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Gli strani arresti del Veneto
di Stefania Piazzo 11/4/2014
 
 
Gli strani arresti del Veneto

L’elastico tattico della politica leghista non è una novità. Ma a volte, proprio il tempo, gli anni che passano, consegnano alla storia dei paracarri su cui le incisioni di certe frasi celebri impongono dei ripensamenti. Era solo tattica o qualcuno c’aveva visto giusto? La vicenda dei “Serenissimi / 2 La vendetta”, ci chiede uno sforzo di memoria. E la fonte, oltre che il ricordo professionale, portano alla luce frasi scolpite nella pietra. E se Bossi, addossando allora la colpa allo zampino dei servizi segreti, nel lontano 1997, non avesse voluto scherzare? Perché, a guardar bene, davanti al secondo trattore camuffato da carro armato rurale oggi, o ci si trova davanti a dei matti, a dei visionari, o a persone che hanno creduto a chi ha voluto far loro credere che le rivoluzioni si fanno con i tapum e non con l’arma della cultura, dell’informazione, dei giornali onesti intellettualmente, che vanno contro il sistema e la sua corazzata informativa schierata per sedare le coscienze. Scriveva il 10 maggio 1997 l’amico Fabio Cavalera, sul Corriere della Sera, quando da inviato di via Solferino raccontava con lucidità e simpatia i fatti bossiani, non prima magari di fare due chiacchiere con l’allora maestro e direttore de la Padania, Giuseppe Baiocchi, uno che fu spina nel fianco per servizi e pezzi di massonerie pasticcione infilate un po’ qua e un po’ là dentro i vari livelli della comunicazione – politica - e dei partiti sedicenti “rivoluzionari”: “Sceneggiata. Una vera sceneggiata che non sta in piedi. Ma vi sembra possibile che in Piazza San Marco arrivino un blindato, o un arnese simile, e 8 persone armate senza che una sola persona, un solo carabiniere se ne accorgano”. La sua liquidazione della “tamurriata napoletana” scatena il dibattito nelle sezioni venete.


Parecchi strizzano l’occhio – “hanno realizzato il nostro sogno” – molti contestano apertamente Bossi – “non ha capito niente, è gente nostra altro che servizi”– e Maroni, che aveva provato a fare lo spiritoso (“più che il problema della secessione si riapre il problema della riapertura dei manicomi”. Un editoriale su la “Padania”, “Le vere vittime siamo noi”, esprime lo stato d’animo tattico di quei giorni. L’allora segretario veneto, Fabrizio Comencini, affermava che i responsabili della “grande manovra orchestrata dal Grande Fratello romano” sono questi: “Settori deviati dai servizi segreti o comunque gente in grado di usare ragazzi con le teste un po’ calde, più vicini all’estrema destra che alla Lega”(sempre Cavalera, l’11 maggio 1997 sull’autorevole Corriere). Il 2 giugno Repubblica lasciava andare in libertà le parole di Antonio Serena, allora senatore della Marca trevigiana: “Ci sarà qualcuno che sta unendo alcuni gruppi del Veronese e della Bassa padovana. Abbiamo visto un gruppo di venetisti della prima ora che faceva le carte con i nomi scritti in veneto e che cercava la tradizione veneta, unirsi ad un gruppo di ragazzotti del Veronese, capelli a spazzola che non erano stati accettati dalla Lega, dalla nostra sezione di zona, perché questa gente veniva ad affermare che noi eravamo troppo moderati, che bisognava usare i mitra”. Una relazione, quella con una certa destra, che un personaggio come Ugo Maria Tassinari, legato agli anni delle lotte della sinistra extraparlamentare, approfondisce a suo tempo nel suo blog, con tanto di ricerche e approfondimenti e citazioni giornalistiche che qui riportiamo. Ma non è l’eventuale radice a fittone che collegherebbe alcuni ambiti indipendentisti con altri ambiti di una eventuale destra a interessare la riflessione.


La domanda è semmai oggi un’altra. Perché allora la Lega, Bossi in primis, prese le distanze e puntò l’indice subito contro i servizi? Perché oggi nessuno ha mai pronunciato invece questa “parola magica”? Perché allora il leader del Carroccio volle far capire che il suo movimento voleva sì fare la rivoluzione ma non con le armi?“Il disegno è preciso – spiega Bossi – dipingerci come terroristi per aprire la strada ad un nuovo partitino nel Nord Est e dividerci. No, noi non cadremo in trappola”. Oggi quelle parole riportate fedelmente da Cavalera non le abbiamo sentite. “Andiamo noi a tirarli fuori”, ha gridato Matteo Salvini. E’ la Lega che, pur senza prendere di petto l’azione della magistratura e i suoi due anni di lavoro con i Ros dei carabinieri, ha preso le difese dei nuovi Serenissimi, ha portato in piazza figli e parenti degli arrestati (quasi tutti). Un tempo alcune azioni della magistratura potevano portare nell’indice di gradimento popolare, ad un allontanamento dell’elettorato dal voto leghista. E’ accaduto nel più recente passato prossimo con le inchieste su diamanti e altro. Oggi, invece, quanto accaduto, pare abbia fatto schizzare in alto la percentuale della soglia di sbarramento di una Lega che è alla ricerca della propria sopravvivenza e che si gioca il tutto e per tutto: prima con l’accordo con la destra del Fronte nazionale di Marine Le Pen, poi con l’associazione “Patriae” con la destra laziale, poi con diversi movimenti “indipendentisti” al Sud. Gratta un po’ qua e gratta un po’ là, la soglia di sopravvivenza è più che garantita. E l’imponenza degli arresti e degli avvisi di garanzia, con persone in isolamento come per il 41bis, ha fatto suonare la carica padana. Davanti a noi c’è l’ inchiesta sul trattore armato da dei visionari dell’eversione (chi tra noi potrebbe mai immaginare di fare la rivoluzione con quelle lamiere o comperando eventualmente armi dai criminali sloveni??). E c’è un partito la cui sopravvivenza non dà fastidio al sistema. Tutt’altro. Fa comodo alla sinistra, al Pd, avere un interlocutore vivo nel centrodestra, proprio mentre Forza Italia con Silvio Berlusconi è allo sfaldamento totale e mentre il partito di Alfano è tutto meno che contenitore per i voti berlusconiani in fuga.


E’ più sicuro far incanalare le pulsioni indipendentiste dentro una forza presente in Parlamento (mai ripetere l’errore di far sparire Rifondazione comunista, altro si è poi generato) che abbandonare la Lega ad un altro destino. Questa inchiesta non penalizza il consenso verso il partito padano, anzi, lo rafforza, apre nuove pianure elettorali, proprio per la paradossalità e la inimmaginabile pericolosità di alcuni tra gli arrestati. E, ancora, paradossalmente, gli effetti indiretti di questa inchiesta rischiano di normalizzare il quadro politico, rafforzando l’ idea di avere un interlocutore certo nell’opposizione di centrodestra, la Lega, più vicina alle origini. Infatti, il Carroccio può ora porsi come il soggetto che fagocita e controlla tutte le anime disperse, il volgo disperso dell’indipendentismo, dell’autonomismo. Una casa comune, per tutti quelli che se ne erano andati, dopo 20 anni di nulla di fatto per il federalismo e la questione settentrionale. Nessuna mente tattica probabilmente, tra quelli che sono finiti nell’inchiesta, avrebbe mai pensato di essere utile alla causa della “Lega nemica”. Ma ci sono altre intelligenze, al di fuori di quegli “operai-terroristi” del tanko rurale, che sapevano come poteva andare a finire se la causa del Nord fosse di nuovo fatta tornare a casa, all’ovile, facendo giri strani e magari… segreti? Altro discorso si potrebbe fare sul fronte dell’ informazione collaterale alla Lega in questo momento, alle stranezze di certe linee editoriali estremamente venetiste, come se l’indipendenza fosse la sola via di confronto con la politica e le riforme. Come se non fosse questo il momento per superare le ideologie del libertarismo e dell’indipendentismo “estremista” irrealizzabile, utopie per lettori ed elettori gonzi. Non a caso, da questi fatti escono rafforzati un partito e chi, giornalisticamente insieme alla Lega, può convogliare lo scontento e offrire del pane quotidiano da leggere. Non prima di aver provato ad espellere alcuni corpi giornalistici estranei non allineati a questo tandem partito-informazione. Anzi, dopo averli tacciati di "lordare" qualche giornale, invitandoli ad andarsene per "lasciare linda" la testata. Oggi, si può capire meglio il perché di tanto fastidio, o no? Intanto, la parola servizi non sta nella bocca di nessun dirigente leghista. Sono tutti patrioti.


Stefania Piazzo


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