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In compagnia di Nietzsche supera le difficoltà della vita
di Valerio Zecchini 5/6/2014
 
 
In compagnia di Nietzsche supera le difficoltà della vita

Recensione del libro di Balthassar Thomass a cura di Valerio Zecchini


Autore dell’opera: BALTHASAR THOMASS

Titolo: IN COMPAGNIA DI NIETZSCHE SUPERA LE DIFFICOLTA’ DELLA VITA

Casa editrice: EDIZIONI MACRO

Prezzo: EURO 8,90.


Come noto, non c’e’ autore nella storia della filosofia che sia stato piu’ frainteso di Friedrich Nietzsche; il caso di malafede piu’ macroscopico fu quello della sorella Elizabeth: custode dell’”Archivio Nietzsche” negli anni del nazionalsocialismo, si presto’ ad una sistematica manipolazione dei testi del fratello per renderli funzionali all’ideologia del regime hitleriano. Ma la letteratura non e’ stata da meno: da Mauriac a Houellebecq, decine di romanzieri si sono adoperati in vario modo per attribuirgli la patente di “filosofo del male” - dabbenaggine o malafede? Difficile distinguere. Questo volume di Balthasar Thomass (che gia’ aveva fatto un’operazione simile con Spinoza, “In compagnia di Spinoza raggiungi la felicita’” – Macro edizioni)ci fornisce una summa dell’opera del grande pensatore germanico – ed e’ un ripasso sempre piacevole – e ne fa una rivisitazione equilibrata e corretta, scevra da qualsiasi intento di strumentalizzazione ideologica. E in fin dei conti possiamo dire che riesce a raggiungere il suo singolare obbiettivo: costruire con il pensiero di Nietzsche un manuale di filosofia pratica, insomma uno di quei libri di autoaiuto e di autosviluppo che tanto vanno di moda oggi. Alla fine di ogni capitolo infatti c’e’ una tabella di domande che si rivolgono direttamente al lettore, per invitarlo a ponderare i principi esposti e considerare che utilita’ potrebbero avere se e quando li applichera’ nella sua vita quotidiana.


Ora, il proliferaredi manuali che pretendono di insegnare come raggiungere in breve tempo la felicita’ o la ricchezza e’ sicuramente un fenomeno pernicioso, che sta ad indicareil pericoloso livello di baggianismo collettivo a cui siamo giunti - e non c’e’ neanche bisogno di dire che l’unico risultato che ottengono e’ quello di aumentare la frustrazione generale; gli unici a diventare piu’ ricchi e piu’ felici sono infatti alcuni tra gli autori, quelli piu’ abili nel costruire i best sellers di questa fetta di mercato purtroppo in espansione. Ci troviamo dunque di fronte a una meritevole eccezione, e non solo per l’onesta’ intellettuale di Thomass, di cui si e’ detto, ma anche perche’ nessun pensatore piu’ di Nietzsche si presta meglio a un’operazione del genere. Nessuno piu’ di lui infatti fu filosofo della concretezza,in particolare appunto in tema di felicita’, l’argomento che sta piu’ a cuore ai manuali di cui sopra. Ho personalmente sempre esortato chi mi legge a lottare con tutte le forze contro l’imperante collettivismo del benessere e della felicita’ – la felicita’ di quello che Nietzsche chiama “l’ultimo uomo”, l’uomo addomesticato, l’uomo dell’american dream, il cui unico fine e’ quello di avanzare un po’ di piu’ nella scala economico/sociale. Per Nietzsche la felicita’ e’ l’ideale per difetto di un’epoca di declino, di decadenza e di esaurimento. Infatti si desidera la felicita’ soltanto in extremis, quando non si ha piu’ il coraggio di desiderare, di volere, di proiettarsi al di fuori di se’ stessi. La felicita’ e’ uno stato reale e desiderabile. Tuttavia, Nietzsche non smette di ricordare che essa non e’ mai un fine, ma un effetto secondario. Possiamo essere felici, ma soltanto come conseguenza di qualcosa di piu’ importante, di un fine superiore. Siamo felici quando abbiamo realizzato un progetto, superato un ostacolo, vinto una scommessa, aumentato il nostro potere. Ma la vera felicita’ si raggiunge soltanto quando miriamo ad altro, e potrebbe anche renderci infelici. Se aspiriamo soltanto alla felicita’ in quanto tale, incontreremo soltanto una felicita’ meschina, insipida e soporifera (come e’ appunto il caso della generalita’ dei nostri contemporanei, i quali naturalmente tendono ad emarginare chi e’ interiormente forte e potente).


In questo passo de “L’Anticristo” c’e’ la piu’ precisa definizione di felicita’: “Che cos’e’ buono? – Tutto cio’ che eleva il senso della potenza, la volonta’ di potenza e la potenza stessa dell’uomo. Che cos’e’ cattivo? – Tutto cio’ che ha origine dalla debolezza. Che cos’e’ felicita’? – Sentire che la potenza sta crescendo, che una resistenza viene superata”. E qui troviamo anche un’attualissimo messaggio per l’europeo di oggi, umiliato e condizionato dai rimorsi impostigli da chi oggi e’ piu’ potente di lui. Quand’e’ che finalmente si risvegliera’ e riprendera’ a godere senza sensi di colpa della propria potenza, forza, salute? Per Nietzsche l’idealismo, ossia l’amore per l’ideale (e qui s’intendono ideali nichilisti e astrusi come il cristianesimo e il socialismo) e’ soltanto odio per la realta’ – e la realta’, anche la piu’ meschina, vince sempre su qualcosa di astratto, per il solo fatto che comunque esiste.Secondo lui il vero ideale consiste in una meta da conquistare, in un obbiettivo concreto da raggiungere. Da qui anche l’attenzione di Nietzsche per quei dettagli importantissimi della vita quotidiana che di solito l’idealista astratto considera irrilevanti. Dice ad esempio in una lettera a un amico: “C’e’ gente che per tutta la vita mangia uova, ma si e’ mai curata del fatto che quelle oblunghe (o bislunghe) sono le migliori?”Il grande pensatore era infatti ghiottissimo delle uova alla Bismarck, ma anche del prosciutto salmonato: quando si trovava in Italia, se lo faceva spedire regolarmente dalla madre. Nietzsche poi considerava la cucina piemontese la migliore del mondo – concordiamo pienamente, in particolare quella del Monferrato. Fu inoltre il primo a rendere chiara l’idea che il vero pensiero e’ il risultato dell’attivita’ muscolare (ed erotica, aggiunge il post-contemporaneo): infatti si sedeva al suo tavolo di lavoro soltanto dopo lunghe passeggiate accanto ai ghiacciai svizzeri in Engadina o sulle spiagge del Mediterraneo. Salutiamo dunque in questo lavoro di Thomass il primo libro di autosviluppo e filosofia pratica seriamente utile, peccato ci siano cosi’ tanti refusi. E peccato anche che le edizioni Macro continuino imperterrite con la loro tradizione di copertine brutte.


Valerio Zecchini


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