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Nord dolorante e confuso ma vive
di Sergio Bianchini 28/3/2014
 
 
Nord dolorante e confuso ma vive

E’ sicuramente in aumento lo stato di sofferenza del Nord. Ciò era facilmente prevedibile, visto che da 20 anni nessun governo ha messo mano alle riforme che erano già necessarie 20 anni fa, e cioè una drastica riduzione della spesa pubblica e una ridefinizione dei rapporti economici e politici tra le aree fondamentali del Paese. Avendo rifiutato questo, la classe dirigente ha dovuto continuare a gestire l’alleanza del centro col sud per sottomettere e dissanguare il nord, che oggi è quasi allo stremo.


Forse non ancora allo stremo visto che ci sono ancora tanti nordici che si sentono chiamati ad aggiustare il mondo intero, senza vedere che casa loro sta andando a picco. Ma lasciamo lavorare la realtà e il tempo. Intanto le ansie, i desideri, i sogni, si susseguono vorticosamente nelle teste dei padani che però sono ancora incapaci di darsi una strategia politica e una classe dirigente capace di sostenerla. Ed allora ecco mescolarsi continuamente desideri indipendentisti, mediazioni autonomiste, visioni apocalittiche e gradualismi vari. Siamo passati dalla Padania alla macroregione, ma il Veneto vuole l’autodeterminazione. La Lombardia adesso sembra chiedere lo statuto similsiciliano. Qualcuno spera nella macroregione alpina. Il Piemonte tace, l’Emilia Romagna anche. Ma perfino dalle viscere (o dalla mente) del Movimento Cinque Stelle è emerso il pensiero che l’Italia non abbia futuro e si sono proposte timidamente 5 macroregioni.


Questo non è un caso, ma il segnale che chiunque si ponga davvero il compito di cambiare il paese deve riconoscere la situazione di base che schiere di leghisti, di ieri ed oggi, e di ex leghisti, che sono ormai innumerevoli, vanno sostenendo, ed è qualcosa che ogni occhio onesto può vedere. Non è possibile riformare l’Italia senza porre sul tappeto apertamente, onestamente, sinceramente, la situazione delle tre aree fondamentali del paese e senza rinegoziare le reciproche relazioni su basi eque e con una architettura istituzionale che le sostenga e le rispetti. Purtroppo Renzi non intende assolutamente fare ciò e quindi è destinato al fallimento. Renzi è probabilmente l’ultimo tentativo del blocco centromeridionalista di tenere insieme lo stato unitario, senza evidenziare e rinegoziare le fondamenta economiche e sociali dello stesso.


Non avrà sbocchi, e nessuno, anche con la massima energia e buona volontà potrebbe averne. Solo un dittatore capace di sviluppare una ricerca imperiale di risorse nel mondo potrebbe forse farlo. Ma oggi la Mussoliniana strategia è assolutamente impensabile e la cito solo per ricordarne la già dimostrata inconcludenza. Quindi aspettiamo con calma i tempi favorevoli e aiutiamo il nord a fare il bilancio del proprio passato politico ed il punto di se stesso e delle proprie aspettative.


Sergio Bianchini


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