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Gli asini volano?
di Fiero Cisalpino 9/11/2012
 
 
Gli asini volano?

Ebbene sì, gli asini volano! Del resto lo vedete tutti che gli asini volano, … com’è bello e divertente vedere tutti questi asini che volano nel cielo … e potremmo andare avanti a ripetere all’infinito questo medesimo concetto nell’intento d convincere i più sulla veridicità della strampalata teoria degli asini che volano, e con la certezza che, alla fine, la maggioranza finirebbe col crederci davvero.

Si tratta semplicemente di una collaudata strategia di comunicazione che, attraverso la ripetizione ossessiva, magari da parte di voci autorevoli e possibilmente senza contraddittorio, porta ad un autentico convincimento, anche su teorie inverosimili o strampalate. E’ la strategia che sta mettendo in atto il potere finanziario dominante per farci digerire i sacrifici imposti da un governo Monti che non sta risanando un bel niente, salvo rastrellare, ancora una volta, nello stile dei peggiori governi del pentapartito, gli ultimi spiccioli dalle tasche dei cittadini.

Ci raccontano ripetutamente che non avevamo scelta, che stiamo facendo un doveroso sacrificio finalizzato al risanamento ed alla ripresa, fino a fantasticare che non vi è stato un reale aumento della pressione fiscale, ma che si è trattato solo di una inevitabile, utile, razionalizzazione del prelievo, verso un fine ultimo di ripresa, prosperità e benessere per tutti. Ce lo raccontano con tanta veemenza, passione e convinzione, continuamente ed incessantemente che qualcuno si sta davvero convincendo che deve essere proprio così.

Poco importa l’evidenza degli aumenti dei carburanti, delle sigarette, delle marche da bollo, delle tasse sulla casa, rispolverando i peggiori arnesi dei governi più spendaccioni ed irresponsabili della storia della repubblica; dietro la scusa del risanamento tutto è consentito.

Che volete che sia un abnorme numero di dipendenti pubblici che alimentano inconsapevolmente un’insaziabile macchina burocratica che soffoca e distrugge l’economia e l’iniziativa privata? Con la diminuzione delle province risolviamo ogni problema. E potremmo andare avanti con gli esempi, evidenti, inconfutabili, convincenti; tanto domani troveremo un presidente del consiglio, contrappuntato dal serio Casini e dall’autorevole Napolitano, pronto a ripetere la solita tiritera di fandonie, ripreso e amplificato in video, nei telegiornali, citato e rimbalzato dagli opinionisti.

Come è possibile, ci si chiede, che la gente sopporti un’infinità di fandonie di tal fatta senza indignarsi e scendere in strada con i forconi? Che subisce passivamente il prelievo infinito di uno stato insaziabile e sciupone? L’opera di convincimento di massa non si basa solo sulla continua ripetizione delle tesi più improbabili funzionali al potere dominante, ma si poggia su un lavoro preparatorio, pianificato o non pianificato non importa, ma in atto ormai da anni, teso, attraverso un’idea di benessere di facciata, costruito sul mero possesso di oggetti, ad uccidere gli ideali.

Lo scopo primario della vecchia e stanca società europea sembra sempre di più quello di raggiungere la felicità attraverso il possesso di status simbol da reperire facilmente sul mercato. Le donne e gli uomini europei si sentono giusti, civili, tolleranti, arrivati, detentori di un benessere e di una supremazia sul mondo, non hanno un reale progetto per il futuro, non hanno reali obiettivi perché sono convinti di avere ormai tutto.

Coerentemente con questa idea si lavora alacremente, come formiche, per accaparrarsi l’inutile, il vacuo e l’apparenza, ci si inventano norme assurde sulla curvatura delle banane, si moltiplicano esponenzialmente gli adempimenti burocratici fini a se stessi al solo scopo di creare impegni, occupazioni, e preoccupazioni, che servono a tenerci impegnati, a costruire una sorta di mondo parallelo, di facciata, tutto basato sulla forma e sulle cose.

La crisi di obiettivi, di pensiero e di ideali e la contemporanea e smaniosa corsa ad accaparrarsi gli oggetti porta a quel torpore funzionale ai disegni di un capitalismo finanziario che vede gli europei ormai solo ed unicamente come un unico grande mercato dove piazzare, con fortissimi margini di guadagno, prodotti concepiti ed assemblati altrove, mentre tutti, con il naso per aria, stanno a vedere contenti … gli asini che volano.


Fiero Cisalpino
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