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Servi della gleba
di Luca Bertagnon 11/4/2014
 
 
Servi della gleba

La storia, immancabilmente, si ripete ed ecco che la nostra generazione, cresciuta con l’incrollabile certezza di essere proiettata verso un futuro di pace e benessere, di democrazia e prosperità, vede d’un tratto sfumare queste illusioni e si trova a dover ricostruire le basi per un futuro migliore. Le fondamenta dell’Età Moderna, con le quali confrontarsi per guardare al futuro, risalgono al Medioevo, allorché, nonostante il feudalesimo e nonostante una struttura sociale e di potere estremamente dinamica ed incerta, dove ingiustizie e soprusi erano all’ordine del giorno, si andava formando una nuova classe sociale urbana e borghese che basava sull’intrapresa la ricerca di benessere e di riscatto sociale. In epoca medievale il potere coincideva con la proprietà terriera ed il sistema feudale definiva una struttura sociale piramidale basata sul controllo della proprietà terriera. L’intuizione della classe borghese, alla base della sua affermazione, fu quella di rendersi conto che i bisogni non dovevano per forza essere compressi nella rigidità della società contadina. La nascita di comunità di persone a scopo di difesa sotto la protezione del signore locale, offrivano infatti spazi nuovi per bisogni nuovi ai quali poter dare delle risposte, anche al di fuori dalla necessità di coltivare la terra. La struttura sociale si fece così più complessa e nacquero le COMUNITÁ rinsaldate da patti di interesse e di difesa, che divennero nel tempo forme di identificazione culturale profonda, rafforzate attraverso riti e tradizioni tramandatesi di generazione in generazione. Questa breve retrospettiva storica ci aiuta a leggere la contemporaneità che vede un inedito e subdolo accanimento contro la classe borghese dei produttori attraverso la formula: ‘tutti borghesi, nessun borghese’. Con la globalizzazione e la progressiva deindustrializzazione, la società occidentale, figlia del Medioevo, è andata via via perdendo la sua tradizionale articolazione tra produttori di beni ed erogatori di servizi, per appiattirsi su una realtà virtuale nella quale tutti offrono servizi e i beni ci vengono forniti belli e pronti dall’esterno.


Dopo secoli di lotte e di conquiste la classe borghese, senza neppure accorgersene, si trova privata delle sue fonti primarie di ricchezza: le materie prime e l’energia, del tutto dipendente dai nuovi detentori del potere, oligarchi che esercitano il loro potere in forza del controllo di materie prime ed energia. Si è così passati da una gestione feudale del potere ad una finanziaria che però si fonda sugli stessi paradigmi del feudalesimo, ovvero sulla concentrazione e sul controllo delle risorse da parte di pochi. La conferma di questa tesi l’ho avuta in maniera lampante proprio in occasione della manifestazione di Bruxelles di fine Marzo per rivendicare il diritto di auto determinazione dei popoli europei, quando ho avuto modo di provare il senso di annullamento indotto da un potere che si manifesta con lo sfarzo non più solo di un palazzo o di una reggia ma di un intero quartiere di una importante capitale europea. Quell’enfasi che il potente feudatario della Lombardia, ormai caduto in disgrazia (perché chi comanda davvero non permette ai propri sottoposti di diventare troppo potenti) ho voluto celebrare con il nuovo Palazzo Lombardia, a Bruxelles è moltiplicato per 100: spazi enormi, vuoti, quasi spettrali in certi scorci, evocativi, a tratti rassicuranti con i faccioni sorridenti di tutti i colori e con i paesaggi e le immagini dei campi di grano. Ma sopra le teste del visitatore l’incombenza di grattacieli anonimi, tutti uguali e tutti identicamente imponenti, sfarzosi per mole e materiali, oppressivi, che ti fanno sentire realmente una nullità, un’ombra disegnata da De Chirico in una delle sue opere surreali. Surreale dl resto è il termine che meglio descrive la sensazione nel trovarsi a percorrere il quartiere del potere europeo una domenica di fine marzo. Surreale perché il potere, che è sempre un po’ sadico, si permette di mostrarsi ai suoi sudditi, sempre più in difficoltà economica, in tutta la propria opulenza ed il proprio spreco, lasciando la sede di Bruxelles appena presidiata: aperta, riscaldata, illuminata ma temporaneamente inattiva, per trasferirsi con i suoi TIR di documenti e la sua nutrita corte a Strasburgo, o magari a Lussemburgo. Migliaia e migliaia di metri cubi di grattacieli nuovi, di piazze, di uffici, di sedi e rappresentanze di stati, regioni, consolati, per una sede che funziona a singhiozzo, con uno sperpero di denaro pubblico sulle spalle dei contribuenti dell’Unione che rasenta lo scandalo.


E’ così che l’orologio della storia ha compiuto un altro giro e ci ritroviamo in una dimensione nuova, anche se non del tutto inedita, nella quale la ricchezza, e quindi il potere, si concentra nelle mani di pochi, con uno schiacciamento della piramide dalla quale scompaiono progressivamente i livelli intermedi per essere tutti livellati alla stregua dei servi della gleba, uniformati, soggiogati, pronti per essere munti ad ogni desiderio del padrone. In questa partita uno dei tasselli fondamentali è la promozione dell’individualismo: l’individuo trova risposta ai suoi bisogni più elementari nel sistema di potere e di stato sociale, che garantisce la sopravvivenza ma mortifica l’intrapresa. Con un sempre più marcato individualismo ed un’idea di pace diffusa e di sicurezza si vorrebbero annullare del tutto il senso di appartenenza ad una comunità, abolendo le forme di solidarietà locale e territoriale in modo da sopire ogni forma di rivendicazione o di ribellione, tutto ciò con l’aiuto del multiculturalismo e dell’annichilimento di ogni pulsione identitaria o religiosa esaltando, all’opposto, la sacralità delle istituzioni ed in particolare dell’istituzione europea che funzionale al potere dominante. In questo quadro desolante, oltre a non esserci spazio per le autonomie, non c’è spazio neppure per la classe borghese ed in generale per tutti coloro che cercano una forma di riscatto attraverso il lavoro e la libera iniziativa. Capiamo quindi il perché della continua mortificazione dell’intraprendenza da parte di burocrazie apparentemente miopi che in realtà sono concepite ed alimentate per perseguire un chiaro disegno che vorrebbe vederci tutti moderni ‘servi della gleba’ di una società globale multiculturale, indifferenziata e anonima, come anonime e surreali sono le piazze del quartiere del potere a pochi passi dal centro storico di Bruxelles. Ma le identità dei popoli d’Europa sono ben lungi dall’essere annullate ed il disegno eversivo degli oligarchi della finanza mondiale è ormai sotto gli occhi di tutti e sembra avere il respiro sempre più corto. Un’importante cartina di tornasole per interpretare le prospettive del futuro prossimo saranno proprio le imminenti elezioni europee che offriranno il segnale per capire il grado di consapevolezza dei nuovi ‘servi della gleba’ che possono assoggettarsi supinamente ad un destino già scritto o trovare nelle loro radici e nel loro DNA le risorse per ribellarsi ed insorgere.


di Luca Bertagnon


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