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L'indipendenza del Veneto come unica soluzione positiva alla crisi economico-finanziaria
di VeronaEconomia 3/7/2014
 
 
L'indipendenza del Veneto come unica soluzione positiva alla crisi economico-finanziaria

Le regole imposte dall'euro pur in presenza di un clima giornalistico-politico italiano tanto idilliaco quanto distante dalla realtà stanno distruggendo tutta l'economia veneta. Pesanti ritardi infrastrutturali, legati a sprechi inenarrabili, a storture giuridiche ed a una burocrazia da terzo mondo rendo il sistema italiano insostenibile. A questo va aggiungendosi il pesante aggravo legato ad una politica monetaria assurda che i media nazionali fanno finta di ignorare. Abbiamo uno spread migliorato nel numero ma non nella sostanza perchè: 1°) va tenuto conto dell’inflazione attuale ( ora, che siamo in deflazione, i debiti costano di più anche se il tasso nominale della BCE è dello 0,25% ); 2° il differenziale è calato anche perché sono aumentati i tassi tedeschi ( cresciuti di oltre 100 bp). Per capire poi la portata dell’azione del Governo sulle imprese (quelle venete in particolare dato che non godono di particolari agevolazioni come nel resto d’Italia spesso accade) si deve ricordare che il Governo Letta, tra i dati di base concui ha preparato la manovra ( PIL, tassi BCE, spread, ecc) ha già dato per scontato che nei prossimi mesi e anni lo spread medio sarà di 150 punti base e quindi il fatto che ora siamo a 200 rende poco credibili i conti attuali che dovranno subire vistose correzioni ( leggasi più entrate dato che tagli pare impossibile farne). Fatte queste doverose sottolineature per capire meglio,l’oggi ed il futuro che si prospetta, ora continuiamo con la nostra analisi.


La moneta unica comporta l'obbligo del pareggio di bilancio che per un Paese debole e mal governato come l'Italia si traduce in una tassazione insostenibile per chi lavora.


Per capire meglio si deve aprire una parentesi il più semplice possibile sui sistemi monetari, che sono quelli che regolano gli scambi di beni e servizi. Ad un certo punto gli scambi commerciali si possono bloccare anche per il malfunzionamento della moneta e delle regole connesse.


Nello SME (Sistema Monetario Europeo), sistema precedente che regolava le monete, erano possibili allineamenti per eliminare differenze competitive fra le varie economie (ogni riallineamento attribuiva un piccolo vantaggio competitivo allo Stato debole svalutandogli la moneta e rendendo di fatto più competitivi i prodotti interni)


Nel 1992, in seguito ad intense tensioni finanziarie la Lira è uscita dallo SME.


Cosa è accaduto nel 1992 di tanto diverso dai giorni nostri?


In analogia ai giorni nostri nel 1992 era più conveniente acquistare un prodotto estero rispetto ad uno italiano (per esempio era più conveniente comperare un'auto tedesca rispetto ad una italiana).


Anche allora si temeva l'uscita dallo SME ed i governanti dell'epoca come quelli attuali si sono rilevati incapaci di gestire la situazione cercando di difendere una situazione che non solo era insostenibile ma era addirittura sconveniente, perchè il mercato riequilibrava a favore nostro.


Nel 1992 il tentativo folle di difendere il cambio della Lira ha indotto l'Italia a vendere marchi e dollari (tutte le riserve valutarie disponibili) e comperare Lire, per sostenere il cambio, poi svalutato comunque del 30%, e quindi in pochi giorni si sono bruciati qualcosa come 48 miliardi di dollari. Anche in questo caso si deve aprire un'altra piccola parentesi perchè è difficile commentare questo evento tra l'altro strettamente collegato a quello che stà accadendo in questo momento sui titoli di Stato italiani. In pratica risulta estremamente difficile capire se si tratta di una semplice miopia o piuttosto della volontà di concedere aiuti ad alcuni Istituti di Credito che devono effettuare le coperture prima di un certo evento ovviamente scrupolosamente a spese della collettività.


Attualmente l'evento potrebbe essere una moneta a due velocità, e bisogna ricordare che lo spread basso significa che i titoli italiani a medio termine mantengono il loro valore e ciò permette alla banche tedesche di vendere i nostri titoli senza subire delle perdite.


I Paesi aderenti ad una moneta unica devono appartenere ad aree omogenee, con parametri economici omogenei, le entrate e le uscite devono avere la stesse proporzioni rispetto al PIL.


Questo articolo si propone di illustrare in due parole che a far parte della moneta unica devono esserci solo zone omogenee se si vuole avere una crescita economica identica su tutto il territorio.


Il debito pubblico non è così rilevante come si potrebbe pensare a prima vista.


Se si pensa in piccolo ad una famiglia un grosso debito può essere ben sostenuto da un adeguato reddito, quindi la stesa cosa vale in grande per uno Stato. Però come in una famiglia sono le spese che non possono essere superiori alle entrate. Inoltre affinché una famiglia posso andare avanti non ci possono essere familiari che risultano a carico degli altri.


La zona all'interno della stessa moneta deve essere omogenea perché altrimenti il tentativo di raggiungere il pareggio di bilancio per un Paese debole comporta l'aumento eccessivo delle tasse e quindi dei costi interni dei beni, oltre a portare i prezzi dei prodotti fuori mercato causa quello che stà accadendo proprio in questo momento in Italia ; cioè l'innescarsi della spirale negativa keynesiana.


E' fin troppo facile da spiegare; nel tentativo di raggiungere il pareggio di bilancio, si alzano le tasse; diminuiscono i consumi ; chiudono le aziende che producono; aumentano i disoccupati; diminuiscono ancora i consumi ; diminuisce il gettito fiscale, allora si aumentano di nuovo le tasse, che alimenta la spirale economica negativa.


La situazione è molto peggio di quello che può apparire a prima vista perchè lo Stato nel lungo declino prima di fallire trascina nel fallimento tutte le aziende della parte produttiva del Paese.


Il Veneto può perdere la propria economia e solo dopo fallisce lo Stato italiano ma solo come conseguenza.


Gli economisti favorevoli ai cambi flessibili affermano che l'aggiustamento dei cambi aggiusta gli squilibri della bilancia dei pagamenti, si tratta di un meccanismo automatico del mercato dei cambi.


Con i cambi flessibili, se un Paese non esporta perché ha prezzi troppo alti la conseguenza consiste in un deprezzamento della moneta in seguito alla diminuzione della domanda di moneta degli importatori stranieri. Questo deprezzamento della moneta rilancia le esportazioni.


In effetti nel 1992 l'Italia aveva un deficit commerciale con l'estero e la svalutazione del 30% ha risolto il problema senza nessuna conseguenza per famiglie ed imprese. Ovviamente si è dimostrato che la svalutazione del 30% non ha influito sui costi dell'energia perché la parte preponderante è costituita dalle accise.


La Germania ora esporta tanto, ma se gli importatori stranieri chiedessero marchi per comperare prodotti tedeschi il marco si rivaluterebbe rendendo meno competitivi i prodotti tedeschi.


Quindi fino ad ora la Germania ha partecipato al banchetto dell'euro con grossi guadagni (con la bilancia dei pagamenti verso l'estero super attiva) ma se tra poco deve sostenere la spesa per un fondo salva Stati probabilmente uscirà dall'euro essa stessa.


L'uscita dall'euro dei Paesi forti sembra essere l'ipotesi più plausibile anche se in questo momento non si sono ancora verificate le condizioni affinché questo avvenga.


Quindi una moneta unica all'interno di un'area non omogenea favorisce i Paesi forti e questo spiega l'attuale crescita non omogenea interna fra i vari Stati.


C'è da chiedersi se alla Germania convenga avere una moneta più forte della nostra così da perdere il vantaggio competitivo? La risposta è ovvia.


Sia in Italia che in Germania diventerebbe conveniente acquistare le auto italiane rispetto a quelle tedesche, questo vale per tutti i prodotti, e di fatto verrebbe concesso un vantaggio competitivo alle imprese del nord e quindi anche del Veneto.


Il Veneto rappresenterebbe una zona forte all'interno di uno Stato debole con moneta debole. Questo dovrebbe far capire che le aree devono essere per forza omogenee anche all'interno della stesso Stato, altrimenti in questo caso a perderci potrebbe essere il Paese forte, ed ovviamente la soluzione deve andare bene per tutti. Il problema si può risolvere ridisegnando i confini attuali degli Stati, creando zone omogenee altrimenti è in gioco l'intera economia veneta.


Secondo questa tesi che prevede le zone omogenee con la stessa moneta comporta ovviamente che l'Italia dovrebbe avere una diversa moneta per le diverse aree.


In quest'ottica il Veneto indipendente potrebbe rappresentare il primo esempio concreto e corretto.


Una moneta debole per l'area debole rappresenta l'unica possibilità di una vera ripresa economica, non basata sul sussidio che non produce nulla ma addirittura amplifica il differenziale di crescita. Il sud potrebbe beneficiare di una moneta competitiva per rilanciare i suoi prodotti compresi quelli turistici, ed un esempio concreto lo abbiamo già avuto nel 1992 con l'uscita dallo SME da parte dell'Italia.


Ecco spiegato il perché l'indipendenza del Veneto deve essere vista in positivo da tutti.


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