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Un vento nuovo aleggia per l'Europa
di Luca Bertagnon 28/3/2014
 
 
Un vento nuovo aleggia per l'Europa

Quando i tempi sono maturi per il cambiamento, il cambiamento prende avvio e nessuno è più in grado di fermarlo! La domanda a questo punto è d’obbligo: siamo davvero in una prospettiva di cambiamento o si tratta di una pura illusione alimentata dalla voglia di nuovo e dal fatto di osservare i fatti con la lente distorta della contemporaneità? Per rispondere al quesito non possiamo che aggrapparci ad una serie di circostanze incontrovertibili che indicano una tendenza, e portano a disegnare un’ipotetica prospettiva. Tra queste la più evidente è data dal fatto di avere oltrepassato l’apice della parabola del capitalismo finanziario e speculativo. I fantasmagorici guadagni di borsa di alcune società scatola vuota dei primi anni 2000, possono essere letti come il punto di svolta all’apice della parabola ascendente, verso l’inevitabile discesa. Al suo culmine, all’affacciarsi del nuovo millennio ed in corrispondenza con l’entrata in circolo dell’Euro, il capitalismo finanziario speculativo ha illuso di poter elargire dividendi, benessere e beni di consumo a tutti, con la prospettiva, attraverso la globalizzazione, di allargare questi benefit anche ai paesi emergenti, in una sorta di ingordigia consumistica mondiale.


Ma è bastata la frazione di tempo dell’implosione delle Torri Gemelle, perché l’ubriacatura, indotta da una falsa idea di progresso basata sulla finanza creativa, tramontasse rapidamente e cominciasse a delinearsi il vero volto di una realtà ben diversa. Per l’occidente, e per l’Italia in particolare, il risveglio dal miraggio di una crescita senza fine e di un benessere facilmente disponibile per tutti è coinciso con una progressiva deindustrializzazione, determinata dallo spostamento della produzione nei paesi emergenti dotati, loro malgrado, di strutture sociali e politiche non sempre pronte ed adeguate a far fronte alla nuova fase di sviluppo. Ciò ha determinato drammi sociali e nuove povertà nei paesi occidentali più deboli (con uno stillicidio di suicidi in Italia ed in Grecia) e disastri ambientali e squilibri sociali nei paesi emergenti, con l’Africa, grande serbatoio di materie prime, che è passata dalla colonizzazione statunitense ed europea alla colonizzazione indiana, brasiliana e cinese. Se dal punto di vista economico e sociale si sta assistendo ad una graduale presa di coscienza e allo sforzo di sperimentare, ancora timidamente, strade e modelli di sviluppo nuovi (che spesso sono la riproposizione di ricette di un passato che sembra ormai remoto), lo stesso non sembra essere per la politica e le modalità di controllo del potere, che ripropone le proprie liturgie ed i propri cliché, ritenendo che tutto possa andare avanti come prima, perpetrandosi all’infinito. E’ così che i poteri finanziari e le massonerie esercitano la propria influenza, tramite le istituzioni europee e le banche centrali, sui governi degli stati centralisti che, attraverso parlamenti addomesticati e asserviti, dopo avere drenato per anni i proventi dei leciti guadagni dei cittadini, si stanno ora orientando a saccheggiarne i risparmi.


Tutto per tentare di mantenere in piedi un sistema di connivenze, corruzioni e soprattutto di rendite e parassitismo cortigiano. Tutto per perpetuare l’illusione di poter vivere e consumare al di sopra delle proprie reali possibilità. Il triangolo diabolico tra potere finanziario, governi centrali ed istituzioni europee, che ha continuato ad imperversare anche durante gli anni della crisi, sta cominciando a vacillare proprio per l’indebolirsi dell’illusione che la finanza è riuscita, in passato, a generare nei cittadini dell’Europa. Con l’infrangersi delle utopie generate dal consumismo estremo sembrano acquistare forza opzioni antiche basate sulle solidarietà locali, sull’orgoglio delle proprie peculiarità delle tradizioni e della propria identità, al punto da generare ripercussioni anche a livello politico e, si spera, istituzionale. L’astensionismo dilagante, che misura il livello di sfiducia generalizzata verso lo scellerato patto di potere tra finanza e governi centrali, accompagnato dal dilagare di movimenti cosiddetti populisti (giustamente contrapposti alle forze asservite alla finanza ed alle massonerie), è un altro importante segnale del cambiamento in corso. E poco importa se i cosiddetti populisti si muovono scoordinatamente come schegge impazzite di cui non si comprende la destinazione; il dato rilevante sta nella volontà, sempre più diffusa nell’elettorato, di voltare le spalle al sistema di potere che ha mostrato i propri limiti ed il proprio fallimento.


A questi segnali aggiungiamo poi fatti più recenti ed altrettanto significativi come l’evolversi della crisi Ucraina, con la volgare dimostrazione di doppiopesismo tra l’appoggio all’autodeterminazione del Kosovo contrapposto al pervicace tentativo di mantenere l’unità territoriale dell’Ucraina solo perché considerata funzionale alla fase espansionistica dell’Europa. Ennesima dimostrazione di un potere che abbassa la maschera mostrando come i principi siano sottomessi alle convenienze (come già del resto in Iraq e in Libia). Ma la manifestazione di rottura, ultima in termini di tempo ma probabilmente in assoluto più significativa per il nostro Paese, è la massiccia partecipazione popolare alla consultazione per l’autodeterminazione del Veneto. Per la prima volta, al di fuori degli schemi ormai privi di contenuto di destra e sinistra, un popolo del territorio italiano si è espresso massicciamente per l’autodeterminazione, dimostrando di non riconoscersi più non solo nei partiti tradizionali, ma anche nelle istituzioni. Con questa dimostrazione di orgoglio di un Popolo si infligge un altro colpo fatale al triangolo di potere: finanza, stati nazionali, istituzioni. Dio denaro, politica asservita e burocrazia sono anche gli antagonisti riconosciuti della moltitudine di europei che hanno firmato per il referendum ICEC per l’autodeterminazione dei popoli, fuori dalle catene degli stati nazionali e delle istituzioni tecnocratiche europee. Un’ulteriore testimonianza delle dinamiche di cambiamento in atto l’avremo dalla partecipazione alla manifestazione di domenica 30 Marzo a Bruxelles, in occasione della consegna delle firme a sostegno del diritto di autodeterminazione dei Popoli Europei al Parlamento comunitario. Il nostro giornale e l’associazione Liberiamoci parteciperanno con una delegazione ufficiale a questo fondamentale appuntamento di libertà, …. aspettando le elezioni europee di maggio che potrebbero davvero segnare il punto di non ritorno.


di Luca Bertagnon


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