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Non toccateci la domenica!
di Giuseppe Reguzzoni 16/5/2014
 
 
Non toccateci la domenica!

Lo so che l’argomento non è di quelli decisivi. Lo so che ci sono problemi ben più gravi e urgenti. Sabato scorso, però, ci sono rimasto peggio del solito quando, al supermercato, ho sentito ripetere più volte: «Domani, festa della mamma, apertura tutto il giorno, con sconto del 10% e omaggio floreale a tutte le mamme». Domani era domenica. Ho pensato che anche le cassiere erano, probabilmente, mamme, e avrebbero lavorato. In Italia, da qualche anno a questa parte le aperture domenicali si stanno moltiplicando. Ancor più strano, a volere questa “liberalizzazione” delle domeniche sono soprattutto i “liberali”. Qualcuno ci spieghi che cosa significa oggi questo aggettivo ... Strani “liberal” costoro che vorrebbero far lavorare le commesse anche a Natale e Pasqua. E ci stanno provando da anni, colpo dopo colpo, governo dopo governo.


Dopo quello Monti la deregulation è ormai quasi completa. È vero che ciascuno decide se rimanere aperto o chiuso, ma si tratta sempre e solo dei proprietari e, questi, sono per lo più delle società: nessuno chiede alle commesse se hanno voglia o meno di lavorare anche il dì di festa ... Poi si fa tanto blaterare di famiglia e diritti delle donne, dimenticando che esiste anche un diritto - laico si intende - alla festa e al riposo: a girare il risotto per i propri figli o alla scampagnata ai laghi, o più semplicemente a rimanersene a letto sino a mezzogiorno. Senza contare il fondatissimo sospetto che la deregulation nelle aperture festive (e notturne?) finisca principalmente per avvantaggiare i grandi centri commerciali e le catene di supermercati, piuttosto che il piccolo commercio a conduzione familiare ... Già ora nelle nostre città il piccolo commercio rischia di morire, travolto dall’invasione delle grandi catene e dal commercio illegale dei protetti di mamma Boldrini. La liberalizzazione degli orari è una falsa libertà, perché suppone energie e orari che una piccola azienda a conduzione familiare non sempre può permettersi e che, di fatto, impone vere e proprie forme di schiavitù. Anche in questo caso gli ineffabili cultori del liberalismo a senso unico pronunciano la parola magica, e citano «l’Europa», quasi un novello «apriti Sesamo» di fronte al quale dovrebbe cessare ogni resistenza. Dimenticano che in Germania – il paese economicamente più avanzato d’Europa – i negozi chiudono già il sabato alle 13:00, e poi buon fine settimana!


Lo stesso, più o meno, nelle vicine Svizzera e Austria. Sono tutti paesi che, come è facilmente constatabile, non sono abitati da folle di paolotti ossessionati dal terzo comandamento. Che, pure, qualche ragione a sua volta ce l’ha ... In fondo, nelle località turistiche, presso gli aeroporti e nelle grandi stazioni l’apertura domenicale già c’è, così come c’è prima delle festività natalizie. Lasciateci almeno le domeniche normali, quelle domeniche di agosto o di maggio o di settembre ... persino con il loro apparente vuoto che le rende diverse dall’affanno di tutti i giorni. La Domenica è il giorno del riposo ed è bene che tale rimanga, giusto per marcare qualche residua differenziazione in una società che è sempre più piatta e omologata.


Difendere la cultura delle radici significa anche difendere una certa concezione del tempo e dunque l’elementare e primigenia distinzione tra tempo del lavoro e tempo del riposo che, si badi bene, deve essere tempo collettivo del riposo, così da lasciare intendere che è una società tutta a condividerlo, limitando l’intrusione e la necessità del lavoro festivo alle sole funzioni essenziali. Nel contempo, si tratta di salvare qualche elemento di tessuto comunitario, percettibile nella presenza di giornate che sono anche visibilmente festive, e dunque diverse dalla altre. La verità è che certi liberal – e qui cessa la distinzione tra Destra e Sinistra – sono inevitabilmente figli di quella cultura radical chic che vorrebbe definire le nostre esistenze in senso puramente orizzontale, appiattendo tutte le differenze in nome di un individualismo radicale. Non ci saranno ministre e ministri militanti a gridare scandalizzati quando la signora Agnese si vedrà costretta a lavorare la mattina di Natale, per far provare le scarpette di marca alla signora sottosegretaria impegnata a fare shopping ...


Giuseppe Reguzzoni


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