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Il debito pubblico che erode le nostrecase
di Luca Bertagnon 24/7/2014
 
 
Il debito pubblico che erode le nostrecase

Nuovo record assoluto del debito pubblico, che a maggio ha raggiunto i 2.166,3 miliardi, con un incremento di bem 20 miliardi sul mese precedente. Dalla lettura del dato che fa Banca d’Italia nel suo ‘Bollettino statistico di finanza pubblica’, emerge come il peso maggiore della spesa sia da imputarsi ai conti delle amministrazioni centrali. Cala invece il debito delle Regioni e delle Province autonome a fronte della stabilità del debito complessivo delle Province e al leggero incremento del debito dei comuni, che passa dai 47,6 ai 48 miliadi. Dopo gli ‘sforzi’ dei governi Monti e Letta, dopo le cure da cavallo imposte ai contribuenti e soprattutto grazie alla sbandierata spending review, con tanto di taglio di province, di auto blu, di stipendi, il buon Renzi, al quarto mese di governo, può vantare il bel risultato di un meno 59,143 miliardi, con un ritmo di quasi 15 miliardi al mese di incremento del debito.


I riferimenti a Monti e a Letta non sono casuali e mirano a vanificare l’alibi di imputare i propri insuccessi all’eredità del passato: Renzi infatti, in materia di politica economica, si muove in continuità con i suoi predecessori la cui azione di contenimento della spesa, se fosse stata reale, avrebbe già dovuto cominciare a dare i suoi frutti. Il dato sulla crescita incontrollata ed incontrollabile del debito pubblico ci dimostra, numeri alla mano, tutta un’altra realtà, aprendoci ulteriormente gli occhi sulla reale mancanza di volontà, da parte di qualsiasi governo, di incidere realmente sulla spesa, perché si dovrebbe incidere sulla spesa improduttiva, sui privilegi e su quell’ampia classe parassitaria che campa sul debito e alla quale nessuno riesce più a tagliare le unghie. L’aumento esponenziale del debito del resto è una malattia endemica, alla quale i cittadini sembrano del tutto assuefatti. Assuefatti o rassegnati, così come la crescente disaffezione al voto e all’attività politica sembrerebbero dimostrare. Di fronte al dilagare della spesa pubblica e in previsione di una progressiva quanto inevitabile contrazione delle entrate fiscali, determinata dalla crisi e dalla difficoltà di fare impresa in Italia, il potere, quello vero, dell’Europa e dei mercati, non sembra stracciarsi le vesti più di tanto in quanto è ormai chiaro come si alimenterà la voragine della spesa pubblica in futuro: con il patrimonio dei cittadini italiani. Dopo aver minato stipendi e potere d’acquisto delle famiglie e dopo avere compromesso il sistema produttivo del Nord, il prossimo passo è quello di attaccarsi alla casa, ed in generale al patrimonio immobiliare dei privati.


Già si sono potute apprezzare le avvisaglie di questa nuova frontiera dell’oppressione verso i sudditi, con l’incremento, sempre col trio Monti, Letta Renzi, di tasse sulla casa pari ad una ‘patrimonialina’ di circa trenta miliardi. Ma quello a cui si è assistito fino ad oggi con i balletti ICI, IMU, TARSU, TASI, ..., è solo l’avvisaglia di un’offensiva ben più cospicua, che avrà il suo elemento di forza nella revisione degli estimi catastali. La strategia dello stato onnivoro e rapace è già perfezionata da tempo e si fonda sul fatto che le rendite catastali sono ‘ferme’ da tempo e non rispecchiano la reale consistenza del patrimonio immobiliare italiano. A ben guardare ciò non è completamente vero in quanto, negli anni si sono sperimentati una serie di correttivi e di aggiustamenti tali da adeguare costantemente la tassazione sulla casa e, soprattutto negli ultimi anni, l’opera di sostanziale adeguamento dei valori catastali è risultata evidente. Si è trattato di correttivi non sempre omogenei e tra loro coerenti, molto meglio un bel colpo di spugna per ripartire alla grande con la lievitazione del dato di base (la rendita)! In tal modo, si otterrebbe come risultato l’inevitabile innalzamento esponenziale di tutti i parametri, i correttivi, gli indici, che originano dalla rendita e vanno ad influire sull’entità della tassazione finale, con un effetto moltiplicatore delle tasse sulla casa che si configurerebbero come una vera e propria PATRIMONIALE a carico di famiglie, operai, impiegati e pensionati, purché proprietari di casa. Con questo ennesimo scippo nei confronti dei propri sudditi, lo stato centralista e sprecone si prepara a colmare la voragine del proprio debito pubblico, alla faccia delle riforme e della razionalizzazione della spesa che rimarranno, come sempre, i soliti buoni propositi a mero fine propagandistico per fingere di cambiare tutto per non cambiare nulla.


Luca Bertagnon


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