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Il Papa, la Padania, il Veneto e la ‘nostra’ Secessione
di Luca Bertagnon 19/6/2014
 
 
Il Papa, la Padania, il Veneto e la  ‘nostra’ Secessione

A volte mi diletto nell’esercizio di immaginare cosa ricorderanno i posteri dell’attualità; e il particolare momento storico che stiamo vivendo voglio illudermi che verrà ricordato per il prorompere delle idee e dei movimenti indipendentisti in Europa, quale avvio della ricostruzione del patto di convivenza e collaborazione europeo su basi nuove. L’esercizio di osservare l’oggi con la lente del futuro, oltre a ripulire gli eventi dal chiacchiericcio e dai bagliori dell’effimero, aiuta anche ad ordinare le idee sugli avvenimenti principali catalogandoli in funzione della loro reale portata. Questa premessa per sottolineare come la settimana scorsa si sia caratterizzata per alcuni fatti che, pur avendo avuto scarsa eco sulla stampa nazionale, sono da ritenersi estremamente importanti per l’indipendentismo nostrano, anche in funzione delle ripercussioni che sono destinati ad avere per il futuro.


La prima notizia per importanza è l’approvazione da parte del Consiglio della Regione Veneto della risoluzione per l’indizione di un referendum popolare per l’indipendenza del Veneto dallo stato nazionale. Si tratta di un atto formale senza precedenti in Italia, che vive in questi giorni di mondiali di calcio il suo abituale patriottismo di maniera, destinato a scemare rapidamente non appena si spegneranno i riflettori degli stadi e si percepirà l’entità della nuova stangata di tasse sulla casa. Altra notizia meritevole di analisi è l’esplicito riferimento fatto da Papa Francesco alla Padania, che è stata accomunata alla Scozia e alla Catalogna e quindi di fatto riconosciuta come una delle grandi regioni d’Europa. In questi giorni anche la ‘rifondazione’ del quotidiano on line l’Indipendenza, che di per se non rappresenta certo un momento topico nella storia dell’indipendentismo, ma che è testimonianza di un rinnovato fervore nel variegato, e a volte scomposto, mondo indipendentista che, attraverso le divisioni interne, vede moltiplicare le voci ed i punti di vista.


Ciò crea inevitabilmente una dissipazione di energie, e spesso anche una certa confusione, pur con l’auspicio che queste energie siano capaci di ricompattarsi al momento opportuno come è stato per il Veneto in occasione della mobilitazione per la pretesa di un referendum consultivo sull’autodeterminazione. Non resta quindi che inquadrare questi fatti, anche molto diversi tra loro, arrivando a definire, come cornice, la ‘nostra’ idea di ‘secessione’, che in realtà è più un plurale maiestatis di chi scrive, che il risultato di un confronto interno a questa libera testata. Convinto federalista, mi sono da tempo persuaso che la strada per arrivare alla forma di stato più congeniale all’Italia possa essere aperta esclusivamente attraverso la ricerca di autonomia e di completa indipendenza da parte delle singole Regioni.


Non è più, e forse non è mai stata, una questione di dualismo tra un Nord produttivo ed un Sud arretrato, non è una questione di solidarietà tra parti del paese con un diverso livello di sviluppo, il tema vero è quello di una oligarchia politica, finanziaria e di grossi imprenditori, che facendo leva sulle differenze e portando avanti una miope politica centralista, inibisce le potenzialità dei territori pur di continuare a lucrare, alimentando le proprie clientele e la corruzione di cui si nutre. Solo interrompendo il flusso di capitali che arrivano a Roma dai territori, sarà possibile togliere ossigeno ai parassiti della politica, della burocrazia e della finanza. Solo così sarà possibile ripartire facendo leva sulle potenzialità e sulle risorse dei singoli territori e solo così sarà possibile riscrivere un patto federativo tra le Regioni libere d’Italia, basato questa volta sul rispetto per il lavoro, per la libera iniziativa, per l’imprenditoria sana. L’approdo è quello di una federazione d’Europa, globalmente rifondata su basi regionali, secondo l’originario disegno di Altiero Spinelli, che sognava un’Europa dei Popoli. Questa prospettiva dimostra come sia possibile contemperare le esigenze di competitività internazionale di un’Europa unita e forte, con le legittime istanze dei popoli che la abitano, anche attraverso forme di leale concorrenza interna che spingano tutti a migliorarsi. Non credo ad una Lombardia, ad un Veneto o ad una Catalogna come tante piccole Svizzere scollegate le une dalle altre, ma al contempo ho maturato la certezza che, senza un atto di rottura forte con l’attuale mortificante e vorace sistema di potere che domina l’Europa, la prospettiva sia solo quella di un inesorabile declino. Ben vengano quindi le iniziative della Fiandre, della Catalogna, della Scozia e del Veneto.


Ben vengano anche le parole del Papa che, pur tentando una distinzione tra secessione unilaterale (indipendenza per la secessione) e desiderio di libertà (indipendenza per l’emancipazione), non manca di sottolineare il diritto dei popoli di autodeterminarsi. Il distinguo posto dal Pontefice verte piuttosto sull’opportunità di dividere popoli storicamente uniti ma, ancora una volta, il progetto di Europa dei Popoli dimostra come sia possibile trovare una forma, anche assai più allargata dell’attuale, di unità, nel rispetto reciproco delle singole culture e delle specificità di ogni popolo. Ben vengano anche le polemiche, i distinguo, le sottolineature tra indipendentisti, le elucubrazioni sul concetto di Padania, i dibattiti sulla bandiera della Lombardia, il fiorire di siti, testate, giornali on line che affrontino ed approfondiscano il tema dell’indipendenza e dell’autodeterminazione, purché contribuiscano a sfatare quell’accezione negativa e catastrofista che il potere costituito, per non vedere intaccata la propria egemonia, tenta di dare alle parole indipendenza, autodeterminazione e secessione.


Luca Bertagnon


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