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18 settembre 2014: Scozia Indipendente?
di Giovanni D'Acquino 24/7/2014
 
 
18 settembre 2014: Scozia Indipendente?

Una cosa è certa, articoli così in Italia non se ne leggerebbero sulla stampa nazionale. Ma in Italia si legge del ministro Boschi, dell’accordo tra Finocchiaro e Calderoli, della legge elettorale, dinosauro che solo in questo paese è oggetto di continue riforme. Ma di referendum per l’indipendenza della Scozia… di questo si legge poco, tranne che sui giornali che aprono la finestra anche sul resto del mondo.


The New York Times però non ha dubbi, e cioè  che al di là del risultato del 18 settembre, non si torna più indietro, la Scozia non sarà più la stessa, anche dovesse andar male. Non sarebbe la fine, ma un
capitolo nuovo che si apre “per questa piccola nazione”.


Il quotidiano  ripercorre i precedenti tentativi. Quello del 1979, con esito tiepido, senza quorum, Il secondo, nel 1997 per il Parlamento scozzese, un esito sorprendente, tanto da far issare la bandiera della Scozia accanto alla Union Jack e alla bandiera dell’Unione europea al difuori del Parlamento di Holyrood, a Edimburgo.


Da qui, “questo referendum, il terzo”, definito l’ultimo miglio: proporre uno Stato scozzese indipendente all’interno dell’Unione europea, la condivisione di un monarca (dopo la moda dei paesi del Commonwealth come Canada e Australia), ed eventualmente una moneta….


“In questo momento, la maggioranza per l’indipendenza sembra improbabile. Sondaggi di opinione ha rilevato esito non favorevole….  Il mese scorso, il divario si è ridotto a una sola cifra,,,


Ma è l’odore, il sapore e il suono di questa campagna  ci deve avvertire che, questa volta, un voto negativo non sarà la fine della storia. La Scozia sta cambiando”.


Il Partito nazionale scozzese, o SNP, e il suo leader, il primo ministro Alex Salmond, hanno governato questa per sette anni. Il SNP è sempre una festa indipendenza; il suo principale rivale in Scozia, il partito laburista, ha sostenuto la devoluzione, ma si è sempre opposto ad una piena indipendenza”, si legge ancora.


Ma l’inviato del quotidiano trova qualcosa di nuovo, anche tra gli oppositori, ” immutabili come il granito di Aberdeen”. Anche loro, sotto sotto, hanno avuto modo di riesaminare le loro idee e il no non è così scontato. E’ tribolato.


Le ragioni? Ce n’è una, economica. “La Scozia vent’anni fa è stata dichiarata una economia in frantumi irreparabile. Ora, anche il governo britannico e la campagna “no” ammettono che la Scozia potrebbe sopravvivere e prosperare ed essere una democrazia stabile da sola, datala gestione saggia della sua ricchezza petrolifera del Mare del Nord. La domanda non è più “Can we?” E ‘”Dovremmo?”


Insomma, la devolution ha fatto strada, va completata. “Alla Scozia dovrebbe essere permesso di diventare un membro a pieno titolo dell’Unione europea, non è un bolt-on per gli interessi inglesi”.


Aggiungi il benessere sociale a tali motivazioni. In Gran Bretagna, non solo i governi conservatori guidati, ma quelli “New Labour” e che oggi sembrano impegnati a economia thatcheriana, alla privatizzazione costante di salute, istruzione e welfare. La maggior parte degli scozzesi odiano questo.


Dalla difesa dello stato sociale all’identità, gli scozzesi anche se dal 1707 con l’unione con l’Inghilterra, la Scozia ha ceduto la propria indipendenza in una quota all’Impero Britannico, una minuscola cella di blu e bianco è sopravvissuta nel cervello scozzese che invia il messaggio: “Non sarebbe grandioso se solo, se in qualche modo … “.. tornassimo indipendenti?


In più, “le motivazioni del governo britannico per opporsi all’indipendenza sono spesso sconcertanti.


I media inglesi e molti politici spiegano il movimento per l’indipendenza, sostenendo che gli scozzesi sono ossessionati dal “razzismo anti-inglese.” Le mie esperienze mi dicono l’esatto contrario. Scozzese, in questi giorni, hanno quasi dimenticato l’Inghilterra, così affascinato sono essi dal proprio paese. (Questa è una notizia agrodolce per gli inglesi, che può sopportare di essere odiato, ma non essere trascurato.)


La nozione di “razzismo anti-inglese” è un esempio dell’ignoranza ineguagliabile di Westminster e di goffaggine in materia scozzese – si legge sul New York Times -. Nel mese di febbraio, il primo ministro David Cameron ha tenuto una riunione plenaria del suo gabinetto in Scozia, per mostrare agli scozzesi che ci teneva a loro. Poi, nel mese di aprile, George Osborne, il cancelliere dello Scacchiere, è andato a Glasgow per un paio d’ore e gli scozzesi hanno detto  che se avessero votato per l’indipendenza, avrebbero dovuto trovare una nuova moneta al posto della sterlina”.


Resta il fatto, racconta l’inviato, che tra canti e lacrime, il Parlamento scozzese a Edimburgo si è riunito per la prima volta dopo quasi tre secoli. Il vecchio trattato sull’Unione ha iniziato a cadere e ad andare in polvere in quel momento, un processo che sta seguendo una sua logica”. Voterò sì, questo settembre – si legge nella confidenza narrata -. La storia mi ha già insegnato che se non ce la facciamo con questo terzo referendum, ci sarà una quarta volta”.


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