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Reff e gügia
di Diana Ceriani 24/7/2014
 
 
Reff e gügia

“l’hu spusada parchè l’è buna de tacà i butuni”…. Mio papà, con occhi furbi e un po’ goliardici lo dice a tutti, amici e parenti. Però i bottoni sono capace anche io se mi impegno ad attaccarli. Il lavoro della sartoria invece è un’arte. Una persona nasce già predisposta. Come mia madre. Mi ricordo la continua costruzione di modelli originali creati con la carta di giornale, l’imbastire, le tre prove di rigore prima di terminare l’abito personalizzato e cucito addosso e la attenta e perfetta prima stiratura. Tutto in casa. Per la precisione in camera mia. Non mi stupisco se appena vedo gli attrezzi del mestiere… scappo! Però, chi ha una passione e un talento per questo come per altri lavori artigianali, dovrebbe essere messo in condizioni di poterlo sfruttare. Invece ora, un rammendo (vi ricordate ad esempio l’uovo per le calze?) viene sostituito dall’ ”usa e getta”. Una cosa rotta non si aggiusta più ma si sostituisce. I lavori artigianali dell’umbrelee, cadregatt, magnan e così via sono tramontati grazie a questa mentalità consumistica. Insieme a questi mestieri è tramontata l’arte. Ora tutto è fatto in serie, acquistato in batteria con la conseguenza che la creatività viene soffocata e la voglia di imparare un mestiere viene meno. Oggi il lavoro non appassiona più perché non soddisfa. Mia mamma per un po’ ha fatto manovalanza in una sartoria, con rigide tempistiche e obblighi che le impedivano di creare dovendo confezionare ciò che già era deciso. I suoi occhi erano persi. La mente una macchina da lavoro senza personalità ne soddisfazione. Terminato il periodo (contratto a termine, ah che brutte parole), per un po’ non ha più voluto vedere una macchina da cucire. Ma in una persona che ha dentro un mestiere che fa parte di lei, il desiderio di ricominciare prima o poi riemerge. Così (mio malgrado) camera mia per anni è stata trasformata in una attrezzatissima sartoria con ur “cavagn di pezz”, “güge e gügitt da tücc i part, anca par tera” e macchina da cucire sempre in movimento. Il suo massimo è stato quando le ho dato carta bianca per la creazione del mio vestito da sposa. Mai vista un’energia tale nei suoi occhi indaffarati. La creatività non si calpesta, ma si incentiva, si apprezza… sempre… anche e soprattutto ora che il mondo si è appiattito


Reff e gügia


“Sta atenta va mia in gir a pè biot!
A ghin gugit par tera insemaa tuchelin da strasc”.
La me mama l’è na sarta e l’ha fai la piscinina
La laura sempar in cà a cüsì taià e pruà
Reff e gügia sempar in man
e giò ul co, la và innanz pian
Vestì giach e camisett
Nanca la sira la dismett
Ur laurà de ra piscinina
Da la sera a la matina
Vo in lecc cunt ur sentì
La machina da cüsì
Ma dessedi e senti ammò
Ur mutur che al va sü e giò

“Prua chesta camiseta
Al’è un bel tesü de seta
Prua i soch prua i calzuni
Chi lì ai scurti,
i soch però van a dunduni…”
i gügitt sempar in boca
e ur vestì guai a chi al toca
in ra me stanza a g’ho un manichin
al ma fa stremì
de sira quand vo a durmì
e un quei d’ün al ma dumanda:
“te vörat fa ur laurà de ra to mama”
mi ga rispundi :
”per piasè! Vüna in famiglia al’è assè”

però mo che sunt già granda
pensi ca l’è un gran pecà
che stu gran bel laurà
l’è andai dirsmentegà.

Ago e filo


“Stai attenta, non andare in giro a piedi nudi, ci sono gli spilli per terra, insieme a pezzetti di stracci!” Mia mamma è una sarta, prima ha fatto l’apprendista, lavora sempre in casa a cucire, tagliare, provare. Ago e filo sempre in mano e giù la testa, va avanti piano:vestiti, giacche e camicette, non smette nemmeno di sera. Il lavoro della sarta, da sera a mattina, vado a letto con il sentire la macchina da cucire, mi sveglio e sento ancora il motore che va su e giù. “Prova questa camicetta, è un bel tessuto di seta! Prova la gonna, prova i pantaloni, quelli li accorcio, la gonna però non è rifinita…” Gli spilli sempre in bocca (per averli a portata di mano pur avendo le mani impegnate. Non fatelo anche voi, non è una bella abitudine) il vestito, guai a chi lo tocca. In camera mia ho un manichino che mi fa spaventare, la sera quando vado a dormire, e qualcuno mi chiede: “vorresti fare il lavoro di tua mamma?” Io rispondo “ma per favore, una in famiglia è abbastanza”. Però, ora che sono cresciuta penso che sia un gran peccato che questo gran bel lavoro sia stato dimenticato.


Diana Ceriani


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