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Perplessità, gioie ed emozioni
di Diana Ceriani 25/4/2014
 
 
Perplessità, gioie ed emozioni

Siamo tra amici. Chi legge questa testata solitamente ha a cuore la propria terra, i suoi valori, le sue peculiarità e caratteristiche. Oggi mi voglio aprire con voi ed esporvi dubbi, perplessità ma anche gioie e emozioni che si insinuano in me da quando ho deciso di dedicare una buona fetta della mia vita all’identità, in tutte le sue facce. Dalla conoscenza di ogni filo d’erba e albero dei nostri boschi,gli animali, all’apprezzamento verso l’arte,le tradizioni, l’alimentazione, la lingua, gli usi, i costumi, la storia, le leggende, il sapere contadino…. Non finisco davvero mai di conoscere, capire, adattare, rielaborare,apprezzare e interiorizzare… pur limitandomi all’approfondimento di una piccola fetta di mondo. La nostra. Ora vi chiedo: ne vale ancora la pena? Lo sradicamento oramai è quasi completato. Lo si nota negli sguardi, nei discorsi, nel modo di fare ed essere così impersonale, così generico. Si cerca l’anomalia nel vestire e nel comportarsi senza dare un senso a ciò che si crea con il proprio essere. E tutto questo per non essere normali, mediocri, insulsi. Ma anche chi spicca per originale e anomala personalità, che obiettivi e finalità ha nell’essere e nell’agire? Una confusione di idee, modi di vivere, di essere. Ognuno fa per se. Ognuno prevarica l’altro per sembrare migliore e avere più fetta di notorietà. Non c’è più collaborazione, unione di intenti, non ci sono più obiettivi comuni. Non c’è più popolo. Dico la verità. Guardandomi intorno fosse per me smetterei. Getterei la spugna. Guardandomi dentro però non ce la faccio. E’ come una forza che non so esprimere ne definire, una specie di voce interiore che mi dice che se mi arrendo muoio.


Vo innanz ammò
Cunt ur me vestì, ur scussa e ur quazz
Cunt la testa valta parchè g’ho nagott da scund al mund
G’ho dumà da cüntà sü ammò tanti rop
G’ho da regalà a chi vör ammò tante emuziun

E fa nagott se gh’è gent ca la pasa via senza scultam, ne vardam,
ne cercà de capì ur parchè sunt inscì.
Chi al vör vardà dentar al me vestì ben cunfeziunaa
A tröva ra so identità
E alura sa deslengua
Sa ga fo vidè la so tera ‘me na mama bona e impurtanta, da rispetà e amà
Alura sa deslengua
se al varda ur nostar Sacro Munt, ur Lach de Vares, i nostar Paes,i giardit, San Vitur.
Sa deslengua
se a sent la so lengua gni föra da ra boca de un fiö intant che al varda ra so ca.

Vo innanz ammò
L’è l’ünica manera che a g’ho
Par viv e amà.


Diana Ceriani


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