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Una povera Europa: da Kiev a Londra, passando per Madrid
di Pietro Reina 18/9/2014
 
 
Una povera Europa: da Kiev a Londra, passando per Madrid

E’ francamente avvilente constatare come l’Europa segua gli Stati Uniti sulla disputa tra Ucraina e Russia. La politica estera degli Stati Uniti dell’ultimo decennio ha dato una pessima prova delle capacità lungimiranti della classe dirigente USA: l’intervento in Iraq voluto da George Bush è stato in un certo senso il capostipite di una serie di iniziative tutte andate fuori bersaglio. Il rovesciamento cruento di Gheddafi a cui anche il governo Berlusconi ha vergognosamente partecipato, l’intervento in Siria voluto fortemente da Obama e mancato all’ultimo momento per la decisa presa di posizione di Russia e Cina ed ora le sanzioni alla Russia e la costituzione di molteplici basi militari ai suoi confini, ne sono gli esempi più evidenti. Nonostante ciò, l’Europa nel suo insieme segue pedissequamente le volontà schizofreniche di Oltreoceano e senza quasi batter ciglio, accetta di avvelenare profondamente i propri rapporti con la Russia per i prossimi trent’anni e di minare i propri interessi verso Est.


I corposi residui di paura dei paesi dell’Est Europa nei confronti della vecchia Unione Sovietica appaiono in un certo senso legittimi, poiché il trauma è stato forte ed è durato troppo a lungo ed è altrettanto comprensibile che questi Paesi riverberino lo loro fobie più o meno fantasiose sui tavoli internazionali. Fobie che però fanno comodo agli Stati Uniti (ed alla Gran Bretagna) per dare continuità alla loro guerra per l’egemonia mondiale, ormai plurisecolare. C’è però un limite a tutto; seguire le fantasie malate dei paesi dell’Est Europa, vuol dire cadere nell’irrazionalità più completa oltre il quale ci si male con le proprie mani. Solitamente dalla politica estera ci si aspetta prese di posizione di largo respiro, lungimiranti ed improntate alla cautela, cosa che però non avviene mai allorquando la partnership è marcata USA. Di colpo l’Europa si è trovata da un giorno all’altro coinvolta in un pericoloso clima di guerra fredda per controversie di carattere strettamente locale, in una disputa ben circoscritta relativa ad un piccolo territorio nemmeno facente parte dell’Unione. E’ dunque evidente che le classi dirigenti europee non hanno una propria strategia mondiale, non hanno capito, o meglio, non hanno il coraggio di “spiattellare” in faccia agli USA, che il futuro è anche dato da intensi rapporti economici e culturali verso Est.


Per pura codardia le classi dirigenti europee, sia di destra sia di sinistra, non hanno, nemmeno in tono sommesso, invitato gli Stati uniti a non mettere troppo il loro becco negli affari europei, ricordando tra l’altro come gli Europei non hanno mai aperto bocca nelle loro questioni di Oltreoceano e che non sono mai andati a sindacare ciò che gli USA hanno fatto e stanno facendo nel “loro cortile di casa”. Il solo fatto di non aver preso atto e non aver avallato la volontà espressa del popolo crimeo di staccarsi da Kiev, la dice lunga di che pasta sia fatta questa classe dirigente europea; la stessa che si sta facendo in quattro per adombrare le più nefaste sventure se giovedì 18 settembre 2014 gli Scozzesi voteranno sì alla secessione dalla Gran Bretagna e la stessa che sta sostenendo il vergognoso diniego di Madrid al referendum catalano. Francamente, da costoro non mi sento minimamente rappresentato.


Pietro Reina


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