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La lettera e il Cardinale
di Libero SanGiorgio 9/11/2012
 
 
La lettera e il Cardinale

Oggi in una giornata fredda e dove alla fine di ottobre ha già fatto capolino la neve sui crinali delle montagne vicine, ho deciso di rimanere in casa e non uscire per la consueta gita domenicale e di dedicare la giornata alla lettura.
Non avendo avuto a disposizione tempo per delle uscite di ricerca letteraria, dovevo cercare qualcosa che mi interessasse tra le migliaia di libri sempre bene esposti nella libreria di famiglia.
Libri nuovi e in bella presenza ma anche libri vecchi e consunti dal passare del tempo? Difficile scegliere. Allora decido di catalogare alcuni libri e scritti che provenivano da una successione.
Quando incominci un’esplorazione non sai mai cosa ti aspetta e, come tutte le cose che si scoprono per la prima volta, trovo delle lettere interessanti: alcune scritte in lingua francese, altre in italiano, corrispondenza degli anni 60, tutte relative al “Codice Atlantico” .
In sé si potrebbe pensare a comunicazioni di poco conto, di ordinaria corrispondenza, ma sin da subito mi attrae l’inizio della lettera “Sull’affare di 66.000 franchi destinati al Cardinale Montini”.
Chissà se qualsiasi scrittore alle prese con questa lettera non ci avrebbe costruito un piccolo romanzo. *
Forse un nuovo Dan Brown ci avrebbe ricamato su un bel romanzo di successo e ne avrebbe venduto milioni di copie.
Fermiamoci qui, io non sono uno scrittore e non mi passa per l’anticamera del cervello di inventarmi un piccolo romanzo, pertanto ho pensato di poter dare la possibilità di leggere la lettera in mio possesso pubblicandola e mettendola a disposizione tramite il sito internet del “Centro Studi L’insorgente”.
Eccola riprodotta


Monsignore Reverendissimo

(Monsignor Castiglioni n.d.r.)


Ho ricevuto l’espresso da Lei speditomi e ci penserò su un po’.


Sull’affare dei 66.000 franchi destinati al Cardinal Montini rimango diffidente. Dall’attestazione del Sig. Corbeau sembrava che la somma fosse stata versata a Roma; di più il Cardinale è al corrente e voleva far passi presso la segreteria di Stato per sapere dove fossero andati a finire; fui io a distoglierlo. Tutto è possibile, anche una dimenticanza da parte dell’Eminentissimo; però dall’annotazione del Sig. Domegue appare solo la destinazione della somma. Si potrebbe pregare il sig. Corbeau di specificare esattamente in mano di chi e in quale data li ha versati; dopo di che faremmo le nostre ricerche.


Sull’insistenza con cui il sig Domergue tenta di far accettare il suo punto di vista, ripeto che c’è una decisione collegiale, ed io sono tenuto a farla rispettare. Si potrà riproporre la questione ai Conservatori adunati regolarmenti, ma ci devono essere nuovi elementi atti a riformare le decisioni già prese; ed è inoltre impossibile adunare Collegio prima che siano trascorse le ferie.


Quanto all’idea che il prestito della Pinacoteca Vaticana e quello dell’Ambrosiana fossero due cose diverse, sarà verissimo per il Sig. Corbau, ma non lo è per noi. Noi avevamo ripetututamente dichiarato al sig. Corbeau che ci saremmo attenuti a quanto avrebbe fatto la Pinacoteca Vaticana. Se l’abbiamo dichiarato perché dovremmo modificare il nostro parere?


Il sig. Domergue poi conferma candidamente che l’esposizione è fatta con lo scopo di raccogliere fondi per la riproduzione del Codice Atlantico. Dissi già al Sig. Corbeau che se la Francia intende riprodurre il Codice Atlantico saremmo ben lieti di consentire la riproduzione alle condizioni da stabilire, ma a questo modo saremmo noi che formiremmo alla Francia i mezzi per detta riproduzione. E’ sempre uno di quei giochi finanziari in cui i francesi sono maestri, ma io non voglio essere così ingenuo da prestarmi. Se vogliono far loro la riproduzione, se la paghino loro. Che bisogno hanno di scomodare noi?


Infine, dopo quanto avvenuto con la Vaticana, rimango dell’opinione che il sig. Corbeau farebbe molto meglio a non inframmettersi in questioni che non lo riguardono. Da informazioni confidenziali ho già appreso che sarebbe stato lui ad influenzare il Cardinale Tisserant affinchè rispondesse la Vaticana non era in grado di fare il restauro. Immaginiamoci se il laboratorio della Vaticana non sia in grado di eseguirlo, e sia invece in grado il Prof. Moravia che si occupa di cemento armato e di mattoni … Adesso tocca a Padre Raes di districare la matassa, noi staremo a quello che verrà detto. Ma l’assicuro che sono più che mai deciso a ridimensionare il Sig. Corbeau: tratteremo con lui per quanto riguarda la riproduzione. Per quanto riguarda il restauro, ci lasci stare, perché ci ha cagionato abbastanza guai.


Senza di lui, la cosa poteva già in esecuzione. Adesso è stata complicata al punto che ci vorranno mesi per metterla a posto.


Sarò a Milano martedì 31 corr. Per il momento il signor Domergue può aspettare. Tanto, prima del settembre è impossibile prendere decisioni nuove. Martedì 31 concerteremo se si può rispondere evasivamente.


Intanto lei farebbe bene a scrivere personalmente ad Amboise al Sig. Corbeau, pregandolo di dichiararle la data in cui ha effettuato il versamento di 66.000 franchi ed in mano di chi. Se è davvero in mano del nostro Cardinale, non ho difficoltà a chiederglieli. Ma non lo credo facile.


Voglia gradire i miei ossequi, e non tema per la riproduzione e il restauro del Codice Atlantico. Vedrà che ci arriveremo lo stesso nel migliore dei modi. Ma dobbiamo arrivarci col massimo rispetto degli interessi dell’Ambrosiana.


Suo dev.mo


Monsignor Ernesto Moneta Caglio


Fiuggi, Villa Santa Chiara, 21 luglio 1962




Come potete assaporare dalla lettura di questa lettera, del mistero dell’affare dei 66.000 franchi non sappiamo di che si tratta, ma ci incuriosisce il fatto che alti prelati si interrogano sullo stesso per darne una giustificazione a “copertura” del Cardinale Montini che dopo pochi anni sarebbe diventato Papa.


Chissà che fine avranno fatto, speriamo in opere di bene.


Comunque sia non ricamiamoci su alcuna storia, è solo un carteggio e va letto per quello che è.


LIBERO SAN GIORGIO
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