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I Longobardi e il 2 giugno
di Agilulfo 5/6/2014
 
 
I Longobardi e il 2 giugno

Agilulfo è longobardo, e quindi è un uomo libero. Da noi i re sono “primus inter pares”, primo tra uomini liberi e pari, e, per questo, faccio fatica a capire certe cose che succedono tra i colli fatali di Roma. Agilulfo, per di più, è anche un po’ filosofo, nel senso che ma ragionare con la sua testa. Invece, in tempi di assoluta incoerenza etica, l’incoerenza logica passa quasi inosservata. Eppure la seconda è ben più grave della prima, dato che non ha neppure la scusante della debolezza della natura umana e, soprattutto, dal momento che costituisce l’aperta negazione della natura razionale dell’essere umano e, dunque, anche del “cittadino”. Il 2 giugno, in Italia, è la festa della Repubblica, non delle Forze Armate. Il 2 giugno l’evento centrale è una parata militare nella Capitale, quest’anno costata “solo”, 1.800.000 euro (così dicono).


Teniamo per buona la versione ufficiale, quella per cui si ricorda il 2 giugno 1946 e, dunque, la svolta, dopo l’infausta monarchia sabauda e la dittatura fascista. Dunque, la festa del 2 giugno è strettamente legata ai cambiamenti storico-politici verificatisi in Italia con la fine della seconda guerra mondiale e la nascita di una “moderna” democrazia. L’Italia, però, la seconda guerra mondiale l’ha provocata. Non vi è stata coinvolta “a sua insaputa”, come si usa dire oggi all’interno della Casta. Le potenze vincitrici, soprattutto Gran Bretagna e Russia, hanno considerato l’Italia potenza sconfitta, come Germania e Giappone. Difatti, anche in Germania e in Giappone si celebrano le rinate libertà democratiche, ma non si fanno parate militari.


Una parata militare che si svolgesse a Berlino, per celebrare la nascita della Repubblica Federale o anche solo la riunificazione, sarebbe considerata di cattivo gusto. In Italia no. L’Italia la guerra l’ha provocata (chiedere ai Greci, giusto per fare un esempio), ma, lungo i fori imperiali di Roma, tra i marmi che ricordano l’Impero, sfilano le legioni, a carico dei contribuenti, e i gerarchi della democrazia stanno rigidamente appollaiati sui loro palchi, manco fossero Breznev e Gromiko sulla Piazza Rossa a celebrare la vittoria.


Per la verità, le parate militari per celebrare la Repubblica le facevano anche a Berlino, prima della riunificazione, in quella che si chiamava la DDR, la Repubblica Democratica Tedesca. Ogni volta, però, arrivavano le note di protesta di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Poi venne la riunificazione e le parate berlinesi cessarono.


Roma è su un gradino più in alto, quello dove la mettono gli elettori italiani. Contenti loro ...


Agilulfo


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