Nuovo aggiornamento
Vignette
Barconi e terrorismo: Alfano rassicura...

Storico Vignette

Lavagna
News > Opinioni > Sintomi di un sistema in crisi: aumentano le percentuali ma diminuisce il consenso

Sintomi di un sistema in crisi: aumentano le percentuali ma diminuisce il consenso
di Luca Bertagnon 3/7/2014
 
 
Sintomi di un sistema in crisi: aumentano le percentuali ma diminuisce il consenso

Con l’accordo sulla guida del nuovo governo dell’Europa, del quale ci viene relazionato dai media più in termini di gossip che di informazione politico/istituzionale, si completa la normalizzazione di facciata, con l’illusione di sopire definitivamente i malumori derivanti dalla crisi economica e di competitività che colpisce l’intero nostro continente. Ho usato il termine normalizzazione perché, nonostante i forti timori per un successo elettorale dei movimenti euro-scettici, le formazioni tradizionali (popolari e socialisti europei) sono riuscite a mantenere la barra del comando dell’Europa, trovando l’intesa sulla nomina di Jean Claude Juncker per la presidenza della Commissione. Nelle intenzioni della nomenklatura, Junker dovrebbe garantire, per i prossimi anni, la piena continuità con la linea politica, fallimentare, fin qui adottata dall’Europa, facendosi beffe del borbottio sempre più rumoroso ed insistente che giunge dalla base. Come al solito si finge di stracciarsi le vesti per il clamoroso successo della Le Pen, con la convinzione profonda, complice il tempo e la capacità di ‘comprare’ il dissenso, di far rientrare i fastidiosi sussulti dei contestatori. Il caso italiano, a noi più vicino e noto, è emblematico: ci troviamo, dopo decenni di lotte, di indignazione e di proteste con una riedizione, in salsa renziana, del vecchio blocco di potere DC-PCI, che può vantare percentuali di consenso pari a quelle della DC dei tempi migliori. In questo quadro desolante la corruzione è sempre più spregiudicata e diffusa, serpeggiano ingiustizia e impunità, proliferano i burocrati e i parassiti e soprattutto dobbiamo constatare il progressivo ed inesorabile smantellamento del nostro sistema produttivo del Nord, che da sempre è stato la vera forza della nostra nazione.


Così come è avvenuto per l’Italia, anche in Europa sembra che le forze della conservazione abbiano avuto ancora una volta il sopravvento, con la prospettiva di una ulteriore radicalizzazione del malessere e della crisi latente e con l’accrescersi del divario tra i pochi ricchi, sempre più ricchi, ed una massa di poveri sempre più in difficoltà, con l’azzeramento della classe borghese in fase di proletarizzazione. Ci sarebbe da deprimersi, soprattutto analizzando le percentuali di consenso dei partiti della conservazione; viene però sempre sottovalutato un aspetto: quello della non partecipazione al voto. Certo il dato dell’astensione è talmente eclatante che non può essere sottaciuto dai media, ma poi, nella sostanza del dopo voto, si dimentica l’esercito degli astenuti, ritenendo di poter infilare la testa sotto la sabbia, continuando come se niente fosse. Ecco perché ho parlato di normalizzazione di facciata ed ecco perché c’è da ritenere che la guida di Juncker non sarà così in discesa come si potrebbe supporre. Di fatto assistiamo, sia in Italia che in Europa, alla presenza di due schieramenti: uno più conservatore, che si riconosce nei partiti al governo, ed uno, di gran lunga maggioritario, che si ritrova in parte nelle forze estreme o di opposizione, ma che soprattutto ingrossa le fila degli astensionisti. Siamo quindi di fronte ad una maggioranza, reale, di oppositori o di scontenti dell’attuale sistema, che non si sente rappresentata dai partiti, relegata in un limbo, in attesa di trovare qualcosa o qualcuno nel quale riconoscersi e verso cui orientare il proprio consenso ‘congelato’. Aggregare ed indirizzare questo dissenso è il vero rebus, che no può più essere sciolto dal politico di turno o da chi abbia l’ambizione di occupare un posto di potere.


Questo gioco ormai non funziona più, si è finalmente capito come l’ingresso nella stanza dei bottoni sia in grado di corrompere anche gli animi più limpidi e solidi e quindi non ci si fida più a firmare deleghe in bianco per questo o quel leader politco, almeno da parte di coloro che non si sentono rappresentati dall’attuale sistema. Come risolvere quindi il rebus? Come canalizzare l’enorme dissenso latente per provare a cambiare sul serio? Una risposta convincente la stanno offrendo, a livello europeo, quei territori con forti legami identitari. In Catalogna, in Scozia, nelle Fiandre ed in Veneto, non abbiamo un leader politico che spopola e fa proseliti, ma un sistema, non necessariamente omogeneo, di forze e di associazioni che, riconoscendosi nella propria terra e nelle proprie tradizioni, non si affidano al capopopolo di turno ma uniscono le proprie forze nella lotta per la propria libertà, autonomia ed autodeterminazione, e con ciò si pongono come reale alternativa al potere costituito. Con questa nuova opportunità, che contrappone al sistema dirigistico dei partiti e delle elites al potere un sistema delle autonomie, i Popoli possano ritrovarsi in un sistema di gestione della cosa pubblica più vicino ai cittadini, con la voglia di tornare a partecipare occupandosi di politica nel senso più nobile del termine. L’appuntamento è a dopo la pausa estiva con i referendum di Scozia e Catalogna che speriamo possano dare, alla palude di Bruxelles, una scossa un po’ più incisiva di quanto siano state le elezioni europee che rappresentano la vera occasione perduta per coloro che avevano la speranza di un cambiamento.


Seguici anche su:


 
Centro studi L'Insorgente © 2012 - 2014

Insorgente.com è la versione on line de “L’Insorgente”
Registrazione Tribunale di Varese n°846
Editore e proprietario “Centro Studi L’Insorgente” C.F. e P.IVA 95056410126