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L’Europa tra Marine Le Pen e Bruxelles
di Alain de Benoist 5/6/2014
 
 
L’Europa tra Marine Le Pen e Bruxelles

Da sempre Lei si è sempre espresso in favore dell'Europa, ma i movimenti euroscettici che la citano regolarmente, optano spesso per posizioni più nazionaliste e antieuropeiste. Come risolvere questa equazione? Dobbiamo forse chiarire di quale Europa stiamo parlando?


La critica principale che può essere fatto al'Unione europea è aver screditato l’Europa proprio quando le condizioni oggettive che spingono verso un'Europa politicamente unita, sono più attuali che mai. Anche se credo che il “sovranismo” (lo sciovinismo o la difesa esasperata degli stati nazionali n.d.r.) non porti da nessuna parte, dal momento che nessun singolo Stato è in grado di far fronte alle attuali sfide globali, a partire dal controllo del sistema finanziario, comprendo molto bene la critica che il sovranista/nazionalista riversa nei confronti dell'Unione Europea. Inoltre, condivido, in quanto rimuove le nazioni sovranità non si muovono a un livello sovranazionale, ma scompare in un buco nero. E’ più che naturale, in queste circostanze, una tentazione a ripiegare sullo Stato-nazione. Ma per me l'idea non è: "Per la Francia contro l'Europa", ma "per l'Europa, contro Bruxelles".


Cosa ne pensi della vittoria indiscutibile del Fronte Nazionale alle ultime elezioni europee?


E’ una conferma che i francesi non vogliono che succedano al potere, anno dopo anno, soggetti che portano avanti la stessa politica liberale senza risolvere i loro problemi o che non cambino nulla. Pertanto, il Fronte Nazionale di Marine Le Pen appare alla gente come l'ultima speranza. Mentre segna indubbiamente una svolta storica, il risultato del partito di Marine Le Pen è pieno di lezioni. Suggerisce, in primo luogo, che non funziona più la demonizzazione, per il semplice motivo che la gente non crede più in argomentazioni ripetute così tante volte da far perder loro qualsiasi significato. Ma c'è di più. Si scopre che questa stessa demonizzazione, che ha cercato di delegittimare un concorrente fastidioso trasformandolo in nemico ripugnante e odioso, ha ottenuto esattamente il contrario: il Fronte Nazionale si è installato in modo permanente al centro della vita politica francese. Questa vittoria elettorale dimostra anche quanto avesse ragione Marine Le Pen a contrastare coloro che volevano posizionarsi come il partito della "destra nazionale" francese. Così facendo, il FN cercherà ora serenamente di superare la logica destra-sinistra. Tra i giovani e le classi di lavoratori raggiunge i migliori risultati: alle elezioni europee, il 43% dei lavoratori ha votato per il Fronte, e solo l'8% ai socialisti! Questa base popolare dimostra che il FN non è più un partito di protesta ma diventa un partito che può aspirare al potere, mentre il suo avversario principale resta più che mai l'UMP ( http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_per_un_Movimento_Popolareciao n.d.r.).


E in questo contesto, cosa ne pensa della nascita di questi movimenti "identità" e "euroscettici" in Europa?


Il loro comune denominatore è manifestamente il populismo. Non smetterò mai di ripetere che il populismo non è un'ideologia, ma uno stile, e che lo stile è molto compatibile con diversi orientamenti. Basta confrontare il FN con il Lega Nord in Italia, o il Vlaams Belang nelle Fiandre, per vedere come le loro posizioni sono diverse sul regionalismo, sull’economia, sul sociale o la "laicità". L'ascesa dei movimenti populisti si traduce, ovviamente, nella sfiducia verso la nuova classe politica, completamente slegata dal popolo e dai suoi problemi. Ciò mostra anche l'incredibile ampiezza della crisi della rappresentanza. Il FN, che, il 25 maggio, è stato il partito più votato in Francia, ha solo due o tre deputati in Parlamento! L'UKIP, primo partito britannico ad aver superato, dal 1910, sia i conservatori che i laburisti, ha solo un seggio in Parlamento a Londra! E poi si stupiscono che va a fuoco la baracca!

Se così stanno le cose, che cosa fare con l'Europa? Ridefinirla? Altrimenti, liquidarla una volta per tutte, o, al contrario, darle un'altra vita, ipotizzando che ciò sia possibile?


L’Europa è oggi un grande corpo malato, paralizzato, bloccato, incapace di definire la propria identità, pronto a lasciarsi alla storia per diventare un altro oggetto della storia, come dimostrato dal suo docile consenso nel fondersi in una vasta zona di commercio atlantica dove verranno imposte le norme e gli standards statunitensi in materia ambientale, sanitaria e sociale. Questa Europa è stata costruita fin dall'inizio contro il senso comune, dall'alto verso il basso, a prescindere dal principio di sussidiarietà, senza fissare limiti, senza un’associazione di popoli per la sua costruzione. E' un'Europa che, intrisa di buonismo e in assenza di coscienza di sé, ha approvato i principi del liberalismo più distruttivo. Incanalarla in altri percorsi, implica la decisione da parte di un potere sovrano e di nessun mercato, e che questo potere sia capace di incarnare un modello di cultura e di civiltà in grado di svolgere il suo ruolo in un mondo che sarà multipolare. Siamo lontani da tutto ciò


Alain de Benoist


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