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La sacralità delle Istituzioni
di Luca Bertagnon 16/5/2014
 
 
La sacralità delle Istituzioni

Il potere, soprattutto quando tende a perdere il contatto con i sudditi, ha la necessità di sorreggersi su simboli, bandiere, parole d’ordine, che aggreghino comunità stanche e disilluse, spingendo le persone a guardare oltre la realtà per inseguire un sogno o piuttosto un’illusione. La storia d’Europa è densa di momenti nei quali il popolo è stato ingannato e spinto in vicoli ciechi a solo vantaggio dell’oligarchia al potere. Spesso il sogno è stato incarnato dalla voglia di espansione territoriale e quindi dalla speranza di maggiore benessere per tutti, a volte la strategia mediatica del burattinaio di turno si è orientata alla ricerca di un nemico a tutti i costi, al quale addebitare le cause del disagio e del malessere. La strana fase che stiamo attraversando in questi anni si caratterizza, come sempre, dalla promessa di una condizione migliore per tutti, magari a fronte di qualche sacrificio momentaneo, con la prospettiva di un’Europa forte, coesa, competitiva, che sia in grado di tenere testa ai colossi dell’economia mondiale. In questo caso la ‘balla di regime’, non si poggia sulla prospettiva di espansione territoriale ma piuttosto sull’idea di espansione economica, sulla conquista di nuovi mercati e sulla speranza di mantenere inalterato il tenore di vita e di consumi, raggiunto negli ultimi decenni.


Non fa niente se un capitalismo di rapina ha dilapidato le risorse umane, ha ucciso la professionalità, ha devastato la piccola la media e spesso anche la grande impresa, in quasi tutti i paesi d’Europa, azzerando le prospettive di crescita e di sviluppo per il futuro. I megafoni di regime continuano a ripetere incessantemente la tiritera che grazie all’Europa unita, forte, coalizzata, riusciremo a superare la crisi e a rialzarci più forti di prima. La garanzia non è offerta da un’anacronistica corona, dalla divinizzazione di una famiglia reale o dalla fede in un’ideologia politica, la certezza di essere sulla strada giusta è incarnata dalla sacralità dell’Istituzione Europea, che raccoglie il testimone delle istituzioni nazionali, a loro volta consacrate, giuste, e senza possibilità di critica. Intendiamoci, gli uomini che compongono le istituzioni, siano essi politici, magistrati, alti funzionari, sono singolarmente passibili di errore, criticati, spesso addirittura massacrati mediaticamente, a volte incarcerati e condannati, ma le istituzioni, ancorché gestite, indirizzate, guidate da questi stessi uomini, suscettibili di errore, non sono passibili di errore. Altere e solenni nella loro onnipotenza, sono scevre da ogni rischio di ingiustizia. Fiducia nella Giustizia, rispetto per il Presidente della Repubblica, fede nella Bandiera, deferenza verso l’Inno Nazionale e poi il Parlamento, la Corte Costituzionale, il CSM e così via …. Chi si permette di esercitare il diritto di critica è populista, disfattista, anti-patriottico, calpesta la Costituzione, sacra ed intangibile (naturalmente solo quando e come fa comodo). Così come in patria, dove non si può neppure pensare ad una diversa organizzazione statuale, anche l’attuale modello di Europa non è negoziabile, così come non è ammessa alcuna critica, o anche solo un tiepido entusiasmo, nei confronti del dio Euro che ci ha regalato stabilità e che ci obbliga ad essere più responsabili, oculati, risparmiosi, in poche parole VIRTUOSI. E’ così che l’istituzione e la sua moneta acquisiscono una indiscutibile sacralità quale giusto riconoscimento per la pace e la prosperità che solo l’Europa e l’Euro sembrano in grado di garantirci.


Le prove generali da giovani balilla le abbiamo fatte con il neo-patriottismo degli inni e delle bandiere, della festa del 2 giugno, della patria e della sua sacra unione, ma tra poco, tra molto poco, verrà alzata l’asticella, si dimenticherà il morboso attaccamento per la patria nazione per rivolgere attenzioni ed amore alla nuova patria Europa, portando a termine la transizione dello stato nazione verso l’Unione europea. Il passaggio è estremamente delicato perché all’improvviso la sacralità delle istituzioni nazionali dovrà essere dimenticata e retrocessa a favore di quella della nuova istituzione europea. Tutto questo per mantenere in vita un sistema di potere, ormai al declino, che paga lo scotto della crisi e che, grazie alla crisi, si sta mostrando per quello che è realmente: un’oligarchia finanziaria ingorda che non si fa alcuno scrupolo nel mandare in recessione il continente più ricco e produttivo del mondo pur di consolidare la propria posizione di privilegio. Ma il gioco è stato scoperto, la sacralità delle istituzioni comincia a vacillare e il primo e più importante banco di prova per comprendere il grado di coscienza dei popoli d’Europa è sempre più vicino: domenica 25 maggio con le consultazioni europee.


di Luca Bertagnon


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