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Quando dico patria ...
di Agilulfo, il Longobardo 19/6/2014
 
 
Quando dico patria ...

Abbiamo a lungo cercato una patria, percorrendo l’Europa dallo Jutland ai Balcani, sinché siamo arrivati qui, tra le Alpi e gli Appennini, dove finalmente ci siamo sentiti a casa. Qui abbiamo seppellito i nostri morti, qui ci siamo sentiti a casa, qui abbiamo capito che avremmo avuto un futuro.


Quando entravamo nelle città gallo-romane, cacciando i Bizantini in ritirata dovunque, ci accolsero come liberatori. I nostri popoli e le nostre leggi si unirono e una civiltà nuova ebbe inizio. Quando dico patria penso a questa civiltà, ai monti, alle valli e alle pianure plasmati in dodici secoli di storia. Quando dico patria penso a questa terra, dove sono riposano i nostri padri.


Quando dico patria sento il colore del cielo e il profumo dei nostri boschi, vedo i nostri laghi e le nostre pianure. Quando dico patria non penso ai monumenti di marmo bianco, ai fori imperiali di Roma, alla grande nazione scritta sulla carta, allo Stato, astratto e lontano. Quando dico patria non penso al “cittadino” fondato sui principi e sui riti di una casta lontana.


Quando dico patria non sento nulla, se la patria è quello che dicono “Loro”. Patria è il suono delle parole familiari, patria è l’accento che riconosco mio, patria è un certo cielo, che solo io so riconoscere. Non mi chiedere dove inizia e dove finisce la mia patria, la mia patria e dove mi sento a casa e dove il mio respiro è lo stesso della terra. Ed è dove queste mie parole non sono vane.


Agilulfo, il Longobardo


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