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Ernst Jϋnger il sabato pomeriggio
di Libero Sangiorgio 14/3/2014
 
 
Ernst Jϋnger il sabato pomeriggio

Il sabato pomeriggio da sempre, o meglio da quando ho incominciato a frequentare la mia città natale, è uso e consuetudine di trovarsi con gli amici nel Corso a camminare avanti e indietro per il Corso stesso, raccontandoci le solite storie e pettegolezzi della settimana. La camminata per tutti i coetanei della mia età e penso anche per le nuove generazioni che la frequentano, viene chiamata dagli abitanti della mia città “andiamo in Corso a fare delle vasche”. Il rito è come quello del nuotatore in piscina avanti e indietro nella vasca.

Qualcuno dirà che è una perdita di tempo, senz’altro può essere intesa come una perdita di tempo, ma è anche occasione per vivere la città e gli eventi che vengono organizzati. Feste in piazza, ritrovi in circoli culturali, fare acquisti nei negozi, stringere relazioni, e per i più giovani cuccare la ragazza che vorresti portati fuori al sabato sera.

Comunque per uno come il sottoscritto che deve rendere conto dell’orologio del tempo, alcune cose di quelle menzionata qui sopra sono solo oggetto di ricordi e pettegolezzi.

Passiamo oltre, purtroppo i ricordi sono sempre belli ma sono oggetto del passato il presente comunque ti offre altre occasioni in funzione degli interessi personali che vuoi anteporre.

Pertanto sabato 1 marzo 2014 è stata una grande occasione per il sottoscritto di ritrovarsi con il “Centro Studi L’Insorgente” presso “La Bagatella Wine Bar” di Via Speroni a Varese, dove si è tenuto una tavola rotonda (conferenza) dedicata a al personaggio di “Ernst Jϋnger guerriero, poeta, naturalista, filosofo, sognatore, che ha avuto come relatori il Professor Giuseppe Reguzzoni e Luca Bossi. Le relazioni argomentate e la lettura di alcuni brani e passi dei libri di Jϋnger sono state apprezzate da un nutrito gruppo di persone presenti che si sono anche confrontate sui temi esposti.

Di Ernst Jϋnger personalmente conosco poche opere e tra quelle che conosco sono sempre stato attratto dal libro del “Trattato del Ribelle”, che consiglio a tutti di leggerlo, in quanto lo ritengo molto attuale.

Per meglio comprendere il passaggio di questo libro riprendo in toto quanto scritto sull’ultima pagina di copertina del libro.

“Nei primi anni del dopoguerra, mentre si andava delineando quella integrazione planetaria nel nome della tecnica che oggi è sotto gli occhi di tutti, Ernst Jϋnger elaborò questo testo, apparso nel 1951, oggi più affilato che mai. La figura del Ribelle jϋngeriano corrisponde a quella dell’anarca, del singolo braccato da un ordine che esige innanzitutto un controllo capillare e al quale egli sfugge scegliendo di <di passare al bosco> - dissociandosi, una volta per sempre, dalla società. Il ribelle jϋngeriano sente di non appartenere più a niente e <varca con le proprie forze il meridiano zero>. Tutta l’eredità del nichilismo, del radicalismo romantico e della furia anti-moderna si concentra in questa figura qui osservata come facendo ruotare un cristallo. Letto oggi, questo appare di una impressionante preveggenza, quasi un guanto di sfida gettato in nome di una libertà preziosa: <la libertà di dire no>. In questa prefazione al libro ritrovo l’essenza di quanto il libro ripercorre nella sua narrazione.

Per concludere ringrazio il “Centro Studi L’Insorgente” per aver organizzato l’incontro/conferenza e in particolar modo i relatori per la loro capacità nel farmi comprendere l’autore Ernst Jϋnger.


Libero Sangiorgio


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