lacci. Ma spesso rende felici. Aiuta a incontrare la libertà del domani. A sperare. Chi non l’ha, diventa schiavo di una ricerca a volte senza fine. Della paura. Di non credere più a niente.

Un dramma che soprattutto oggi le cronache mettono in risalto senza pietà. Lo leggiamo ovunque. Non passa giorno che un imprenditore o un disoccupato scelgano un gesto estremo, simbolo di dolore ma anche coraggio.

In tutto questo caos, la politica, chiamata a dare risposte alle preoccupazioni delle famiglie, si conferma la grande assente.

Si discute animatamente di art.18 quando fuori dalla porta non c’è uno straccio di posto di lavoro. Si parla di lotta all’evasione, senza ricordare quanto pesino le tasse in questo strano Paese. Si fa perfino fatica a ricordarle tutte. Con quei nomi assurdi.

Oggi è la politica ad aver assassinato lavoro e libertà. Una parola forte, vero. Ma per anni ci hanno venduto che questo sarebbe stato il migliore dei mondi possibili. Ci siamo risvegliati, tardi e male.

Il federalismo, l’autonomia potevano diventare la panacea di molti mali. Non c’è niente di tutto ciò. Nemmeno sulla carta.

I soldi vanno a Roma e non tornano mai. Con il paradosso che gli enti locali, quelli vicini al territorio e alle loro comunità, hanno poteri ma non i soldi per creare o migliorarsi.

Se oggi il Paese non ha fatto ancora la fine della Grecia è solo perché a differenza di Atene abbiamo la Lombardia e il Veneto.

Così tutto sembra statico, fermo, bloccato. La grande miseria. Sofferente. Senza dinamismo.

Serve una scossa. Una forte riaffermazione dei valori del lavoro e della libertà. Che superi la barriera di una politica troppo attenta alla poltrona e meno ai bisogni della propria gente.

Bisogna crederci. Come ha fatto l’Insorgente che ora festeggia i suoi 10 anni di battaglie e di pensiero.

Perché la speranza è una cosa buona, forse la migliore delle cose. E le cose buone non muoiono mai.


Simone Girardin


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