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La Riforma del Senato del Governo Renzi. Un'alternativa.
di Giuseppe Battarino 3/7/2014
 
 
La Riforma del Senato del Governo Renzi. Un'alternativa.

Nell’Assemblea Costituente, in ben trentuno sedute, si parla con passione di quali saranno le regioni italiane: l’Emilia distinta dalla Romagna, la Lunezia, il Salento, il Cilento; si disegna un’Italia centrale etrusca non toscana e non laziale. Gli argomenti sono affascinanti, la ricerca di istituzioni vicine alle popolazioni è intensa. Ma alla fine, il 30 ottobre 1947, ci si arrende all’impossibilità di risolvere un problema che i Costituenti ritenevano determinante: i nomi delle Regioni saranno le “denominazioni storiche tradizionali”. Per il momento, cioè, si chiameranno “regioni” i raggruppamenti di province disegnati sugli annuari statistici del Regno d’Italia dal 1878 in poi. Manca il tempo necessario. Il Capo provvisorio dello Stato, De Nicola, preme sul presidente della Costituente, Terracini, per la rapida approvazione della Costituzione, necessaria a un Paese ancora diviso e stremato dalla guerra. Nella XI Disposizione transitoria, discussa e approvata in extremis, il 5 dicembre 1947, pochi giorni prima della fine dei lavori della Costituente, si prevede che nei cinque anni successivi si possano formare altre Regioni (cioè le vere Regioni italiane) modificando l'elenco provvisorio, con una procedura semplificata. Il giorno prima si discute ancora – ma è troppo tardi – delle regioni “vive” e non riconosciute: Terracini parla del Salento, Morelli dell’autonomia della regione Molise (che verrà riconosciuta nel 1963); Perassi ricorda che la zona del lago Maggiore e la provincia di Novara non sono Piemonte (concordiamo: sono Insubria). Poi il provvisorio è diventato definitivo, e sino a oggi abbiamo avuto delle regioni di cartone, alcune storicamente, economicamente e demograficamente coerenti, altre per niente. La spinta riformatrice che in questi mesi investe l’ordinamento costituzionale ha dimenticato questo precedente storico decisivo. Strano davvero, considerato che la profonda modifica del Senato si associa al superamento delle province e a una tendenza a rivedere i poteri delle Regioni (che non sembrano averne fatto buon uso, non solo per qualche scandalo ma anche per il drenaggio di risorse pubbliche e la conflittualità continua con lo Stato). La prima attuazione dell’ordinamento regionale, nel 1977 prevedeva strutture regionali semplici, snelle, coordinate con i Comuni: se si guardano, ora, i mostruosi grattacieli milanesi della Regione Lombardia, ci si accorge che qualcosa è andato storto (a danno dei cittadini). La politica ha i suoi tempi e le sue accelerazioni improvvise. Ma un elogio della lentezza e della pura e semplice elaborazione intellettuale, fatte queste premesse, suggerisce un gioco possibile. Se ci fossero ancora i Costituenti, se ci fosse Costantino Mortati, che chiedeva “una razionale delimitazione delle Regioni” si potrebbe proporre un nuovo articolo 57 della Costituzione scritto in questo modo:

Art. 57 Il Senato delle Autonomie è composto dai rappresentanti delle Istituzioni territoriali. Fanno parte di diritto del Senato delle Autonomie i Presidenti delle Giunte regionali e i Presidenti delle Province autonome di Trento e di Bolzano. La durata del loro mandato coincide con quella degli organi nei quali sono stati eletti. La legge disciplina il sistema di elezione dei senatori, in numero di novanta, da parte dei Sindaci dei Comuni italiani e delle Città metropolitane. Il loro mandato dura quattro anni. Dieci cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario, possono essere nominati senatori dal Presidente della Repubblica. Il loro mandato dura sette anni.

E poi proporre una legge attuativa (i nostri fulminei riformatori del 2014 lo dovranno fare, per il nuovo Senato smart, e non sarà facile) che il gioco intellettuale rende divertente, perché – visto che dalle colonne di questo giornale non si fanno le leggi – ogni lettore potrà mettersi davanti a una carta geografica d’Italia e mandare avanti il gioco, con le sue modifiche:

“Elezione dei Senatori, ai sensi dell’art. 57, quarto comma, della Costituzione” art. 1 “I Senatori di cui all’art. 57, quarto comma, della Costituzione sono eletti dai Sindaci dei Comuni italiani e delle Città metropolitane in numero di due per ciascuna Istituzione territoriale” art. 2 “Le Istituzioni territoriali dalle quali sono eletti i senatori sono le seguenti: - Città metropolitana di Bari
- Città metropolitana di Bologna
- Città metropolitana di Firenze
- Città metropolitana di Genova
- Città metropolitana di Milano
- Città metropolitana di Napoli
- Città metropolitana di Torino
- Città metropolitana di Reggio di Calabria
- Città metropolitana di Roma
- Città metropolitana di Venezia
- Valle d’Aosta (Comuni della Valle d’Aosta)
- Piemonte (Comuni delle province di Torino, Cuneo, Asti, Alessandria, Biella, Vercelli)
- Insubria (Comuni delle province di Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Varese, Como, Lecco)
- Lombardia (Comuni delle province di Milano, Lodi, Pavia, Monza e Brianza)
- Valtellina (Comuni della provincia di Sondrio)
- Orobia (Comuni delle province di Bergamo, Brescia)
- Padania (Comuni delle province di Cremona, Mantova)
- Trentino (Comuni della provincia di Trento)
- Alto-Adige (Comuni della provincia di Bolzano)
- Veneto (Comuni delle province di Venezia, Bellluno, Padova, Rovigo, Treviso, Verona, Vicenza)
- Friuli (Comuni delle province di Udine, Pordenone)
- Venezia-Giulia (Comuni della provincia di Trieste)
- Liguria (Comuni delle province di Genova, Imperia, Savona)
- Lunezia (Comuni delle province di Piacenza, Parma, La Spezia)
- Emilia (Comuni delle province di Bologna, Reggio nell’Emilia, Modena, Ferrara , Ravenna)
- Romagna (Comuni delle province di Forlì, Rimini, Pesaro e Urbino)
- Marche (Comuni delle province di Ancona, Macerata, Ascoli Piceno)
- Toscana (Comuni delle province di Firenze, Massa e Carrara, Pistoia, Prato, Lucca, Pisa, Livorno, Arezzo, Siena)
- Etruria (Comuni delle province di Grosseto, Viterbo, Terni)
- Umbria (Comuni della provincia di Perugia)
- Lazio (Comuni delle province di Roma, Rieti, Frosinone, Latina)
- Abruzzo (Comuni delle province dell’Aquila, Teramo, Pescara)
- Molise (Comuni delle province di Campobasso, Isernia)
- Campania (Comuni delle province di Napoli, Caserta)
- Irpinia-Sannio (Comuni delle province di Avellino, Benevento)
- Cilento (Comuni della provincia di Salerno)
- Puglia (Comuni delle province di Bari, Foggia, Taranto)
- Salento (Comuni delle province di Lecce, Brindisi)
- Basilicata (Comuni delle province di Potenza, Matera)
- Bruzia (Comuni della provincia di Cosenza)
- Calabria (Comuni delle province di Catanzaro, Reggio di Calabria, Crotone, Vibo Valentia)
- Sicilia Orientale (Comuni delle province di Messina, Catania, Siracusa, Ragusa, Enna, Caltanissetta)
- Sicilia Occidentale (Comuni delle province di Palermo, Trapani, Agrigento)
- Sardegna Meridionale (Comuni delle province di Cagliari, Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra)
- Sardegna Settentrionale (Comuni delle province di Sassari, Olbia-Tempio, Nuoro, Oristano)

art. 3 “I due Senatori di ciascuna Istituzione territoriale sono eletti a scrutinio segreto tra i componenti dell’Assemblea composta da tutti i sindaci dei Comuni compresi nella Istituzione. Le Istituzioni corrispondenti alle Città metropolitane sono composte dai consiglieri della Città metropolitana”.

Servono, tecnicamente, ancora due commi e un altro breve articolo. Ma il gioco della riforma rispettosa della Costituzione dei Costituenti per ora può finire qui.


Giuseppe Battarino
Tratto da: "L'Ordine, supplemento settimanale de La Provincia, domenica 29 giugno 2014"


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