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Latouche e il limite
di Walter 50 8/11/2012
 
 
Latouche e il limite

La condizione umana è di per se soggetta a dei vincoli:
di TEMPO ogni uomo è soggetto al vincolo dell’età, siamo esseri finiti, nonostante in questi ultimi anni la vita media si sia allungata, l’eternità sulla terra resta sempre una condizione irraggiungibile. L’uomo come ogni essere vivente ha un inizio e una fine.
di SPAZIO
per quanto voli nello spazio o riesca a sondare gli abissi l’essere umano è subordinato a certe imprescindibili regole fisiche di vita (alimentazione, riposo, respirazione ecc.), sono vincoli che accompagnano la fragilità umana e condizionano i movimenti dell’’uomo sia che viaggi sulla terra o percorra l’universo


“Avere troppi pregiudizi è negativo, ma non averne nessuno è vergognoso”(Andrè Gide)
Una illimitata sconsideratezza autolesionista sembra spingere l’uomo moderno verso l’autodistruzione. Questa “carica” assume le sembianze di un mostro proteiforme che ha già portato la terra al cambiamento climatico, alla contaminazione nucleare, l’avvia all’esaurimento delle naturali risorse rinnovabili e all’inevitabile inquinamento distruttivo.
Serge Latouche nel suo ultimo libro ha analizzato con la solita lucidità le diverse sfaccettature di questo fenomeno prodotto dall’arroganza prometeica considerandolo in base al rapporto con i limiti geografici, politici, culturali, ecologici e morali che di seguito riassumo.


LIMITI GEOGRAFICO/TERRITORIALI


La maggior parte degli animali, anche quelli che seguono il nomadismo stagionale, ha un suo territorio. Le frontiere territoriali del passato non erano mai completamente naturali ma culturali, politiche, religiose ecc.. L’esistenza di un mondo sconosciuto (hic sunt leones) comportava anche per i nomadi confini da non superare (il mito delle colonne d’Ercole), la concezione della città stato e poi dello stato nazione se non altro proteggevano dalle sirene della mondializzazione.
Per l’uomo di oggi il mondo terrestre è diventato troppo piccolo, si cullano illusioni prodotte da pensieri di illimitatezza spaziale. Ma la conquista dello spazio è ancora ben al di la dal divenire.Gli uomini fanno veramente comunità quando percepiscono la loro differenza dagli altri, sanno fare di queste differenze una ricchezza, evitando di ostinarsi a percorrere il vicolo cieco della contrapposizione e quello non meno pericoloso della omogeneizzazione.


LIMITI POLITICI


Anche la tribù più itinerante aveva i suoi limiti di appartenenza e di identità. Con la scomparsa delle distanze è subentrato l’avvento della città mondiale, della omnimercificazione del mondo ovvero della globalizzazione. Il politico è stato fagocitato dall’economico.
L’eliminazione dello stato nazionale non ha dato luogo alla sparizione dello stato macchina-oppressiva. Le vecchie oligarchie dispotiche sono scese al rango di sottoprefetti e sono ora al servizio dei gruppi di potere senza frontiere che gestiscono l’economia globale (sul modello del Big Brother di Orwell).
L’individualismo che consuma le società moderne e la transnazionalizzazione economica hanno distrutto le aggregazioni storiche precedenti. I diversi interessi economici e politici scontrandosi frontalmente hanno procurato situazioni esplosive all’interno di stati (Libano, Ex Jugoslavia, Cecenia, Somalia, Mali ecc.). Ai conflitti etnici, religiosi, privati e feudali gli stati nazionali, monarchie e rivoluzioni avevano da tempo posto fine.
Occorre liberare la società dalla religione della crescita.
Nell’Europa occidentale il liberalismo si è imposto dando il via alla illimitatezza economica. L’imperialismo economico abolisce le frontiere tra morale, politica,economia.


LIMITI CULTURALI


Altro elemento costitutivo di quei valori che in passato hanno contribuito a definire le frontiere di un gruppo umano è stata la cultura. Una comunità si identifica attraverso miti, riti.
Questi costituiscono dei limiti culturali e politici che il consorzio decide di adottare. Vengono quindi accettati quei costumi, credenze condivise che una lunga esperienza plurigenerazionale (tradizione) ha introdotto.
Ogni cultura è per sua natura etnocentrica, quando un gruppo riesce ad imporsi sugli altri anche la sua cultura diventa dominante e segue un processo di “acculturazione”. Quando questo processo è pacifico e scambievole si attua quella fusione testimoniata dalle grandi civiltà: l’acculturazione reciproca.
Altra cosa è l’imperialismo culturale che in Occidente ha assunto i tratti della religione dell’economia. Questa invasione avviene a senso unico. Asfitticamente vengono distrutte le culture riceventi. Le società aggredite diventano allora consumatrici passive, letteralmente svuotate prima di essere distrutte. Non si tratta più di acculturazione ma di deculturazione. Questo massacro interculturale si sta da tempo attuando su scala planetaria nei confronti di quei paesi del Sud del mondo, chiamati dapprima “sottosviluppati”, poi “in via di sviluppo” e in seguito del “terzo mondo”.
Si possono allora preventivare due diverse visioni di un ritorno per quanto è stato rimosso:l’esplosione identitaria e l’affermazione dell’integralismo religioso. Gli esempi non mancano (Libano, Kosovo, Ruanda, Bosnia, e in modo fortunatamente meno violento Corsica, Quebec, Padania ecc.)


LIMITI ECOLOGICI


Questi limiti sono quelli più evidenti. Viviamo su un pianeta limitato che deve far fronte ad una esigenza di crescita esponenzialmente progressiva dei consumi delle risorse naturali rinnovabili (aria, luce solare, fauna, flora) e non rinnovabili (petrolio, carbone).
Ne deriva l’impossibilità di una crescita infinita in un mondo finito.
Dal Rapporto del Club di Roma-Il Club di Roma associazione non governativa, non-profit, di scienziati, economisti, uomini d'affari, attivisti dei diritti civili, alti dirigenti pubblici internazionali e capi di stato di tutti e cinque i continenti.
Sono previste nel 2030 crisi delle risorse non rinnovabili
2040 crisi da inquinamento
2070 crisi alimentare
Sulla terra lo spazio bioproduttivo ( cioè utile per la nostra riproduzione) è di 12 miliardi di ettari su una superficie 51 miliardi di ettari. Diviso per l’attuale popolazione mondiale è pari a 1,8 ettari a persona. Per ogni litro di benzina consumato abbiamo bisogno di 5mq di foresta per assorbire la CO2 (anidride carbonica).Lo spazio bioproduttivo consumato nel 2008 pro capite era di ettari 2,6 il limite è stato già superato considerando poi chè:
un cittadino USA ne consuma ha 9,6 - un canadese ha 7,2 - un europeo ha 4,5 - un italiano 3,8 - un indiano ha 0,8- un haitiano ha 0,5. (se vogliamo un pianeta una situazione sostenubile a lungo termine avremo bisogno di 12 pianeti).
Come è possibile pensare ad una crescita e ad uno sviluppo infinito in un mondo finito?
Secondo il nobel per la chimica Paul Cruzen siamo entrati in una nuova era l’Antropòcene (cioè l’uomo è diventato una potenza tellurica capace di interferire nei cicli del pianeta). Non stiamo distruggendo il pianeta ma il nostro ecosistema, cioè la possibilità di poterci vivere.
Ia legge della termodinamica: niente si crea e niente si distrugge
IIa legge della termodinamica: i processi di trasformazione dell’energia non sono reversibili Si sta verificando quella che alcuni specialisti chiamano la sesta estinzione della specie (Roger Lewin La sesta estinzione) la quinta si è avuta nel Cretaceo (65 milioni d’anni fa) con la fine dei dinosauri.
Questa estinzione si caratterizzerebbe per 3 differenti motivi:
1° La scomparsa delle specie vegetali e animali che avviene ad una velocità impressionante 50/200 al giorno, 27000/63000 ogni anno da 1000 a 30000 volte la velocità in cui avvenivano le ecatombe nel passato.
2° L’uomo è direttamente responsabile di questo svuotamento
3°L’uomo ne sarebbe la vittima più illustre
(2060 sterilità procurata da pesticidi).


LIMITI ECONOMICI


L’illimitatezza economica è presente nel modo di produzione e nel modo di consumo, si basa sulla perdita del senso dei limiti nel soddisfacimento sfrenato dei desideri e nella creazione di bisogni artificiali. Non si tratta della pertinente crescita in risposta al soddisfacimento delle esigenze normali ma di una crescita fine a se stessa.
L’assuefazione consumistica arriva al punto generalizzato per cui viene fatto spendere anche il denaro non posseduto e per beni di cui non si ha effettivo bisogno. Il consumo fine a se stesso diventa una necessità in quanto interviene sulla produzione, sulla crisi e sulla disoccupazione.


LIMITI DELLA CONOSCENZA


Rifiutare i limiti della conoscenza rientra nel negazionismo dei limiti ecologici (questi ultimi considerati spauracchi proposti da perditempo in vena di pessimismi endemici), nella convinzione dell’illimitatezza del razionale e dell’onnipotenza tecnoscientifica, nella pretesa umana di saper ricreare meglio di quanto ha fatto Dio e la natura.
Una rivoluzione iniziata con l’emancipazione della pillola e che si completerà con l’ectogenesi (il ricorso all’utero artificiale). I manuali scolastici magnificano la tecnica convincendo anche i più giovani che non esistono limiti alle risorse naturali, alle capacità umane, alla sostenibilità del nostro sistema. La tecnica può fare prodigi ma non miracoli.
Credere che con la ricerca e l’invenzione l’umanità possa fare di meglio della natura rientra in queste forme di utopia. La conoscenza infinita sognata da alcuni scienziati diventa un ottimo affare per i responsabili politici ed economici che incoraggiano un tale tipo di ricerca. L’illimitatezza della scienze e delle ricerche si scontra con i limiti fisici e intellettuali dell’uomo. Non siamo più all’altezza delle macchine che abbiamo inventato, siamo diventati obsoleti.
A questo si accompagna la visione di un uomo nuovo, prodotto artificiale, un cyberman che abbatte le frontiere dell’impossibile ed diventa il rappresentante di una postumanità in grado di risolvere tutti i problemi (degrado ambientale, crisi delle risorse alimentari ed energetiche, guarigione dalle patologie degenerative prodotte dalle condizioni ambientali).


LIMITI MORALI


Il problema etico è il più importante. La prudenza resta la maggiore virtù dell’uomo di buon senso, ma rifiutare ogni limite per trasgredire sembra l’unico ideale di una ipermodernità in crisi. Tale indirizzo è logica conseguenza derivata dal progetto iniziato con l’illuminismo che invocava la liberazione dell’uomo dai vincoli imposti dalla tradizione.
Per Tocqueville la democrazia è un’utopia che rifiuta i limiti naturali della disuguaglianza e delle differenze. Quando una società di uomini si autocostituisce e si autolegittima non ammette nessuna legittimità esterna a se stessa. Le donne i bambini le minoranze razziali, religiose, sessuali, anche gli animali si vedono riconosciuta una forma di cittadinanza. Riconoscere all’individuo il diritto assoluto al benessere senza limite è la hybris per eccellenza.
Anche il controllo razionale sulla natura grazie all’economia e la tecnica è retaggio dei Lumi. In questo modo la società moderna è la più eteronoma della storia perché soggetta alla dittatura dei mercanti, al mondo della finanza, dell’economia della tecnoscienza.
La civiltà occidentale è stata la sola ad aver liberato e legittimato tutte le passioni che le altre in passato avevano cercato di arginare (cioè ambizione, avidità, invidia, egoismo) e condannato il rispetto per il passato, la difesa dei particolarismi culturali.In tale contesto il cittadino è incapace di muoversi contro la tossicodipendenza consumistica.
La teoria della decrescita si sintetizza nelle 8 R obiettivi ancora in grado di portare la società ad una decrescita serena, conviviale e sostenibile (RIVALUTARE, RICONCETTUALIZZARE, RISTRUTTURARE, RIDISTRIBUIRE, RILOCALIZZARE, RIDURRE, RIUTILIZZARE, RICICLARE).
Il viaggio verso l’autolimitazione per la ricostruzione di un mondo comune non è un viaggio facile in quanto per guadagnarsi la vita gli uomini e i gruppi spesso non hanno altra scelta se non quella di contribuire individualmente contribuendo alla “banalità del male”.
Trovano lavoro soltanto accettando di diventare ingranaggi della Megamacchina e dunque di partecipare alla dismisura.
Eppure occorre trovare il coraggio per debellare l’illimitatezza e ritrovare il senso del limite. E’ L’unico imperativo per la sopravvivenza.


Walter 50


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