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A cosa è ridotto lo Stato italiano
di Agilulfo 14/3/2014
 
 
A cosa è ridotto lo Stato italiano

Agilulfo ha fatto un’inchiesta. A modo suo, ovviamente, un po’ longobarda. È andato per il mercato di una grossa città padana e ha chiesto a un campione di cento persone, commercianti, in regola e abusivi, clienti e semplici passanti, che cos’è lo Stato. Sarete sorpresi, ma il risultato è meglio di un trattato di diritto costituzionale e di un manuale di storia delle dottrine politiche.

Non è stato facile, perché noi Longobardi non crediamo molto ai sondaggi, ma oggi si usa così. E le risposte ne valevano la pena. La signora Mariuccia, al banco dei polli allo spiedo, un po’ alterata, ha detto che lo Stato è quello a cui vanno le tasse, cioè tre quarti del suo lavoro. Said ben Abdul, ridendo con tre denti e la faccia abbronzata, davanti al banco dove vendeva improbabili Lacoste, ha solennemente sottolineato che «Stato italiano buono, dà a me permesso di soggiorno e fa lavorare». Al vigile che passava lì accanto ho chiesto se Said pagava la tassa per occupazione di suolo pubblico e la licenza di commercio. Si è arrabbiato e mi ha chiesto i documenti. Ho chiesto anche a lui che cos`è lo Stato e mi ha domandato, a sua volta, se lo stavo prendendo in giro. Per fortuna, avevo il tesserino dell’Ordine (non dei giornalisti, ma dei Cavalieri del Santo Sepolcro) e si è limitato a dire che non era tenuto a rispondere, se non in presenza dei suoi Superiori. Poco più avanti c’erano due finanzieri, ma ho evitato di chiedere. E i Longobardi sanno perché.

Al banco delle olive e del pecorino c’era Salvatore, siculo delle Madonie, in Longobardia da quarantacinque anni, che mi ha mandato elegantemente a fanc., specificando, poi: «Tutti ladri sono, una banda di ladri, quelli lassù ...». E non scrivo i nomi per evitare querele, ma Salvatore, senza saperlo, è stato “teologo”. È sant’Agostino, infatti, nel De civitate Dei – me lo ha fatto leggere il mio amico Paolo Diacono, autore della Historia Langobardorum – a scrivere: «Tolta la giustizia, che cosa sono dunque gli Stati se non bande di ladroni».

Sì, perché, per arrivare subito alla sintesi, l’inchiesta ha rivelato quel che già sapevamo – un po’ come i sondaggi di Mannheimer, ma questa volta gratis. E cioè che lo Stato per i cittadini vuole dire solo e semplicemente “tasse”, sempre più tasse, troppo tasse. Huan, venditore di pentole cinese, in regola, quando ho detto che, però, lo Stato ci dà i servizi, mi ha risposto ridendo: «Sì, Stato molto amico, ma fa pagale tante tasse, solo che noi più fulbi di voi taliani. Che cosa vuole dile “selvizi”?».

Già, che cosa vuol dire “servizi”? perché è vero che lo Stato garantisce i servizi, alcuni servizi essenziali, ma è altrettanto vero che il costo di questi ultimi è solo la minima parte di un prelievo che la signora Mariuccia, Salvatore e finanche Huan identificano ormai con il mantenimento dei privilegi della Casta. Dal sondaggio emerge una società nuovamente piramidale, con alla base i contribuenti, al centro l’apparato statale e al vertice boiardi, raccomandati, parlamentari, membri della casta a vario titolo, visibili e invisibili ... Lo Stato è l’agenzia che riscuote i fondi necessari al mantenimento dei privilegi del vertice della Piramide. Come all’epoca della Rivoluzione Francese: il Terzo Stato e “LORO” al di sopra, a mangiarci e a scannarci ... Con una sola differenza, non da poco, il primo Stato si fa mantenere per eseguire gli ordini e mantenere un sistema, da cui esso stesso dipende: il burattinaio invisibile, che a loro dice: taci che ti pago, e a noi: taci e paga ...


Agilulfo


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