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Il colpo di mano dei gattopardi sul referendum veneto
di Francesca Carrarini 19/6/2014
 
 
Il colpo di mano dei gattopardi sul referendum veneto

La parola d’ordine in Veneto é negoziare. Si é negoziato per tre volte in Consiglio Regionale, altrettante in prima commissione Affari Istituzionali, si é negoziato ieri e oggi a palazzo Ferro Fini. E si tornerà a negoziare anche oggi dalle 10 e 30. Ma la negoziazione più bella sarà quella che spetterà al governatore della Regione Luca Zaia, a cui il consiglio – nel pomeriggio di ieri e con 33 favorevoli, 12 contrari, 2 astenuti e 4 non votanti – ha dato mandato di “negoziare con il Governo un negoziato volto a definire il contenuto di un referendum consultivo finalizzato a conoscere la volontà degli elettori veneti circa il conseguimento di ulteriori forme di autonomia della Regione del Veneto”. E, se ve lo state chiedendo, la risposta é si: negoziare con lo stesso governo centralista che oggi sta facendo il diavolo a quattro per abrogare l’articolo 16 della Costituzione (quello che istituisce le Regione a statuto speciale) svuotando anche le gli istituti periferici delle poche materie di competenza esclusiva. E si, ancora: il mandato é stato dato a quello stesso Luca Zaia che i cittadini, quattro anni fa, hanno deciso di far salire a palazzo Balbi con il 62 percento di voti. Candidato di coalizione, ma tesserato per quel partito mezzo italiano, mezzo del Nord, che da anni incanta gli elettori con indipendenza, autonomia, federalismo, macroregione e chi più ne ha, più ne metta. Ma, per carità di Dio: in Italia di decisioni senza prima aver testato l’umore dei cittadini, si sa, non se ne sono mai prese.


La storia lo prova con i referendum su divorzio, abolizione dei ministeri e del finanziamento pubblico ai partiti: la voce del popolo é sempre stata sacrosanta. C’é quindi solo che da ringraziare gli eroi della rivoluzione, Costantino Toniolo e Carlo Alberto Tesserin di Nuovo Centro Destra, promotori del progetto di legge 392: con le loro negoziazioni a tutto campo il Veneto, finalmente e dopo anni di silenziose proteste, di suicidi di Stato e di votazioni pro indipendenza, dimostrerà di alzare la testa andando a Roma per chiedere – perfavore – di farci votare quello che al governo centrale risulterà più comodo in termini di “maggiore autonomia”. Ma non é neanche giusto dare ai due consiglieri tutto il merito: loro potranno sempre vantare, nella storia, lo status di “padri fondatori” di questa grande svolta veneta. Ma il lavoro è stato di squadra: non parliamo solo dei 33 consiglieri che hanno detto si a questo innovativo progetto, ma anche a quelli che, domani, deporranno le armi su un piatto d’argento firmato “schiavi di Roma“. Dopo il rinvio di martedì, e quello di ieri sera, domani mattina finalmente il Consiglio metterà al voto il famigerato progetto di legge 342 per l’indizione di un referendum consultivo per l’indipendenza del Veneto. Qui nessuna negoziazione, solo fatti. Se passerà, con grande probabilità, al testo sarà allegato anche l’emendamento proposto da Gustavo Franchetto di Futuro Popolare: “Sospendere, per l’occasione, l’applicazione dell’articolo 4″ (che in realtà é il 17 della legge regionale 7 novembre 2003) che prevede la ricezione, da parte del Consiglio ed entro il termine massimo di dieci giorni, dell’esito della consultazione popolare. E come potrebbe essere diversamente: non si potrà certo pretendere che – giocate le carte – la classe dirigente eletta decida di diventare inplebiscito veneto (foto di E.Brutti) tutto e per tutto la rappresentate istituzionale del popolo che l’ha eletta. Ma dove pensiamo di essere? In una democrazia in cui il popolo é sovrano? Ma per favore. La verità é che il popolo vota, spesso e volentieri, disinformato. Votare a favore dell’indipendenza senza sospendere l’articolo 4 significherebbe che, entro dieci giorni, il Consiglio Regionale sarebbe obbligato a prendere una decisioni in merito all’esito della consultazione. Franchetto, per spiegare il concetto, ha pure dovuto scomodare Barabba, quel personaggio evangelico vissuto all’epoca dei romani: un ribelle, forse anche assassino, liberato dalla folla che lo ha preferito a Gesú di Nazareth.


Il migliore esempio di disinformazione di massa, certamente calzante nell’era di internet, delle televisioni, dei giornali e della libertà d’opinione. La verità é che, lo avesse saputo prima il Partito Democratico, non si sarebbe scomodato a difendere con le unghie e con i denti la sovranità della Costituzione. Né Gennaro Marotta avrebbe richiesto, alle 17, l‘ennesimo rinvio in Commissione. Che, a conti fatti, sarebbe stato quasi meglio.


Francesca Carrarini
http://www.lintraprendente.it/2014/06 ... di-sul-referendum-veneto/


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